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  <title>Il Blook di Nowhere Man</title>
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  <subtitle>“Scrivere è nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto” (Italo Calvino)</subtitle>
  <updated>2012-05-11T14:59:08+02:00</updated>
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      <title>Una sola primavera</title>
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      <updated>2011-06-04T21:28:47+02:00</updated>
      <published>2011-06-04T21:28:47+02:00</published>
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              <summary>     È una magnifica ottobrata.    L’aria del mattino è straordinariamente...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://nowhereman.myblog.it/media/01/00/2665888961.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img id=&quot;media-1635143&quot; style=&quot;margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0px; float: left;&quot; title=&quot;&quot; src=&quot;http://nowhereman.myblog.it/media/01/00/2484540242.jpg&quot; alt=&quot;Storie&quot; /&gt;&lt;/a&gt;È una magnifica ottobrata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;L’aria del mattino è straordinariamente tersa e da quassù si vede tutta la vallata, dall’Alpe di Catenaia al Falterona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Le cime, le faggete, i vecchi borghi appollaiati sopra le radure a pascolo o a seminativo: tutto sembra così vicino che Vittorio ha l’impressione di poterlo toccare semplicemente allungando la mano. Regnano un silenzio e una quiete che riconcilierebbero chiunque con il mondo e con se stesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Vittorio è ordinario di Storia contemporanea in un’antica e illustre università di una città del Nord. Ha scoperto per caso questo piccolo agriturismo, otto anni fa, quando ci è capitato a tarda sera con sua moglie e con la Michelin in mano. Dovevano affrontare gli Appennini e non avevano voglia di guidare col buio, così avevano fatto una deviazione di un paio di chilometri dalla strada nazionale, intrigati dalla descrizione inconsueta e accattivante che la guida aveva fatto di questo piccolo hotel di charme.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Da allora ci è tornato ogni anno, in stagioni diverse. Da cinque anni ci viene solo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Emma lo ha lasciato per un problema di cuore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Non se n’è andata con un altro: era il suo cuore, quello di Emma, che aveva problemi. Per anni erano apparsi docili alle cure e avevano alimentato in una coppia tanto unita l’illusione che sarebbero potuti invecchiare insieme. Poi un giorno — le contrarietà arrivano senza mai dare appuntamento — Emma aveva avuto una crisi di angina tremenda e Vittorio non aveva potuto far altro che portarla d’urgenza al pronto soccorso. Codice rosso. Era stata immediatamente trasferita nel reparto di cardiologia dove, guarda caso, il primario era un vecchio compagno di liceo di Vittorio. L’uno non aveva notizie dell’altro da anni, entrambi avrebbero preferito ritrovarsi in una situazione diversa. Fu lo stesso Giancarlo a dirgli, senza preamboli, che la situazione era disperata e che solo un trapianto poteva salvare sua moglie. La lista d’attesa era lunga, anche quella dei casi disperati. Il cuore di Emma, impaziente come era sempre stata anche la sua padrona, non seppe aspettare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Le sarei grato se volesse darmi sempre la solita camera, signora Z***.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ma come no, professore. In questo periodo non ci sono problemi. Non dubiti, troverà la solita camera. Allora la aspettiamo mercoledì nel pomeriggio. Buon viaggio!&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Nei suoi otto anni di assiduità, Vittorio non ha mai avuto la curiosità di conoscerne altre. Sicuramente ce ne sono di più belle, di più grandi, di più panoramiche. Lui alla sua non rinuncia. Lo vede come un tradimento. Le prime volte lo ha fatto per fedeltà a Emma, che in qualche modo tornava a vivere con lui, là dentro, in una specie di inerzia dei ricordi che la camera non aveva cancellato. Le altre … le altre non sa perché. Ma ogni volta che ci entra dopo mesi, ha la sensazione che questa stanza, col suo letto alla francese, col suo vecchio armadio di ciliegio, con la finestra che affaccia sul borgo che dà il nome alla località, lo stesse aspettando.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Il primo anno vennero da queste parti per mettere una pietra sopra un brutto episodio. L’ultimo aborto spontaneo di Emma. Lei aveva quarant’anni. Il loro medico, lo ricorda ancora come fosse ieri, lo prese da solo a solo e lo inchiodò quasi al muro. Era amico di entrambi, ma soprattutto di Emma. Più che un amico. L’aveva amata prima di Vittorio. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Se non vuoi restare vedovo, promettimi che non ci proverete più.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;» Senza confidarlo a sua moglie, Vittorio lo prese alla lettera. Per lui era infinitamente più importante non perderla che lusingare un desiderio di paternità. Se fosse sopravvissuto, quel bambino avrebbe oggi sette anni. E gli farebbe una tale compagnia che … meglio non pensarci.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Non ci crederà, signora Z***, ma io vengo qui da lei perché non dormo così bene in nessun altro posto.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ci credo eccome, professore. Immagino che lo pensino anche altri ospiti, ma come lo dice lei … non la prenda come un’offesa, però! … è come se me lo dicesse un bambino e questo mi mette davvero una gran gioia dentro.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ma è la verità, signora! Qui da voi io torno bambino. In fondo, sa, ho un quarto di toscanità anch’io. Mia nonna materna era di Badia Tedalda e qui mi sento a casa.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Le lascio finire la sua colazione in santa pace. Ho delle commissioni da fare, ci si vede per cena. Stasera pappa col pomodoro e straccetti di chianina, le va bene?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Urca! Ma non cucinerà mica soltanto per me? Ha altri ospiti questa settimana?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Due coppie di signori olandesi, molto tranquilli, non si vedono e non si sentono. Escono presto ma non cenano, per questo ieri non li ha visti. Alle nove credo stiano già a letto!&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Altre vittime della tranquillità del posto, come me. Allora a stasera, e buona giornata!&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Un ultimo sorso di caffellatte e Vittorio si alza. La sala è permeata dalla calma della bassa stagione e vi arriva solo qualche raro cinguettio dal parco. Non ha fatto programmi per questa prima giornata. Oziare, in brevi soggiorni come questi, è una dimensione indispensabile da cercare, da centellinare. Per il momento andrà fuori a prendere un po’ d’aria e a fumare il solito mezzo toscano. Il suo posto consueto, nella panchina sotto il gelso, non lontana dal loggiato. È il più adatto per godersi il magnifico panorama e il silenzio di un assonnato giorno infrasettimanale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;La proprietaria non ha saputo dirgli che età possa avere questa pianta straordinaria. Sicuramente più di un secolo. Vittorio non è un botanico, però è uno storico. Si è documentato, sa che in questo lembo estremo di Toscana, conficcato tra la Romagna e l’Umbria, la bachicoltura è stata introdotta anticamente, ma si è sviluppata soprattutto tra il &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;xviii&lt;/span&gt; e il &lt;span style=&quot;font-variant: small-caps;&quot;&gt;xix&lt;/span&gt; secolo.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ceppo non endemico il gelso, messo a dimora da qualche lontano abitatore della colonica, che di anni ne ha molti di più, perché gemmasse seta da filare. Non dà più more, chi può ormai dire da quanto tempo. Inclinato di quaranta gradi, senza sgarrare una primavera vegeta in un discrimine stretto tra la rovina e l’eternità. Non ha frutti ma grandi radici, a fil di prato come scavi di talpa. Ed è cavo. Il suo piegarsi, più che una resa, pare uno stato d’animo. Una rappresentazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Vittorio ne osserva la corteccia, che dalla panchina arriva a toccare. È calda. Ha l’impressione che anche il gelso, come la camera, lo riconosca. Sembra esaminarlo con le sue rughe di sughero, chissà che non lo confonda con qualcun altro — quanti ne avrà visti come lui, aggirarsi con panni e stati d’animo diversi su questa antica aia trasformata in giardino. Quanti uomini e quante donne gli avranno solleticato il tronco e, approfittando del suo sostegno anatomico, senza saperlo gli avranno lasciato in un’impronta di vita l’invito a non cedere a gennaio, ad aspettare un altro aprile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ma al tramonto, a fine autunno, Vittorio lo sa, qui è come un teatro. Il gelso spoglio, di profilo, sembra stiracchiarsi mentre si intaglia nella ruggine diffusa del sole che scollina il Pratomagno, e il suo pencolare si tende come una mano alla vallata che, simile a una matrona sdraiata su un’ottomana, lo guarda indolente con i suoi cento sospiri di lucignolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ha appena acceso il toscano e se lo sta gustando placidamente, quando sente uno scalpiccio di passi sull’acciottolato del viale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sono due uomini, uno parecchio anziano, dall’aspetto allampanato, l’altro più basso e più giovane. Sembrano dirigersi proprio verso di lui. Ma arrivati a quattro, cinque metri dal gelso e da Vittorio, si fermano a considerare i dintorni. Il vecchio si stacca dal giovane che lo teneva a braccetto. A forza, come se ormai non abbia più timore di cadere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;È proprio qui, Gualtiero, che ti dicevo!&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sì, papà&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»,&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt; risponde svogliatamente la persona più giovane. Sembra che ignorino completamente la presenza dell’uomo che fuma seduto sulla panchina. È Vittorio allora a decidersi:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Buongiorno!&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Buongiorno&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;», &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;rispondono i due, non proprio all’unisono.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Il vecchio continua a distribuire incredulo i suoi sguardi — alla vegetazione, alla casa, alla piscina — e sembra non capacitarsi di come tutto possa essere cambiato. L’ospite col sigaro prova imbarazzo restando seduto: sente il dovere di alzarsi e di avvicinarsi ai due uomini. Anche lui, come loro, inizia a guardarsi attorno, senza parlare, come per accreditare, con un gesto di buona educazione, il loro stupore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sa quante volte mi son seduto dove stava lei or ora? Non sulla panca, ‘un c’era mica all’epoca. Ma il gelso, Dio bono, l’è sempre lui.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ha abitato da queste parti? Conosce bene il posto allora …&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Io ho abitato qui?! Ci s’era in quindici qua dentro, nel ’44! E mica su’ letti! Questo era un fienile.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sì, lo so. È il fienile che ha dato il nome a …&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Un fienile di qui e … un seccatoio di là, capito Gualtiero? Ma il tabacco si lavorava di frodo. Qui a sinistra, cosa c’è ora?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;I saloni, il camino.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;E qui a destra?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Il ristorante e la sala colazione.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Lì c’era il caprone. Bisognava fargli montare le capre a turno, se no il latte ‘un lo davano. Là dietro, invece, ci si cucinava, ma al chiuso e senza far fumo, ché i tedeschi giù in paese l’avrebbero visto.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Allora, eravate …&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sì, s’era alla macchia, partigiani. Il mio nome di battaglia era Cipresso, perché ero alto e magro come son ora. Quest’anno sono ottantasette, caro signore.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Complimenti, se li porta benissimo. La sua è una bella storia, davvero, ma si vuol sedere? Sarà stanco.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;No grazie, sto meglio sui miei piedi.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Gli occhi del vecchio continuano l’inventario, alla ricerca di qualcos’altro che possa riportarlo a quegli anni: neanche i pioppi vicino alla piscina ricorda: piantumazione recente. Come l’uliveto del resto. Sembra davvero che il vecchio gelso sterile sia il solo testimone della sua storia, l’unico rimasto ad aspettarlo. Vittorio si rende conto che la fortuna lo sta gratificando, lui storico, di una testimonianza fuori dal comune. Non è da storico che vuol godersela: piuttosto come uomo tornato bambino apposta per riscoprire il sapore antico delle storie di un tempo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Deve sapere, caro signore, che qui in Casentino c’è stata la Resistenza, ma quella vera, quella dei libri. Oggi non se ne ricorda più nessuno. Io c’ero. Ha mai sentito parlare della strage di Vallucciole?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Certo, so come sono andati i fatti.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Lo sa? &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;(il vecchio dubita che questo signore, che all’epoca neanche era nato, possa sapere veramente cosa è accaduto a Vallucciole nell’aprile del ’44, e non è il tipo che nasconde ciò che pensa.)&lt;/em&gt; Mah … Noi che ci stavamo lo sappiam davvero cosa è stato in quegli anni. Vallucciole è famosa, ma quel che è successo a Partina, proprio qua sotto, verso Badia e i Mandrioli, gli fa il paio, sa? All’inizio si venne quassù per evitare i rastrellamenti e i bandi di chiamata alle armi dei repubblichini. Ma quando, nell’inverno del ’43, si vide che le nostre donne e i nostri vecchi non eran più sicuri giù in paese, che i tedeschi e i fascisti razziavano, seminavano il terrore, bruciavan case e raccolti, si capì che non potevamo restare con le mani in mano, che dovevamo darci daffare anche noi.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Il ricordare è facile, meno il raccontare. Il vecchio ritrova sulla strada per la memoria le stesse emozioni di un tempo e vengono fuori anch’esse, alla rinfusa, lanciate via come piccole zolle da un aratro. Ma la voce va avanti, la lacrima scappata via da un occhio cola fino al mento, non è un ostacolo sufficiente a fermarla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Costaggiù, dove c’è ora quel pero, vede? Ci si teneva il bersaglio, fatto da nnoi con una sezione di quercia. Quando ci arrivarono dalla brigata Faliero Pucci d’Arezzo i primi fucili boni, perché avevan saputo che anche qui in Casentino stavamo organizzandoci, ci s’addestrava con quel bersaglio, perché non s’era cacciatori e nessuno aveva mai sparato, ma faccia a monte per non far arrivare l’eco giù a fondovalle. Lì ho sparato per la prima volta. Mi sembra d’averlo ancora in mano quel fucile, era un calibro 9 Parabellum, la marca però non la rammento. Si mangiò minestra di legumi e focaccia di castagne per mesi. Si cacava verde, con rispetto parlando. Era la guerra, ma a vent’anni si trova il modo d’esser contenti anche nelle tragedie. Quell’aprile però, oh Gualtiero, quell’aprile maledetto con la Divisione Goering a giro, non si può dimenticare. Eravamo in quindici acquartierati quassù, più un paio di zittelle che ci davano una mano col bestiame e in cucina. Si dormiva sul fieno che era l’unica cosa a non scarseggiare oltre all’acqua. Tedeschi non se n’è ammazzati e forse è stato meglio così, se no sui libri si sarebbe parlato anche della strage di quassù. Però una volta abbiamo diviso in due con un’azione una colonna scortata dalle SS, giù sulla nazionale, verso il Corsalone, e requisito due camion di derrate e anche armi e munizioni mentre i crucchi, vigliacchi! scappavan via come llepri. Quassù non son mai saliti.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;Ogni tanto deve fermarsi, non per prendere fiato, ma perché la sua memoria si ricarica, come il parabellum che imbracciava da ragazzo quassù.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«Chi non l’ha vista coi propri occhi non può capire. La guerra, voglio dire. Non erano òmini, eran bestie. La cattiveria, soprattutto coi più deboli, donne, vecchi, bambini … non si può descrivere. Possibile che anche a casa loro fossero così? Non ci credo. Da loro avevano i salotti boni coi centrini sulle spalliere, mettevano Wagner su’ fonografi e fumavano lunghe sigarette col bocchino. Son dovuti venire giù da nnoi per ricreare un inferno che nemmeno Dante avrebbe saputo raccontarlo. Chissà quanti se la son cavata e son tornati alle su’ case eleganti. Ma mi chiedo che vita hanno continuato a vivere, con quale coscienza. La guerra, la mi creda, è una cosa che ‘un la capisce nemmen chi l’ha fatta. Ecco cos’è.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Vittorio annuisce. Prima per educazione. Poi perché non può non convenirne. Gli piace ascoltare e non vuole interrompere. Il vecchio partigiano continuerebbe per ore a parlare, ma il figlio, come se avvertisse che il discorso del padre sta prendendo una strana piega, cerca di convincerlo con le buone ad andare via, riprendendolo per il braccio. Il padre scuote la testa: &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;ma possibile sia tutto cambiato costì?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ma chi ci abita qui adesso?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»,&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt; chiede guardando negli occhi Vittorio. Più spaesato che sconsolato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;C’è un Relais.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Un che?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Una specie di albergo di campagna.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Mah&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»,&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt; si limita a scuotere la testa con aria dubbiosa e incredula il vecchio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;La saluto, buona giornata. E mi scusi se ho dato noia.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«Nessuna noia. Ci mancherebbe! Buona giornata &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;a lei. È stato un piacere.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;La figura allampanata del vecchio riprende la via del cancello, lentamente, a braccetto col figlio che tenta inutilmente di accelerare l’andatura e si becca un rimprovero perché così facendo rischia di farlo cadere. Lui non ha nessuna voglia di fare in fretta. Superato il cancello, si ferma un istante e si volta per un ultimo sguardo, poi saluta. Saluta il posto, non Vittorio che si è riseduto sulla panchina e che lui non può più vedere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Vittorio è diviso tra la sorpresa e l’amarezza. Peccato che l’incontro sia durato così poco, che la storia dell’ex partigiano sia rimasta un incipit. Meritava di essere ascoltata tutta, ma chissà se il vecchio voleva davvero essere ascoltato, o piuttosto voleva sentirsi parlare di quei tempi e basta. Probabilmente il padre di Gualtiero — non gli ha chiesto nemmeno come si chiama — è uno dei pochi sopravvissuti dell’epoca che abbia ancora testa per ricordare e favella per raccontare. E tra un po’ anche questi ultimi testimoni se ne andranno. Resteranno i libri, come per tutto ciò che non è più passato recente, che ha smesso di essere cronaca per diventare Storia. Nessuno meglio di lui può capire quanto siano importanti. Ma per quanto essi siano evocativi per un lettore, non lo saranno mai quanto un testimone, come è accaduto oggi. Lui che è professore oggi ha incassato da quest’uomo una lezione sulla sua stessa materia. L’incontro ha lasciato in Vittorio un senso di incompiutezza. Ma il piccolo fastidio è presto accantonato, è una bella giornata. E lui è in vacanza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Anche le giornate di ozio come quella che Vittorio si è imposta riescono a passare in fretta. Domani si propone qualcosa di più attivo. Oggi è sceso in paese solo per fare un giro e ne ha approfittato per uno spuntino veloce. Nel pomeriggio non è riuscito a fare il solito pisolino. Si avvertiva che, nel parco attorno al casale, c’era stata una presenza che ancora aleggiava e il &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;genius loci&lt;/em&gt; l’aveva colta. Sembra anche a Vittorio che continui ad aggirarsi nell’aria qualcosa e il silenzio assoluto lo aiuta a nutrire questa che forse è solo una fantasia, forse qualcos’altro. Così, gli sembra di poter vedere la tavola di legno che faceva da bersaglio là dove oggi c’è un pero, o sentire l’odore di zuppa di legumi uscire dal piccolo annesso che ora, a giudicare al ronzio che emette, deve ospitare il vano caldaia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Il sole tramonta presto, benché ci sia un ultimo scampolo di ora legale a simulare un residuo d’estate, che la temperatura dell’aria e le sagome spoglie degli alberi possono soltanto smentire. Se al mattino la temperatura è ancora tiepida, dopo l’imbrunire scende rapidamente e restare fuori non è più così piacevole. Vittorio non passa molto tempo in camera, gli piace starsene qui, nel loggiato quasi tutto a giorno, accanto a questa bella stufa: non c’è migliore compagnia del crepitio della legna che arde, quando si sta comodamente seduti su una poltrona con un libro tra le mani. Vede passare la proprietaria, la saluta e, prima che la signora si dilegui di nuovo in vista della cena, decide di riferirle per sommi capi il singolare incontro di oggi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ma chi era, il Beppino?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Non lo so, ma c’era con lui il figlio, mi pare lo abbia chiamato Gualtiero.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sì, è il Beppino. Povero Gualtiero! Che vittima! Allora so già cosa le ha raccontato. Sa, qui si dice che quelli come lui sono un po’ “di fuori”. Fuori con la testa, insomma.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Dio, che delusione! Non mi dica così! Pensa davvero che si sia inventato tutto? Insomma ci sono cascato in pieno?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;No, il Beppino non si inventa niente. È tutto vero, sapesse quante volte le ho sentite anch’io le sue storie. Ormai le conosco a memoria. Ma mi siedo un attimo, così le racconto un po’ meglio la faccenda.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Z*** mantiene anche nella sua tenuta da signora di campagna un’innata eleganza. Deve avere più o meno l’età di Vittorio. A vederli seduti così vicini, qualcuno potrebbe scambiarli per una coppia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;È tutto vero, le dicevo. Ma ogni tanto Beppino, sa? sente il bisogno di raccontarselo come se fosse la prima volta. Di riscoprire d’incanto questo posto come se non ci fosse mai più tornato. Ora, il Beppino non si è mai spostato dal paese ed è tanto se è arrivato fino a Firenze in vita sua! Capisce cosa voglio dire?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sinceramente no.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Insomma, le avrà detto che da partigiano lo chiamavano Cipresso, vero?&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Sì. Questo l’ha detto.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Forse non le ha detto che anche dopo la guerra lo hanno sempre chiamato così, anche oggi. Il fatto è che allora, sembra, aveva un ruolo importante, anche se era uno dei più giovani di quelli che stavano quassù. Era ventenne, entusiasta, ovviamente scapolo. Poteva rischiare qualcosa più degli altri. Ci si buttò dentro più di loro. Sicuramente fu un’esperienza che lo plasmò e, in un certo senso, da allora Beppino non s’è più ritrovato.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Credo di cominciare a capire.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Ecco, capisce, vero? Quassù contava qualcosa, ma poi, quando tutto è finito … Non era un capo partigiano di quelli che hanno studiato, che facevano politica già prima e che dopo la guerra hanno continuato. Sì, si è iscritto al partito, ma non ha mai contato nulla. Ha fatto l’operaio in una piccola fonderia fino alla pensione. La vita non gli ha mai più fatto un dono come quei mesi passati alla macchia quassù. È così. Povero il Beppino … Ma ora devo lasciarla, mi aspetta di là la sua chianina. Con permesso.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;Già. La chianina. Sarebbe l’ora di iniziare a pregustarsi la cena. In questo momento Vittorio è un po’ scuro in volto. La conversazione non lo ha lasciato di buon umore e l’appetito è l’ultimo dei suoi pensieri. Non ha in mente che due cose: il suo incontro del mattino e come lo ha dovuto rileggere, dopo le rivelazioni di poco fa. Sono l’alba e l’imbrunire dello stesso giorno, della stessa vita, della stessa emozione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-theme-font: minor-bidi;&quot;&gt;Istintivamente vorrebbe andare a cercarlo, il Beppino. Non lo farà. Sicuramente tornerà quassù, chissà quando, forse a giugno, se sarà ancora vivo. Sempre col paziente Gualtiero ad accompagnarlo. E racconterà la sua storia a un ospite in costume da bagno che farà finta di ascoltarlo mentre continuerà a pensare agli affari suoi. A Vittorio è già toccato sentirla, non gli ricapiterà una seconda volta. Se ha avuto l’occasione per trattenerlo, l’ha persa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;“Povero il Beppino” non è abbastanza. Cosa vuol dire? La sua vicenda non merita la commiserazione. Obbliga a un sentimento più profondo: la comprensione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Per troppe persone la vita si manifesta come un antipasto pieno di aspettative, di promesse che il pranzo non manterrà. La vita del Beppino ha conosciuto una sola primavera e il suo calendario si è fermato a quell’aprile del ’44. Ciò che è venuto dopo è come se non ci fosse stato. Vittorio è felice di non poter dire lo stesso di sé, dopo Emma. Lui ha continuato a vivere, eppure non ha un Gualtiero che lo sorreggerà nelle sue passeggiate di vecchio. È solo, in un modo diverso da Beppino, sempre che abbia senso fare un distinguo tra due solitudini.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;La Storia racconta i fatti, i protagonisti. Ma dei comprimari, dei semplici testimoni come il Beppino cosa resta? Chi li ascolta? Chi se ne può occupare?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Forse solo la letteratura. Vittorio è un professore di storia, non uno scrittore. Non ha mai rimpianto di non esserlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-justify: inter-ideograph; text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 13pt;&quot;&gt;Almeno fino a oggi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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      <title>Il pranzo della domenica</title>
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      <updated>2011-05-15T09:43:41+02:00</updated>
      <published>2011-04-21T08:22:00+02:00</published>
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              <summary>  Ogni volta che suona al campanello, a Bianca fa un certo effetto leggere le...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Ogni volta che suona al campanello, a Bianca fa un certo effetto leggere le sei lettere in stampatello sulla targhetta. &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Aversa&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;C’è sempre stato scritto questo. Il cognome di Alberta è stato aggiunto a penna, in una seconda riga, ma solo nella buca delle lettere e nel citofono esterno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Se non è propriamente un piacere, resta una minuscola consolazione. Alle cose di Francesco che continuano a esistere si somma anche questa. Sia pure di un niente, finisce per alimentare il conforto di chi deve comunque trovare una ragione alla meccanica della sopravvivenza. Tanti piccoli niente si possono alleare per cercare un significato a un evento che, a dispetto di qualunque capacità di rassegnazione, di qualunque intensità di fede, avrà sempre un nucleo irriducibile di insensatezza: la morte di un figlio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;La rastrelliera delle sue pipe, che non fumava più da tempo, o il rasoio elettrico che ha mantenuto un po’ del suo odore &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; come faceva ad andarsene anche lui? &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; o il moleskine in cui Francesco registrava osservazioni e riflessioni della sua vita con i detenuti. Tutti cimeli che Alberta le ha concesso generosamente di portare via e che ora hanno preso la forma di un piccolo museo domestico della memoria, in una camera dove si sono aggiunti, non solo alle scatole con i vecchi quaderni di scuola che lei non ha mai buttato via, ma soprattutto alle immagini del bambino, del ragazzino, del giovane uomo che vi ha respirato, studiato, dormito e che per sua madre sono tornate tutte, ugualmente vive.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Se per gli altri oggetti si è trattato di una specie di recupero, il diario è stata la vera scoperta. Per un centimetro una delle due pallottole non lo ha forato, compromettendolo per sempre. Lo zainetto lo ha infine protetto dalla crudezza rossa della morte ed è a grazie a quell’involucro, finito con la camicia e il pullover tra le cose che non si potevano più conservare, se ora è percettibilmente un oggetto inviolato, che non ha mai avuto a che fare se non con il Francesco vivo. Bianca non può sapere che è andata così ma in qualche modo la verità le arriva. Questo taccuino nero l’ha messa sulla strada di anni &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; gli ultimi di suo figlio &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; che lei si era accontentata di immaginare e che lui non raccontava neanche a sua moglie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Nella prima pagina c’è una &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;excusatio non petita&lt;/em&gt;. Francesco confessa candidamente che è stata di don Bianchi, il direttore della sua ONG, l’idea — forse è più giusto parlare di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;prescrizione&lt;/em&gt;, così scrive — che lui buttasse giù le sue impressioni di visita ai carcerati. L’aveva messa lì per inaugurare il quaderno, quando non aveva neppure iniziato la sua esperienza. Le pagine che seguono si fanno via via meno ingessate, più naturali e scorrevoli. Il lettore percepisce che l’incontro col foglio bianco non è più un atto dovuto ma un appuntamento cercato: quello di chi ritrova un’esperienza nelle parole. È palpabile in chi scrive la coscienza che, dentro quelle mura, si va compiendo un cammino. Anzi, una navigazione. Come suggerisce l’epigrafe manoscritta nel risvolto della copertina: &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Diario di bordo&lt;/em&gt;. Chissà se l’ha messa subito, oppure quando si è sentito davvero in mare aperto, in cerca di naufraghi da abbordare sul ponte della nave. La rotta, Bianca può soltanto immaginarla. Ma la segue con gli occhi, nel passato di suo figlio, con la stessa partecipazione che una madre metterebbe nell’accompagnare emotivamente il viaggio di un figlio nell’incerto. Un viatico fatto di scaramanzia e di protezione. Lei, ormai, può proteggere solo il suo ricordo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Quella nave, suo figlio l’ha condotta fino a un porto da cui ha potuto guardarsi indietro e considerare quanto mare avesse messo tra sé e sé. Il Francesco che scrive le ultime pagine non è lo stesso dell’incipit. È differente persino da quello che lei ha creduto di conoscere bene, ma di una novità avvincente, come può avvertirla qualunque genitore che gioisce alla scoperta di doti insospettate di un figlio. Per una come lei, che ha dedicato l’esistenza a qualcosa di esterno, di sopraggiunto, di piovuto dal destino, accantonando costantemente il richiamo dell’egoismo primordiale, il viaggio del suo Francesco arriva, non a giustificare, ma almeno a santificare il suo sacrificio finale. Se anche avesse saputo quale porto lo aspettava alla fine, ne è convinta, non avrebbe fatto macchina indietro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Per fortuna, la giustizia non ha reclamato il diario come documento dell’inchiesta. Del resto, a loro a che cosa sarebbe servito? Sì, Alberta è stata carina a volerglielo lasciare, anche se ne ha fatto delle fotocopie. Ma avere in mano l’originale non è la stessa cosa. Toccare le sue parole è averlo vicino, qua, insieme a lei. Queste pagine, quando le sfoglia — lo fa spesso e ogni volta scopre qualcosa di nuovo anche in ciò che ha già letto — risuscitano Francesco in modo fisico. Le fanno compagnia quando la solitudine non è solo abitudine, quando prende la sua punta d’amaro. Lo rendono più presente di quanto non sia mai stato per lei negli ultimi tempi. Ci sono i suoi pensieri, la sua voce. I detenuti vi diventano personaggi di romanzo, ai quali si è assuefatta, che crede ormai di conoscere uno a uno. Anche la carta continuerà a trattenere, chissà per quanto ancora, il calco delle sue emozioni, nei solchi di una penna a sfera che non si appiattiranno, non scoloriranno e sicuramente sopravvivranno anche a chi ora li custodisce come una reliquia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Ecco, Bianca è entrata e il primo volto che vede è parecchio più in basso del suo: è quello di Massimo Valerio. Lo scampanellio l’ha richiamato e, quasi sapesse che era lei, la stava già aspettando dietro la porta. È curioso, allegro, accattivante come ogni piccola peste della sua poca età. Sorride a chiunque, tutto lo interessa e niente o quasi lo spaventa. Da quando ha iniziato a fare i primi passi – è stato precoce, Bianca vorrebbe dire come &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;suo padre&lt;/em&gt; — scorrazza per la casa col suo equilibrio così evidentemente instabile ma non cade mai. È molto affezionato a &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Nonnaiaia&lt;/em&gt;, così la chiama. Bianca viene spesso a trovarlo e una, due domeniche al mese, pranza insieme a loro tre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Alberta, Massimo Valerio. E il dottor Giovanni Perez.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Si è aggiunto con discrezione. La prima volta che hanno pranzato in quattro, Alberta si è preparata a lungo, parola per parola, il discorso da fare a Bianca sul perché della sua presenza. Una spiegazione convenevole, senza annunci. Uno di quei monologhi in cui la verità restando tra le righe si può agitare senza urtare la suscettibilità di nessuno. Per Alberta la circostanza non era rinviabile. Non poteva più tenerlo fuori da quei pranzi. È l’urgenza stessa a scegliere il momento felice per manifestarsi. Puoi anche raccontarti che l’uomo della tua vita sia uno come Francesco, poi è la realtà a disilluderti mettendoti accanto uno come &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;Gianni&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;. G&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;&quot;&gt;li errori che si commettono a danno di una persona si riparano quasi sempre a beneficio di un’altra.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Alla fine di quel primo pranzo a quattro, quando ha riaccompagnato l’ex suocera alla porta, si è sentita soddisfatta di sé. Come lo è chi avverte di aver fatto la cosa giusta e di esserselo visto riconoscere. Continua a non sapere, quasi certamente resterà per sempre all’oscuro che Bianca &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;sa&lt;/em&gt;. Ci tiene particolarmente, con una innocente alleanza di buona e di cattiva fede, a rispettare la &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;sensibilità&lt;/em&gt; di questa vecchia signora, così chiama quel senso antico di decoro che la generazione di Bianca non è riuscita a trasmettere a quella di Alberta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Non è soltanto per questo se, nei primi mesi, ha costantemente respinto le attenzioni di Gianni, le sue offerte di compagnia o di semplice aiuto, anche quando suonavano più sincere di quanto si sarebbe attesa. Una sera al telefono era arrivato a dirle che l’avrebbe sposata. Lei gli aveva attaccato bruscamente il telefono in faccia. Le era costato molto e aveva temuto di perderlo per sempre, anche come amico. Non è stato così. Un trauma da lontananza li ha rimessi, per contraccolpo, l’una sulle tracce dell’altro. Un riavvicinamento col freno a mano tirato. È avvenuto con una lentezza liturgica, solo apparentemente studiata. È stata così necessaria a uno dei due. Fra i motivi della lentezza non c’è solo la scomparsa troppo recente di Francesco. Fra quelli del nuovo incontro il bambino è solo il pretesto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Chissà quanti e quali sentimenti hanno invece sospinto Gianni verso Alberta. Lui è l’ultima persona che saprebbe enumerarli e distinguerli tutti. L’esistenza di Massimo Valerio non può essere l’unico. Nella vita ci sono i momenti per l’istinto e quelli per la ragione. Quando ci si sente spinti a una scelta nella propria esistenza, che sia per la prevalenza del primo o della seconda, è quasi sempre una folla e non un singolo a spingere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Quella prima domenica in quattro, cinque mesi fa, l’atteggiamento di Bianca è apparso ad Alberta singolarmente cortese, oserebbe dire benevolo. Ormai era una nonna a tempo pieno e non ricordava più di non esserlo stata, sia pure solo per qualche settimana. Il pudore con cui quell’uomo alto e un po’ impacciato si avvicinava da ospite al piccolo Massimo Valerio, cercando di dare senza pretendere, deve averla colpita. In fondo, il suo Massimo si era goduto così poco suo figlio che Bianca non si sente di condannare questo poveretto, che continua a covare in silenzio un affetto senza rivendicare il ruolo che lo origina.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Una quantità di cose sono cambiate da quella mattina nella clinica, dove si può dire che tutto sia iniziato. Erano sempre loro quattro, nello spazio di pochi metri come lo sono adesso. Ma erano ancora una diaspora, disseminati in un universo troppo piccolo per contenerli tutti. Non soltanto perché Bianca era rimasta invisibile, nascosta da una porta e dietro una vergogna. Ora sono vicini, forse più di quanto non dica la prossimità dei loro corpi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Gianni è una presenza fissa dei pranzi domenicali, tanto che, una volta che era di turno, Bianca si è mostrata delusa dalla sua assenza e ha chiesto spiegazioni ad Alberta. Quel giorno Alberta ha finalmente sentito, ed è stata la prima volta, che questa vecchia signora vuole un po’ di bene anche a lei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Quando Bianca rimase vedova, come si usava all’epoca portò il lutto stretto per un anno. Il lutto dei vestiti, perché l’altro è rimasto integro, per quanto invisibile, anche quando le occasioni di non restare sola, tantissimo tempo fa, si sono presentate. Continua a sentirsi nel profondo una della sua generazione, a credere nelle convenzioni di cui è stata nutrita e che anche involontariamente ha tentato di trasmettere. Tuttavia ha accettato senza conflitti interiori che Alberta le violasse cercando così presto una compagnia. Lo ha accettato proprio perché &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;sa&lt;/em&gt;. Beninteso, non ha chiesto alla ex nuora che cosa rappresenti per lei quest’uomo e la vedova di Francesco non si è ancora sentita di rivelarlo. Eppure è così evidente che un’ammissione risulterebbe inutile, solenne e anche un po’ ridicola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;La sola idea che Bianca vada in giro per casa per correre dietro a Massimo Valerio ha fatto sì che non ci siano tracce di Gianni, né in camera da letto né in bagno. Quindi quest’uomo, ogni volta che passa la notte in casa di Alberta, viene col suo piccolo bagaglio di rasoio, spazzolino e biancheria di ricambio, oppure è sempre costretto a racimolarlo e nasconderlo da qualche parte, sapendo che Bianca presto o tardi ricapiterà. Ancora qualche mese e la stessa Bianca giudicherà questa corvée, di cui è al corrente, un eccesso di riguardo nei propri confronti. Allora, per la prima volta da quando la conosce, incoraggerà Alberta a giocare a carte scoperte. Accadrà prima che Massimo Valerio sia in grado di spifferare alla nonna che Gianni vive ormai con loro. Bianca ha deciso di evitare ad Alberta almeno questa piccola umiliazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Quando arriva, a mezzogiorno e mezzo della domenica, la vecchia signora Aversa si comporta come se fosse a casa sua, al punto di indossare il grembiulino da cucina e di saper trovare a colpo sicuro nei cassetti un mestolo o un cavatappi. Viene con il solito autobus, non ha mai accettato che andassero a prenderla a casa, sebbene, nel dubbio, la proposta venga reiterata ogni volta. Sa di essere una perfetta estranea per questi tre, che ai suoi occhi sono legati da un rapporto di sangue, eppure sembra lei il fulcro di tutto. Il rito del pranzo domenicale, senza nonna Bianca, non si celebra. In un certo senso, questo singolare rapporto è il frutto di una reciproca adozione, dell’una verso gli altri tre e viceversa. Le cause che hanno spinto perché ciò avvenisse sono così deboli, a ben vedere, che il risultato di questa compenetrazione familiare è addirittura stupefacente, soprattutto per l’assenza di qualunque tensione, disaccordo, rancore. Francesco, se fosse vivo o avesse la possibilità di guardare, ne sarebbe prima meravigliato che commosso. Ma se fosse vivo, tutto questo non potrebbe accadere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;È la commedia degli equivoci più pacifica e serena che sia dato immaginare. Da una parte, una vecchia che sa e finge di non sapere. Che si è affezionata a un bambino estraneo come a un nipote carnale, non solo perché porta il cognome di suo figlio, non solo perché così Francesco avrebbe voluto. Lo ama perché lo ama, semplicemente, e ha dimenticato di aver tentennato prima di abbandonarsi a questo sentimento. Dall’altra, una coppia ancora semiclandestina vive attorno a un figlio che non ha il coraggio di riconoscere apertamente, molto per non ferire questa vecchia signora che in realtà sta mangiando la foglia, assai poco, così almeno ritiene, per la vergogna sociale della propria verità. Il giorno in cui Bianca non ci fosse più, il giorno in cui si sentissero liberi di gridare apertamente al mondo: siamo noi due i genitori di questo ragazzo! ebbene, quel giorno resterebbe l’ostacolo dell’anagrafe che lo vuole figlio di un uomo che non c’è più, di un morto. Quest’ultimo gradino verso la verità, Bianca sa che non lo salirà. Ogni altra concessione verso Alberta e Gianni è possibile, perfino che si sposino. Non riesce a immaginare che anche per loro due lo stesso gradino resterà un muro. Perché, se il Codice ha in sé i meccanismi per prescrivere il reato del furto, la morale ne è sprovvista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Venerdì Massimo Valerio ha compiuto un anno, ma la festa è stata rimandata a oggi. Ancora non è in grado di capire il senso di quella candelina rossa sulla torta che ha saputo spegnere solo con l’aiuto discreto ma deciso di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Nonnaiaia&lt;/em&gt;. È scappato via, urlando per casa con la gioia esplosiva e inspiegabile dei suoi pochi mesi di vita, in mano il nuovo peluche, fresco regalo della nonna. Adora i peluche, ne ha già una cassa piena, molti regalati proprio da &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Nonnaiaia&lt;/em&gt;. A partire dal primo, l’orsetto beige, subito ribattezzato Bubu, che è diventato la sua mascotte. Mentre il piccolo si è involato a velocità folle verso il suo altrove fatto di fantasticherie che nessuno una volta adulto sa ricordare, le due donne hanno avuto uno stesso pensiero &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; e non era il timore di sentirlo piangere dopo il tonfo di una caduta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Hanno pensato, per l’ennesima volta, quanto Massimo Valerio somigli a Francesco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;È un’affinità che urla, non si può ignorare. Di lineamenti, di colori, persino di espressioni. Col passare delle settimane cresce e si presta sempre meno all’abbaglio, alla suggestione. Turba e intenerisce entrambe con la stessa intensità. A volte l’una desidererebbe comunicarlo all’altra e c’è mancato poco che lo facesse. Chissà che cosa accadrebbe. Che sarebbe di questa insolita armonia familiare che pure sembra qualcosa di più che una fragile formalità. Alberta non si siede sul primo indizio. Segue una somiglianza che cammina tra le generazioni, risale da Francesco e arriva fino a sua madre. Strano, finora non si era mai accorta della fisicità che Bianca aveva replicato nel corpo di suo figlio. Ma c’è un altro genere di somiglianza, tra i due, una parentela più profonda dello stesso sangue che le resterà per sempre sconosciuta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;C’è un nucleo di inesplicabilità nella vita e le due donne sono ugualmente convinte di avercelo davanti, quando guardano questo bambino sempre sorridente e vi leggono altro. Scrutano dentro la verità di un’evidenza e la confrontano con l’altra, quella opposta che davano per scontata senza poterla condividere tra loro. Neanche la seconda, come la prima, riusciranno mai a raccontarla. Alberta non lo ha fatto con Gianni. Lui non ha mai notato nulla e lei si è ben guardata dal tendergli un aiuto. Non si confiderà mai. Ha paura di perdere tutto di nuovo. Non vuol neanche immaginare cosa potrebbe accadere se lui vedesse e riflettesse, mai e poi mai vorrebbe incontrare nella vita quegli occhi finalmente consapevoli. Quella che ha intorno adesso è la cosa più vicina a una famiglia che le sia mai capitato ottenere. Spera che anche Bianca tacerà. Ma come è possibile che veda e non dica nulla? Anche lei dunque, come Gianni, non vede. Alberta non è tranquilla. Qualcuno sta giocando a nascondino con lei, lei che ha una paura matta di allontanarsi dalla tana per cercarlo. La sua vita è destinata a non conoscere un solo atto di coraggio. La cosa che più le assomiglia è la sua tentazione di capire, che ribatte colpo su colpo a quella di far finta di niente. Ma ogni volta che le tornano in mente quei giorni &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; il test di gravidanza, le notti immolate sull’altare di un amore coniugale riparatore &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; non ci si raccapezza più, si arrende, deve smettere di pensare. Se c’è stata una colpa nel suo passato, questa graticola di incertezze è la pena che deve scontare. Questo si dice.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;È più facile per Bianca farsi una ragione di tutto. Non solo non si attendeva un regalo postumo, fatto di sembianze familiari che si reincarnano, ma l’amore per il bambino e il ricordo della scelta di Francesco le vietano di aggrapparvisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;La scelta di amare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;La vita è anche segreto e bisogna avere la delicatezza di non osare violarlo. È una tale rarità e leggerezza poter osservare il fenomeno che avviene sotto i suoi occhi senza appesantirlo di deduzioni. Piccoli o grandi misteri hanno valore perché restano tali, perché la comunicazione è destinata a sciuparli, come gli agenti atmosferici distruggerebbero in poche ore un merletto pluricentenario custodito in una teca di cristallo. L’esistenza va lasciata scorrere, come un fiume trova da sé il suo letto. Opporsi è inutile, se lo dice una donna che non ha mai aperto un contenzioso col destino. Una volta tanto, il suo fatalismo si è fatto largo da sé, non si è lasciato imporre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;&quot;&gt;La vita, Milady, è una ramazza di saggina&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-size: 11.0pt;&quot;&gt;. È stata la prima immagine del giorno più lungo della vita. È passato un anno ed è l’esistenza più giovane che ha intorno a ricordarlo a Bianca. Le è tornata in mente, in questi mesi, non spesso ma con un tempismo che non può essere frutto del caso. Le volte esatte che ci volevano per capire che quella ramazza era una bussola e segnava la stagione del cuore da cui lei la evocava. Prima logorio. Più tardi resistenza. Infine saggezza. Prendere il verso della vita: in quale altro modo potrebbe definire questa disposizione? Saggezza e saggina: è una solo falsa analogia lessicale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;Ma il vero segreto di tutto quanto sta accadendo è un comunissimo pranzo della domenica: Massimo Valerio non c’è, è di là col suo nuovo amico di pezza, per quel poco che durerà l’innamoramento, mentre un uomo e due donne, che dovrebbero restare seduti attorno a questo tavolo solo a causa dell’esistenza di quel piccolo essere di appena dodici mesi, continuano pur tuttavia a mangiare, a conversare, a sorridere con familiarità sincera anche se l’unico motivo del loro legame non c’è, sia pure momentaneamente. Nessuno di loro ha ancora riflettuto su questo dettaglio non privo di valore e di significato. La vita toglie e la vita dà, senza fare calcoli. Come sempre, nelle relazioni umane, non c’è una verità condivisa: ognuno ha la sua e può tutt’al più sperare di sentire il tepore di quella degli altri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Ora l’una, ora l’altra, quando sono sole, si chiedono piuttosto che genere di cemento tenga insieme un nucleo familiare così raramente assortito. Nessuna delle due crede sia solo reticenza, o ipocrisia. Secondo l’umore del momento, le risposte fanno la spola, con un po’ di fiatone, tra il realismo e la metafisica. Si incarnano in volti presenti o lontani. Quello di un bambino &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; quello di un uomo. Il secondo non ha potuto veder svanire nella crescita del primo il suo dubbio di paternità: il caso ha voluto che il bambino arrivasse nel Tempo lo stesso giorno in cui l’uomo lo ha lasciato. Non fosse che i due ne hanno condiviso uno spicchio di poche ore, sia Bianca che Alberta si abbandonerebbero, l’una per felicità e l’altra per sfinimento, all’ipotesi più assurda che suggestiva cui non si concedono mai più di un secondo per volta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;È una gramigna di idea, irregolare, senza patria. Ha messo radici oltre la razionalità. Se si ostina a rispuntare, è solo per estorcere loro il buonsenso di strapparla nuovamente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: center; margin: 0cm 0cm 10pt;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: medium; mso-bidi-font-size: 12.0pt;&quot;&gt;FINE&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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      <title>La vestaglia pervinca</title>
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      <updated>2011-05-15T09:46:21+02:00</updated>
      <published>2011-04-16T08:33:00+02:00</published>
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              <summary>  «Chi è?»    «Signora Aversa? Mi scusi, sono Pagliaro. Spero di non...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Chi è?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Signora Aversa? Mi scusi, sono Pagliaro. Spero di non disturbare, avrei qualcosa da comunicarle. Posso salire?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sì, commissario. Non disturba affatto. Prego, salga. Le apro.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È Alberta, non Bianca, la signora Aversa cui il commissario Pagliaro ha suonato. Non c’è due senza tre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dopo aver pigiato il pulsante del citofono e prima di agganciare la cornetta, Alberta fa in tempo a sentire i primi passi dell’uomo, secchi, di tacco netto, echeggiare nell’androne del palazzo. Poi si fa un doppio petto con la vestaglia color pervinca, ne annoda con cura la cinta, si aggiusta alla svelta i capelli e attende, dietro la porta socchiusa, i passi sulle scale, sempre più vicini.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Buongiorno, commissario.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta usa per cautela un tono di voce basso e flautato, cui il suo ospite si adegua subito mentre raggiunge l’altra mano già tesa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Come sta, signora? Spero tutto bene.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sì, grazie. Ma si accomodi. Siamo sempre fortunati quando viene lei: Massimo Valerio si è addormentato da poco. Lei ha una specie di sesto senso per questo. Deformazione professionale? Scherzo naturalmente. Di qua, conosce la strada ormai. Scusi il mio deshabillé, non aspetto mai visite. Capirà, con un neonato in casa ci sono sempre mille cose da fare e l’ultimo pensiero per una mamma è quello di mettersi in ordine.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Invece la trovo benissimo, mi creda.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Federico Pagliaro arrossisce fino alle orecchie. Fino al &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;benissimo&lt;/em&gt; non ce n’era motivo, era ancora dentro la frase fatta. È stato il &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;mi creda&lt;/em&gt;, pronunciato assentendo ripetutamente col capo, a sparigliare tutto. Non ha potuto impedirsi di dirlo. Alberta continua a sentirsi orribile malgrado il complimento, lui la vede con altri occhi. Percepisce il fluido sensuale che diffonde attorno a sé una donna che allatta. Il respiro le solleva i seni, le labbra si increspano, tutto il corpo diventa espressione del suo eros morbido e come dilatato, una corporeità candida e insieme provocante che sembra fatta per inghiottire qualunque desiderio maschile. Se fosse un poeta, un uomo impudente e anche un po’ mascalzone, allenato alle scaramucce galanti, potrebbe mettere in metro le sue sensazioni con metafore carnali e mistiche alla Neruda e averla tra le braccia prima di completare la terza quartina. Non è un poeta. È un uomo esageratamente schivo, attrezzato per vincere battaglie professionali ma abituato a perdere quelle sentimentali. Riuscirà a snaturarsi fino a corteggiare proprio una donna che gli fa perdere la testa? Prima o poi, dovrà soffermarsi a capire come mai trova il coraggio di approcciare solo donne che rimangono al di là della sua voglia di comprenderle, di accoglierle. Con loro diventa spavaldo, quasi sprezzante, come un cliente davanti a una puttana. Ora ha in odio se stesso, un odio malsano perché si vede incapace di aprire uno spiraglio alla voglia di felicità che la presenza di Alberta ogni volta pungola in lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«È sola? Non c’è sua suocera? L’ultima volta che sono venuto, mi è sembrato di aver capito che le sta dando una mano col bambino.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sì, molto, veramente. Devo dire che non me l’aspettavo. Credo la aiuti molto a non pensare. Oppure a pensare a Francesco in modo positivo, occupandosi di suo figlio.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ora è il turno di Alberta di arrossire. Il commissario Pagliaro, benché dotato di istinto poliziesco, non può saperne il vero motivo, che resta ben nascosto sotto le parole appena pronunciate dalla vedova di Francesco Aversa. Il fiuto del piedipiatti in questo momento è fuori uso, l’uomo che di solito lo sguinzaglia è troppo preso a raffreddare la propria temperatura emotiva, e il rossore della donna che lo ha appena accolto non lo aiuta, fomenta speranze.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta non capisce dunque perché il commissario, dopo essere entrato, si sia risolutamente allontanato da lei e diretto da solo verso il salotto. Lei ovviamente lo raggiunge. L’uomo non dice nulla, continua a darle le spalle, non si toglie neanche il soprabito. Lascia vagare lo sguardo come chi debba periziare una casa di cui sa solo ciò che ha letto sull’annuncio di vendita. Alberta, educatamente, attende che sia lui a parlare: le ha detto che deve comunicarle qualcosa. Sarà vero? O il motivo della visita è un altro e lui non trova ancora il coraggio di sputare il rospo? La imbarazzerebbe, in questo momento, scoprire che è così. Ha paura di dover mettere, accanto al sentimento che teme di veder esprimere a quest’uomo, il proprio: troppo spaiati. Non ha paura per sé. Teme di ferire lui. È una sensazione nuova e Federico Pagliaro è il primo uomo che sia stato capace di suscitarla in lei. Del resto è stato anche il primo a suggerirle che un uomo, nel suo cammino verso una donna, sa anche fermarsi a metà strada tra l’indifferenza e la concupiscenza. Un sentimento nuovo, lei non sa come definirlo, né come maneggiarlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il commissario si è soffermato con gli occhi su una gigantografia, incorniciata a giorno, che ritrae lei e suo marito estremamente sorridenti. Felici, non c’è dubbio. Giurerebbe che l’ultima volta non c’era. Difficilmente la memoria lo inganna. È un segno, tutto sommato, normale. Ora che ci fa caso, lui era molto più alto di lei. Aveva occhi così chiari, e neanche un filo di pancia. Doveva essere un brav’uomo, questo sembra commentare lo sguardo aperto, eloquente dell’ospite. Una specie di omaggio ufficiale allo scomparso. È ciò che il commissario vuol far credere mentre sta pensando a tutt’altro. Non che lui è vivo, qui, nella casa di quell’uomo che ora non c’è più, e ci sta solo perché il defunto è finito in una sua inchiesta, ma che il morto l’ha avuta e lui probabilmente non potrà. Dà a vedere di ammirare l’oleografia di un matrimonio di cui non può sapere nulla. Lo sta usando come paravento per dissimulare ciò che sente per questa donna pressoché sconosciuta: un’attrazione che lui poliziotto non ha ancora smascherato &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; eppure è così infantilmente, struggentemente incestuosa &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; un’emozione che lo fa sentire inadeguato come non gli accade mai nel suo lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il massimo che riesce a estorcersi a parole è:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Questa casa, signora Aversa, sa di buono.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta avverte solo il buffo della frase, chissà cos’altro si aspettava di dover sentire da quella bocca. La sua piccola tensione esplode in una risata screanzata, come davanti a un attore d’avanspettacolo. Se è stato comico, Federico Pagliaro non se n’è accorto, di certo non voleva apparirlo. La risata di Alberta è il colpo di frusta che lo scaraventa dentro i panni del poliziotto, quella parte di commissario comprensivo con i buoni e canaglia con i cattivi che gli riesce così naturale. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dico sul serio, signora. Non la prenda come una battuta. Venire qui mi trasmette serenità. È una boccata d’aria pura, niente a che fare con quella che respiro nel mio lavoro. Lei risponderà: “è normale, visto il mestiere che fa”. Non vorrei essere mai venuto, mi creda, non le avrei mai augurato di dovermi conoscere. Non così almeno. Ma è successo quel che è successo. Siamo tutti esposti al rischio che una storia estranea alla nostra finisca per invaderla o, peggio, per sconvolgerla per sempre. Come un’automobile che improvvisamente salta il guardrail in autostrada e ne investe un’altra quando non può fare più nulla per evitarla. È la vita. Dio mio, ho cominciato un discorso che non so dove mi porta e forse è meglio che lo tronchi qui …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Comprendo cosa vuole dirmi, commissario. Ha ragione. È la vita e io non incolpo certo lei di tutto questo. Ci mancherebbe! Lei con me è sempre stato così … gentile … Per fortuna io ho mio figlio, che non mi dà il tempo di fermarmi per capire cosa è accaduto alla mia storia. La mia storia ora è lui.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Certo, capisco. È giusto. Una bellissima storia che grazie a Dio continua.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Nelle parole di Alberta viaggia un messaggio inequivocabile per Federico Pagliaro, per ciò che non ha avuto il coraggio di raccontarsi, figuriamoci di esprimere. È talmente prevenuto sull’utilità di sperare da esser voluto inciampare sul primo segnale negativo che lei gli ha lanciato. Alberta è arrivata a lui ma non è vero il contrario. Non lo vede come un uomo e Federico non saprà mai quanto la ostacoli il ruolo intimorente del poliziotto o la scarsa attrazione verso la persona. Ma a che serve saperlo, se questo è comunque il risultato? Un ruolo è inseparabile dall’altro, per Alberta come per chiunque altra lui incontri. Che imbecille! Si è troppo specchiato nella sua illusione prima di ritrovare finalmente un briciolo di buon senso. Ha davanti una donna che è da poco diventata madre e che nello stesso giorno è rimasta vedova. Come ha potuto approfittare della sua veste ufficiale per nutrire tentazioni così abiette?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Signora Aversa, non voglio rubarle tempo inutilmente. Ma è mio dovere, visti i precedenti rapporti intercorsi tra di noi, comunicarle il prosieguo e, a questo punto, direi anche la conclusione delle indagini circa la morte di suo marito.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il tono è tornato estremamente serio, per entrambi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«La ascolto, commissario.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Queste tre parole trasmettono a Federico Pagliaro l’idea che Alberta Aversa non si voglia far turbare da ciò che sta per udire, come se la cosa non la riguardi, e che lo ascolta per una forma di cortesia, o di deferenza verso il pubblico ufficiale che ha davanti. Ma ormai lui ha iniziato e non può più fermarsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ricorda che l’ultima volta l’ho informata dei nostri sospetti — direi molto più che sospetti — sulla natura non casuale dell’omicidio di suo marito. Purtroppo le risultanze successive dell’inchiesta hanno definitivamente suffragato questa prima ipotesi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta si sforza di mantenere il suo proposito, restare impassibile. Avverte tuttavia che sta per arrivare per lei qualcosa di sgradevole, una botta. Sente le mani vuote, vorrebbe poter stringere suo figlio al seno per non sentirsi sola. Per vedersi al riparo, ancorata alla vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ricorderà che le ho anche parlato di tale Ignazio Dimmisi, mafioso, ergastolano, una delle persone che meglio suo marito ha avuto modo di conoscere durante le sue frequentazioni del carcere della città in qualità di volontario dell’associazione Nostri Fratres.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta si tocca istintivamente la fronte. Un gesto interlocutorio, manifestamente retorico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sì, me lo ricordo, commissario.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Bene. La morte di suo marito, per quanto possa sembrarle assurdo, ha una sua logica, perversa fino all’inverosimile ma salda. È uno sgarbo fatto al Dimmisi. Uno sgarbo calcolato, che è risultato essere solo la prima mossa per uno sgarbo assai maggiore.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Che intende dire, commissario? Non capisco.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Anche Ignazio Dimmisi è stato ucciso. Nel carcere dove era detenuto. Lo stesso dove andava a visitarlo suo marito. Strangolato durante l’ora d’aria.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta non può nascondere l’orrore che le hanno suscitato parole così crude, arrivate senza preparazione. È la morte, la morte vera come è stata vera quella di Francesco. La forra in cui non si è voluta lasciar andare, arrestandosi sul ciglio di un’assenza. Non pensa che qualunque morte deve usare violenza a un corpo, anche una malattia, perché il corpo non è fatto per cedere spontaneamente, è costruito per resistere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Vede, a modo suo Ignazio Dimmisi era un sentimentale. Una volta si definivano uomini d’onore. Ormai questa espressione è diventata retorica, si riempiono la bocca, come possiamo sentire nelle intercettazioni, di un onore in cui non credono più. Parlo delle attuali generazioni criminali. Il nuovo onore sono gli affari e l’onore si può perdere ormai solo se si perde un affare. Non so se mi spiego.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta sembra aver superato la sorpresa ed essersi abituata al sapore forte dell’argomento. Appare al commissario meno sulla difensiva riguardo a ciò che sta ascoltando. È l’espressione che trasmette, a chi sta parlando, un ascoltatore intento a orientarsi in un discorso che per metà ha già perduto. Forse ha intuito dove lui vuole arrivare. Ha riconosciuto lo stile del commissario: come le altre volte, le fa da scudo incontro ai fatti che le riferirà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Insomma, le stavo dicendo che Ignazio Dimmisi aveva un suo modo, molto originale e non proprio condivisibile di esprimere il proprio sentimentalismo. Certamente si era affezionato a Francesco Aversa e questo i suoi nemici lo hanno capito, forse prima di lui. Anche le mura di un carcere hanno occhi e orecchi. Era l’occasione che aspettavano. Perché deve sapere, signora, che in certi ambienti non esiste indulto, non esiste oblio, non esiste pietà. I conti in sospeso si pagano, fosse anche mezzo secolo dopo. Purtroppo suo marito è diventato un’inconsapevole pedina di un gioco sporco. Il termine &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;regolamento di conti&lt;/em&gt; non rende giustizia. È stato qualcosa di assai più sofisticato. L’assassinio di Francesco Aversa è stata la prima mossa. La seconda l’ha fatta, di puro istinto, Ignazio Dimmisi. Era ciò che aspettava chi aveva teso la trappola. Hanno avuto due conferme: la prima, che il vecchio non era cambiato; la seconda, che sulla sincerità del suo legame con l’Aversa avevano avuto una soffiata preziosa. È ritornato in gioco, e non con la speranza di riprendere in mano dal carcere le redini degli affari, ma semplicemente perché qualcuno, come era accaduto cinquant’anni prima, gli aveva ucciso un amico. Lo chiamo sentimentalismo, ma raccontandole tutto questo mi rendo conto che è un termine dispregiativo, che le due persone in esso implicate, entrambe morte, non meritano. Anzi, per la memoria di suo marito, lo ritiro subito e me ne scuso. Ma insomma, le stavo dicendo, Ignazio Dimmisi è tornato a bussare alla vecchia porta. Lui che tutti davano per finito — non i suoi avversari, che sapevano quanto ancora contasse per i vecchi amici. Ha ordinato dalla cella un delitto, quello del povero fesso che qualcuno aveva mandato ad ammazzare suo marito convincendolo che avrebbe finalmente vendicato suo padre e si sarebbe accreditato verso di loro. Questa storia è un po’ lunga e non sto a raccontargliela tutta. Fatto sta che dopo la seconda mossa c’è stata a rapido giro la terza. Gli amici di Dimmisi. Quelli che hanno vendicato per lui la morte di Francesco. Chissà cosa li ha davvero spinti a esporsi, non riesco a credere si sia trattato solo di una prova di fedeltà, quello deve essere stato il pretesto, dietro c’era una velleità di affermazione, una tattica per tastare il polso a qualche avversario e tentare di rosicchiare il controllo di una zona. Probabilmente non avremo più modo di scoprirlo. Fatti secchi in un agguato, anche loro, il giorno dopo quello analogo che loro stessi avevano eseguito. Dopo la terza mossa, anche una quarta. Quella che le ho riferito per prima. L’ultima della partita. Scacco matto. I conti si sono chiusi. La gerarchia del mandamento cui Ignazio Dimmisi era appartenuto, e che per lungo tempo aveva governato, ha fatto il suo definitivo cambio di pelle. Finché lui è rimasto in vita, non era stato possibile. In questa storia, ci sono due uomini che hanno pagato un sentimento con la vita. Uno di questi è suo marito. Ha pagato per la scelta di amare. L’altro ha pagato per la scelta di odiare. Eppure la vita ha voluto che si incontrassero e che diventassero amici al punto di non impedire il coronamento di un destino tragico per entrambi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Per tutto questo tempo il commissario Pagliaro non ha volutamente cercato gli occhi di Alberta. Ne ha inquadrato, ora le pantofole allineate, ore le mani che stropicciavano la cintura della vestaglia, ora ha cercato altrove un testimone per le sue parole, la finestra, un quadro, sapendo che comunque c’erano orecchie ad ascoltarle. Sa che quando si raccontano storie del genere, uno sguardo lasciato vagare le ammorbidisce, le rende più astratte e sopportabili. Il raziocinio del crimine non è per tutti gli stomaci. Ce l’ha messa tutta per attenuarne la crudezza. Ma ora, tornando con gli occhi su di lei, non ne è così convinto: quelli di Alberta sono lucidi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Mi scusi, signora, se le ho raccontato tutto questo. Sono stato brusco. Io non sono né un giornalista né tanto meno un cantastorie. Sono un commissario di polizia e le cose le so raccontare sotto forma di fatti. E i fatti, più li si lascia raccontare da soli più dicono. Ma, per i trascorsi che ci sono stati … insomma, visto che abbiamo avuto modo di conoscerci in queste settimane e … ecco, ho ritenuto giusto, doveroso direi, che lei sentisse questa storia da me anziché spigolarla qua e là, da un giornale, da un notiziario in tivù. Ciò che passa di là deve fare effetto, e la verità spesso non ha appeal. Se lei si fosse fatta un’idea sbagliata di come sono andate le cose, non me lo sarei perdonato.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta è troppo presa dall’immagine appena evocata di Francesco per accompagnare fino all’ultima delicatezza il ragionamento del commissario. È il Francesco morto, il Francesco assurdamente vendicato che ha davanti, e chissà per quanto ancora sarà questa l’immagine intrusa di lui che la visiterà. Tra quanto riuscirà a farsi strada verso altri suoi volti, il Francesco innamorato dei loro primi tempi che le scriveva bellissime lettere? Persino il Francesco assente che l’ha spinta tra le braccia di Gianni è più sopportabile, cento volte più familiare di quello proposto dal commissario. È il destino di chi si accommiata da noi, lasciarci la sua ultima rappresentazione, magari di una malattia che, pur essendo solo l’ultima parentesi della sua esistenza, ha avuto il potere di distruggere almeno provvisoriamente in noi il ricordo della sua salute, della sua allegria. L’apprensione di Alberta non ha esperienza della temporaneità di tali falsificazioni della memoria. Non fa i conti con il tempo che alla lunga guarisce simili miopie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«È tutto incomprensibile, commissario, tutto incomprensibile», ha trovato un fazzoletto nella tasca della vestaglia pervinca, è sporco di un rigurgito del suo bambino, ma non ha pudore di usarlo per soffiarsi il naso dopo essersi asciugata due lacrime.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lo so, la capisco. Sappia che io le sono vicino, più di quanto non sembri e anche di quanto lei possa credere. Va un po’ meglio ora, signora? Perché io non avrei finito. Posso continuare? Se la sente? Ne è sicura? Grazie. Ho cominciato dal peggio: ora passiamo al meglio. In queste settimane sono tornato spesso là, voglio dire nel carcere di suo marito. Ho avuto modo di interrogare diversi detenuti che lo hanno conosciuto. Non tutti, sarebbe stato impossibile. Una decina. Ci tengo a dirle che per ciascuno di loro, nessuno escluso, Francesco Aversa era diventato un amico. Ho visto lacrime uscire da occhi che non si crederebbero capaci di piangere. In quel gelo di ferro e cemento, suo marito ha acceso un fuoco che ancora scalda. Nessuno di loro dimenticherà. Mi sembrava importante, ora che tutto è finito, che lei lo sapesse.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ad Alberta scappano altre lacrime, stavolta a tradimento, per un’emozione che non è arrivata di petto come quella precedente. L’ha presa alle spalle. È più dolce. Non c’è bisogno che Pagliaro lo dica, del resto non lo farebbe mai: lei ha capito che questi incontri non servivano all’inchiesta, che se lui li ha cercati, se ha speso tante giornate del suo tempo sicuramente prezioso, è stato per poterle ridurre nel succo di poche frasi che riguardano il suo Francesco, quelle che le ha appena consegnato. Eppure lei che era la più vicina a suo marito è la sola a non averne capito il cambiamento, a non averne beneficiato. Chissà se queste parole, che settimane hanno costruito e pochi secondi hanno bruciato, resteranno solo l’ultima orazione funebre di Francesco Aversa, o sapranno lavorare in una qualche profondità dentro di lei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Io, commissario, non so davvero come … ringraziarla. È stato veramente un pensiero speciale da parte sua. Apprezzo molto i suoi modi, ci tengo che lei lo sappia. Un giorno vedrò meglio le cose e saprò esserle più grata di quanto io non le appaia oggi per la sua attenzione, la sua cautela e, insomma, non saprei come dire …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta non sa come continuare, o meglio lo sa ma, prima di pronunciare la terza parola che le è venuta in mente &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; affetto &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; si avvede che sarebbe un segnale di speranza per quest’uomo che non merita di essere illuso, e oggi lei non può dare speranze a nessuno. Mente a se stessa, senza possibili sconfessioni date le circostanze. Lo eleva al rango degli uomini che potrebbero riuscire a sedurla, se le cose stessero diversamente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lei non mi deve ringraziare, Alberta &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;(è la prima volta che la chiama per nome: ma è da qualche minuto che non è più il commissario che le parla)&lt;/em&gt;. Ah! mi scusi, c’è un’ultima cosa che non le ho ancora detto. Una cosa apparentemente di poca importanza. Ma io non credo all’esistenza di cose non importanti. Tutto lo è. Volevo dirle questo. In carcere, agenti, detenuti, chiamavano suo marito in un modo, diciamo così, &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;particolare&lt;/em&gt;. Visitor. Così lo avevano soprannominato. È una cosa nata all’inizio, probabilmente dovuta al fatto che fosse l’unico visitatore che non era parente di nessuno. Una specie di extraterrestre insomma. Ma a volte certe parole vengono suggerite dalla profondità e non dalla superficie. Nel Vangelo, se non erro, a visitare sono gli angeli. Col senno del poi, è più vera questa seconda spiegazione e forse, là dentro, questa revisione la stanno facendo in molti, da una parte e dall’altra delle sbarre. Perché le visite di suo marito hanno compiuto, nel loro piccolo, il miracolo di propiziare incontri dentro le mura di una galera, dove di solito ciascuno inciampa solo nella propria disperazione. Non è poco, conoscendo quell’ambiente, gliel’assicuro. Le affido queste notizie perché lei possa custodirle come un ricordo nuovo di suo marito. È una specie di regalo che lui non ha potuto farle arrivare con le sue mani e che mi incarico io di consegnarle. Io a questo punto avrei finito, Alberta. Le ho portato via tantissimo tempo e non posso trattenerla oltre. Sappia che, per qualunque cosa, insomma … io sono a sua disposizione. Ecco &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;(si fruga nella tasca interna della giacca, tira fuori un mucchietto di biglietti da visita)&lt;/em&gt;, lo prenda, se posso esserle utile, qualunque cosa, signora, non esiti a chiamarmi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Si alzano dalle poltrone. Il tragitto dal salotto alla porta d’ingresso è breve. Per Federico Pagliaro, una sciagura e un sollievo al tempo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Mentre due mani si stringono, arrivano le ultime, teatrali parole del commissario. Almeno questo non può negarselo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Non fosse stato per le circostanze, ora sarei più sereno nel dirle che è stato un piacere conoscerla, Alberta. Me lo dovrei tenere per me, ma non ci riesco. Mi perdoni la troppa franchezza.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La mano maschile si è sciolta dalla stretta, forzando un poco l’altra perché la lasciasse andare. Come a far capire che gli addii sono parole che non attendono risposta. Alberta, infatti, una risposta adeguata non la trova. Solo dopo un secondo o due butta lì una frase, tanto per non fare scena muta &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; una manciata di sillabe di cortesia quasi urlate alle spalle che il commissario le ha ormai rivolto, puntando sicuro verso le scale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Venga a trovarmi, se le capita di passare da queste parti. Il tempo per un caffè con lei, bambino permettendo, lo troverò volentieri.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma il commissario ha già sceso mezzo piano. L’invito è di circostanza. Lo sanno entrambi. È questa la loro comunione e non ha un sapore dolce. Sarà difficile che quel caffè venga messo un giorno su un fornello e poi versato fumante in due tazzine. È evidente che Federico Pagliaro, lui così disinvolto nel trattare coi criminali, coi magistrati, con i colleghi, coi giornalisti, non troverà il coraggio di inventare neanche una stupida scusa per suonare ancora una volta a questo citofono &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; e Dio sa se lo desidererebbe.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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      <title>Un vizio di famiglia</title>
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      <updated>2011-05-15T09:47:25+02:00</updated>
      <published>2011-04-09T11:26:00+02:00</published>
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              <summary>  Questa volta non c’è stato bisogno dell’ambasciata dell’albanese.    Don...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Questa volta non c’è stato bisogno dell’ambasciata dell’albanese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio, il solito libro tra le mani, ha sentito benissimo che cosa ha detto il “capo”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Lo attendono in Direzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Come al solito, il perché non viene preannunciato. Tra i diritti che si perdono, senza che debba essere scritto nel dispositivo di una sentenza o in un regolamento penitenziario, c’è anche quello di avere una curiosità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma don Ignazio non ha dubbi da togliersi, sa già chi lo cerca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È la seconda visita e dalla prima sono passate due settimane: niente, nell’eternità di una reclusione dove non ci sono lunedì né venerdì e la luce mattutina sulle pagine di un libro è uguale a quella pomeridiana, perché luce sempre indiretta, come indiretta è, comunque si tenti di spenderla, la vita che scorre qua dentro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È la seconda visita e, contrariamente a quanto è avvenuto ad Alberta, non sorprende don Ignazio. Se la aspettava. Forse già qualche giorno fa, ossia &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;subito&lt;/em&gt;. Invece la notizia, stavolta, gli è arrivata dalla televisione e non da una convocazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Le ultime due settimane non sono state di giorni qualunque. È successo di più che in tutti e sette questi anni passati in galera, una piccola eternità inutile: incapace, malgrado le promesse, di tenerlo davvero fuori dal mondo. Quel che è successo, non è lui che lo ha cercato. Se glielo avessero detto un mese fa, avrebbe espresso la sua incredulità senza parole, con una risata. Oggi non ha voglia di ridere. Gli è passata e chissà a quando risale l’ultima volta che ci è riuscito. La vita è una grande bugiarda che smentisce tutti fuorché se stessa, soprattutto chi a furia di viverla finisce per crederle. La vita in fondo è chimica, azioni e reazioni una via l’altra a creare un intrico, va a ritrovare il bandolo della matassa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio Dimmisi in questi giorni ha dovuto fare una capatina nel passato. Il percorso a ritroso nel tempo è stato più che mai sentimentale, anche se da un certo punto in poi era la testa a guidare. Il viaggio gli ha portato l’affanno e l’insonnia, eppure lui non si è dovuto muovere dalla sua cella. Né del resto avrebbe potuto. Non sono buone sensazioni, quelle che si trova dentro quando i sogni lo restituiscono alla realtà: non erano certo migliori quelle che lo hanno indotto a muoversi. Ma il sasso è partito e la mano che lo scaglia non è mai quella che lo può fermare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ciò che è accaduto resta per lui lontano, come se non si fosse mai avvicinato. Come un’ora che da futura diventa passata senza essere mai stata presente. Non si misura a giorni, la distanza, ma a secoli, anzi a vite. Quelle perdute e quelle che restano scavano in mezzo un solco che non rende più disponibili le azioni alle meditazioni. È tutto così stancamente capitato. Tutto lo scenario ormai consueto che ha ora attorno, dopo essersi nascosto per qualche giorno dietro le quinte, come dei passanti pavidi durante una sparatoria, ora che è tornata la calma ha rimesso il naso fuori e cerca inutilmente di convincere Ignazio che niente è accaduto. Nel dialetto siciliano, come nell’inglese, il passato fa presto a diventare remoto, basta un minuto. Come se l’essere diventato indisponibile lo possa rendere in qualche modo neutrale. Ma la neutralità la conservano solo le congetture, le idee che non si sono realizzate. I fatti non possono.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se non ci fossero i libri a distoglierlo da certi brutti pensieri … già, i libri … sono l’unica stanza della sua esistenza in cui si concede di mettere uno specchio. L’ultima sua vanità è appannaggio della mente. I libri possono anche diventare un fine, aveva ragione Francesco. Il mangiare, il sonno: come poterli annoverare tra le aspirazioni di un uomo? Sono un gradino più in basso, non è dato sceglierli ma solo provarli, perché sono bisogni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Si muove con studiata lentezza, don Ignazio. Non che voglia fare arrabbiare il capo, che lo sta aspettando paziente davanti alla porta della cella. Infatti il capo, che lo conosce, non si arrabbia. Una risposta per il commissario Pagliaro non c’era bisogno di prepararla. Neanche adesso, mentre si incammina nei corridoi della sezione, illuminati artificialmente ventiquattro ore su ventiquattro, sente di doversi preparare. Un attore di questi palcoscenici consumato quanto lui sbaglia meno se improvvisa. Pagliaro in fondo gli è pure simpatico. In qualcosa si somigliano. Una persona pacata, nulla dell’arroganza del poliziotto, come lui non ha mai avuto la prepotenza tipica del boss. Non è questione di avere studiato o di educazione familiare, è un fatto di natura. Come lui, anche Federico Pagliaro all’occorrenza deve essere uno che ci va giù pesante, sicuramente il suo mestiere lo saprà fare. Ma, come dire, la cosa giusta al momento giusto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Negherà ogni accusa, Ignazio Dimmisi, come sempre ha fatto con la macchina della giustizia. Non tanto per scavare una trincea di sbarramento &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; che gli importa ormai di difendersi &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; quanto per una viscerale antitesi con essa. La morte di Carmelo, cinquant’anni fa, ha aperto un crepaccio che non si è più saldato, benché in certi momenti fare il salto possa essere sembrato facile, o necessario, o semplicemente possibile, perché il presente si vuol sempre mettere a fare il sensale tra un uomo e il suo passato. Siccome sa già che tra pochi minuti gli addebiteranno di avere a che fare con la morte di Totò Salemi, figlio di Tano, avvenuta pochi giorni fa, Ignazio Dimmisi si fa già muro, prima ancora di sentire che forma verbale prenderà l’accusa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Le mura di una galera, le sue grate sono fatte di materiali solo apparentemente solidi e a prova di tutto. In realtà hanno pori come una pelle, respirano e sudano notizie. Le voci da fuori a dentro vanno e vengono, se c’è interesse a che passino niente le può fermare. Certe notizie hanno gambe e corrono veloci, e nessuna guardia può bloccarle, per il semplice fatto che una notizia non si vede, non è sostanza ma ricordo volatile, destinato a durare poche ore e per questo difficile da dimenticare, da perdere per strada come fosse uno scontrino, se qualcuno te l’ha inchiodata bene nella testa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi non ci ha messo molto a rimettere in moto la macchina ferma in garage da sette anni. Era in perfetto stato, nemmeno un cigolio nel motorino di avviamento. Sembrava stesse lì ad aspettare solo che qualcuno girasse la chiave. Aspettare significa anche sperare. E a chi spera non serve dare tante spiegazioni per essere convincenti. Non è difficile fargli arrivare un ordine con un motivo, se e quando serve. Non c’è bisogno di simulare un arresto, sia pure per pochi giorni, per avere un corriere. Ci sono i &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;visitatori&lt;/em&gt;. I frequentatori delle sale colloqui, ma non come lo era il povero Francesco. Quelli che parenti di qualcuno lo sono davvero e che, per pochi spicci ma anche gratis se c’è un debito di riconoscenza, fanno i vagoni sul binario unico della spiata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Secoli prima ci aveva rimesso le penne suo padre. Non si sarebbe atteso che prima o poi sarebbe toccato anche al figlio. Come la prima volta, c’è stata una ragione forte. Ma quale? Ne sei proprio sicuro? Che giustizia è? Gli chiede ogni tanto una coscienza che ha sempre considerato bigotta, di sicuro eredità materna. È la solita &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;rusica&lt;/em&gt;, si dice dalle sue parti. Fa rima con musica, ma significa altro. Una sega che fa avanti e indietro sul legno. La vita è guerra, sarebbe la risposta. È generica, lo sa. Non vuole dare a quella bigotta la soddisfazione di ammetterlo. Il filosofo Dimmisi assolve l’uomo Dimmisi, perché a qualche domanda della coscienza si avrà pure il diritto di non rispondere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non avrebbe mai detto che Totò Salemi fosse uno di lunga memoria, né di forte rancore. Per alimentare un sentimento simile per mezzo secolo, ci vuole una qualità che Ignazio, per quel poco che ricorda di lui, non sa dove Totò abbia trovato. Da allora lo ha perso di vista e pure di mente. Quando era fresco il ricordo di averlo reso orfano, a certe voci di coscienza dava ancora meno peso di oggi, le considerava pericolose mollezze di cuore. Aveva imparato subito che si può desiderare di vivere anche dopo aver ammazzato, il vero viatico di tutta la sua carriera criminale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dunque il piccolo Totò, che lui ricordava &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;nicareddu&lt;/em&gt; e che in fondo aveva solo una dozzina di anni meno di lui, aveva esercitato la pazienza come un monaco zen, come un soldato giapponese della guerra mondiale rimasto a presidiare la foresta contro la latitanza del presente. Un’attesa assurda, eppure era stata premiata. Aspettare di sapere che Ignazio Dimmisi avesse un legame — non un semplice socio, non un affiliato fedele: qualcosa di più, un &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;amico &lt;/em&gt;— per determinare con precisione una carambola che in qualche modo sembrava essere il tratto di famiglia: fare un torto a Ignazio Dimmisi. Ma suo padre lo aveva commesso senza calcolo, lui sì. La vendetta perfetta non aveva potuto sperare che il destino desse a Ignazio un figlio per poi prendersi il piacere personale di levarglielo. E il destino aveva premiato anche la sua ignoranza, perché Totò non poteva aver saputo che era più di un figlio che di un amico, l’affetto che gli stava strappando. Per la prima e ultima volta nella sua esistenza, Ignazio Dimmisi non ha avuto gli occhi su ciò che sarebbe seguito alle sue parole, solo il cuore e la testa. Ha commissionato la morte di una persona sulla parola. Parola di cui ha una fiducia cieca. Gli occhi era come fossero i suoi. La parola era quella di chi, là fuori, non lo ha dimenticato. Giovanni Avola&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;.&lt;/em&gt; Michele Musca. Due fedelissimi di sempre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quando li ha fatti cercare per chiedere informazioni, sperava ancora che non sarebbe dovuto andare oltre. Lo aveva fatto per vedere le carte del commissario Pagliaro: stentava a credere che gli avesse detto una cosa vera, benché verosimile. Invece, appena l’indomani tornò la notizia che Pagliaro aveva avuto ragione. Don Ignazio sentì il sangue ribollire. Come la prima volta, cinquant’anni prima, tale e quale la stessa sensazione. Hai voglia a credere che invecchiando non sei più quello che eri un tempo, il ventenne, il quarantenne i cui ricordi sono del tutto sbiaditi, più parenti del sogno che della realtà. Non è così. Come l’albero ogni anno aggiunge un nuovo cerchio alla corteccia mantenendo in una nuova pelle la stessa fisionomia, così non puoi cessare di essere anche ciò che sei stato e ti può accadere di rivivere, cinquant’anni dopo, le stesse paure, gioie, rabbie di quando avevi un corpo vibrante come un nervo di bue, che pare incredibile si sia potuto trasformare nel floscio sacco di organi che hai adesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Prima Ignazio sapeva dove voleva arrivare. Dopo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; adesso &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; non sa da dove è tornato. Se la sua logica rimette in fila la cronologia dei fatti, la ragione non li scarica, si schiera dalla loro parte. Ma se gira il dito nella morchia della sua amarezza, l’ultimo sguardo di Francesco, come costantemente, trenta volte al giorno, gli torna davanti agli occhi, non lo conforta, non lo ringrazia. In esso c’è solo compianto. Lo ossessiona, quell’ultimo sorriso che accompagnava la promessa di leggere Buzzati. In realtà diceva:&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;«Ignazio, io so come tutto questo finirà, ma non te ne voglio.» Il commissario gli ha detto che dovrebbe collaborare per un senso del dovere verso la famiglia. Ma quale famiglia? Lui non la conosce, non riesce neppure a immaginarsi le facce. A che vale? La famiglia di Francesco Aversa era lui. Lui il vero bersaglio della sua morte, lui il solo che ne paga il vuoto. Un’assenza non è meno eloquente del discorso accorato fatto dalla stessa persona, se fosse davanti a noi in carne e ossa. Come per Bianca, anche per Ignazio la voce di Francesco è dappertutto. Non hanno altro in comune queste due persone che neanche sanno l’una dell’altro, due coetanei rimasti ai lati opposti dell’abisso dove è sprofondato Visitor.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Col capo stanno facendo una strada diversa dal solito. Per un attimo a don Ignazio viene il dubbio di essersi sbagliato: non è il commissario Pagliaro la persona che lo sta aspettando. Durante quel secondo di visionarietà, Ignazio Dimmisi si gira nella testa un film: il capo è stato comprato da qualcuno per portarlo dove lo aspetta un silenziatore per la sua tempia, o un foulard di seta per la sua gola. In carcere è difficile, non impossibile, costruire una causa di morte. Sono tutti veri suicidi quelli di cui parlano i giornali? Ma l’attimo del sospetto, senza riuscire a mettergli in corpo un solo brivido di paura, è finito. Il capo è il capo e nient’altro. In fondo al lungo corridoio che hanno iniziato a percorrere intravede due uomini ben vestiti: il commissario Pagliaro in compagnia del direttore vicario dell’istituto. Un personaggio viscido e odioso, anche per chi ci lavora. Quest’ultimo, quando don Ignazio fa il gesto cortese di tendere mano, finge di non vedere. Lo scruta come una rarità del mondo animale e dice al suo ospite:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dottor Pagliaro, questo è il detenuto Ignazio Dimmisi, mi pare che lei lo conosca già.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il commissario annuisce senza proferire parola, è la sua la mano che Dimmisi stringe. Don Ignazio parla, più per uscire dal baraccone in cui lo ha messo con la sua frase il vice direttore che per una vera voglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Buongiorno, dottore Pagliaro. Lieto di rivederla. Non mi porterà altre brutte notizie come l’ultima volta che ci siamo visti, spero.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lo saprà tra poco, ma … dove possiamo metterci?», chiede al vice direttore. Un corridoio non è il posto giusto per parlare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Qui nella sala riunioni, accanto al mio ufficio. Oggi il Direttore è in missione a Roma, al Ministero. Assistente capo, lei sa quello che deve fare. Le affido il detenuto.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il commissario e don Ignazio entrano nella sala che resta con la porta mezza aperta, mentre il capo aspetta fuori ma controllandoli a vista. C’è un lungo tavolo circondato di poltroncine girevoli&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;e l’imbarazzo della scelta per sedersi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Federico Pagliaro aspetta che l’altro ne scelga una qualunque prima di accomodarsi al suo fianco e iniziare. Sa che questo colloquio sarà faticoso, che dovrà prendere a pallettate un muro come fa un giocatore di squash. Malgrado tutto, tratta l’ergastolano quasi come un pari e non può evitare di provare per lui un po’ di simpatia. Non sa ancora se attribuirla alla sua eterogeneità di boss, o a un’umanità che lascia sbadatamente la coda fuori della tana, che non riesce a sembrare morta del tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dimmisi, le notizie che ho per lei non sono buone. Ma non solo per quello che lei sa.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«E cosa so, commissario?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Per favore, non cominci subito a prendermi per il culo. Oggi non posso concederle il privilegio della mia pazienza. Sa benissimo di cosa sto parlando. Dell’omicidio di Salvatore Salemi, avvenuto la scorsa settimana.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Se è per questo, sì. L’ho sentito al telegiornale, una sera. A dirle la verità, non sapevo nemmeno della sua esistenza.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sicché lei fa ammazzare uno che neanche sa che esiste. Roba che neanche Beckett e Ionesco se la possono inventare! Ma come si fa a non sapere dell’esistenza di uno cui si è fatto da compare di cresima? Non c’è che dire, ha fatto un servizio completo alla famiglia Salemi. Magari un po’ a scoppio ritardato. Andiamo, su! Che mi viene a dire, Dimmisi, mi piglia per fesso? Ma perché si è voluto rovinare con le sue stesse mani? A che le è servito? Certo non a far tornare in vita il suo amico Aversa, che riposi in pace.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dottore, lei ogni volta cerca di prendermi in castagna con qualche sua ricostruzione. Io la rispetto, rispetto il suo ruolo e quindi anche le sue ipotesi. Però andiamo un passo alla volta. Mi vuole gentilmente spiegare cosa c’entro io con la morte di Salvatore Salemi? Le ho detto che ho sentito la notizia al telegiornale, altro non so.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Glielo dico io, cosa c’entra. Vediamo se ciò che le dico adesso le farà cambiare atteggiamento. Il giorno dopo la morte di Salvatore Salemi, sono cadute in un agguato due persone che lei conosce benissimo. Giovanni Avola e Michele Musca. Questo al telegiornale non lo ha sentito?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«No. Non l’ho sentito.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non è come essersi perso una notizia qualunque. La risposta tradisce un debito d’aria, di quelli che un’emozione improvvisa non sa compensare. Anche la cera del volto non è più la stessa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Può essere. Anzi, osservando la sua reazione me ne convinco. E naturalmente non immagina neanche lontanamente perché siano morti?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Deve deglutire per rispondere, l’epiglottide non fa rumore ma il pomo d’Adamo si fa scoprire. E la voce si è opacizzata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«È come dice. Da molti anni non ho loro notizie.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lei continua a prendere per il culo anche se stesso, Dimmisi. Non sono morti di raffreddore! Li hanno fatti fuori! Per favore, facciamola finita con questa commedia! Un po’ di decoro, cazzo. Ma li vuole aprire questi occhi, sì o no? Mi dimostri che ha capito. Che le hanno teso una bella trappola e che lei c’è cascato con tutte le scarpe. Altrimenti mi costringe a dubitare della sua intelligenza.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Non glielo posso impedire.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Insomma si ostina a non voler sentire e a non voler capire. Eppure parlo italiano come lei. Ora le dico come stanno le cose. Mi faccio le domande e mi do le risposte, così mi risparmio le sue che non lo sono. Procediamo con ordine. Salvatore Salemi è stata solo una pedina di nessuna importanza. Aveva un ruolo di terz’ordine nel vostro vecchio mandamento. Lo ha acquisito solo dopo che lei è stato arrestato. Giurerei che il tempismo di quella affiliazione è stato tutt’altro che casuale e forse anche, lei mi capisce, “obbligato”. Non escludo affatto che lei non ne sapesse nulla. Certo non sono venuti a mettere i manifesti qui in carcere, non so se mi spiego. Hanno aspettato sette anni che lei gli desse un’occasione. Per sette anni hanno dato uno stipendio al Salemi che era, con rispetto parlando, un incapace, &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘nu&lt;/em&gt; &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;fissa&lt;/em&gt;, le cito letteralmente il vernacolo della mia fonte che è più che attendibile. Sette anni di soldi apparentemente buttati, una cosa che a sentirla sembra incredibile, ma alla fine sembra ne sia valsa la pena. Là fuori, Dimmisi, la conoscono meglio di quanto si conosca lei. Bisognava solo aspettare e l’attesa è stata ripagata. Più che se lei fosse crepato di morte naturale. A loro serve un altro tipo di morte, la chiamerei morale se mi permette. Qualcuno di recente, probabilmente gli stessi che hanno sospinto Salemi nell’organizzazione con le buone o con le cattive, questo non potrò mai saperlo, lo ha convinto che aveva finalmente l’opportunità per fare carriera e gli ha trovato un movente col botto: vendicare suo padre. E lui, più o meno come lei, Dimmisi, ha abboccato. Non si adombri per il paragone, ho detto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;più o meno&lt;/em&gt;. Abbiamo la quasi certezza che ha fatto parte anche lui del commando che ha assassinato Francesco Aversa, forse era alla guida della finta auto blu con targa Corpo Diplomatico, rivelatasi falsa, ma siamo quasi altrettanto certi che quel commando sia stato solo un “prestito temporaneo”, capisce cosa intendo dire? Chi ha organizzato tutto questo non ha trascurato nulla, anche se è stato un caso che io stesso sia diventato un elemento inconsapevole di trasmissione delle loro intenzioni, quando l’ho informata della morte di Aversa. Ma questo è solo un dettaglio. Non ci fossi stato io, lei l’avrebbe presto saputo da qualcun altro. E si sarebbe messo da solo sulla strada del sospetto che io le ho servito a domicilio, bell’e pronto su un piatto. Non ha perso tempo, dopo il nostro primo incontro. Non le è ci è voluto molto a scoprire, tramite i suoi vecchi amici, chi aveva ucciso Francesco Aversa. Diciamo che non hanno dovuto faticare a scoprirlo, per loro si sono aperte tutte le bocche e tutte le porte possibili. Chi ha voluto incastrarla è un giocatore di poker. Ha rilanciato più alto che poteva, sperando che lei andasse a vedere le carte. E lei lo ha fatto. Ha commissionato il delitto Salemi — Salemi figlio stavolta — ma non ha saputo prevedere non sarebbe stata una semplice reazione a una violenza, per quanto odiosa, isolata e personale. C’era ben altro nella testa di qualcuno. È chiaro che volevano colpire lei, solo che non era Salvatore Salemi la mente. Era un &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;pupo&lt;/em&gt;, come dite dalle vostre parti, in mano ai suoi pupari. Lei, Dimmisi, mi aiuterà a incastrarli. Non posso prometterle niente, ma credo che a questo punto, con i nuovi capi d’accusa a suo carico, la richiesta di ripristinare il 41 bis per lei potrebbe essere quasi una garanzia, mi capisce?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Il 41 bis non è una garanzia per nessuno, commissario, lei lo dovrebbe sapere meglio di me. È come la valvola di un pneumatico: l’aria entra ma non esce. E se ne entra troppa la gomma scoppia. Non vedo che aiuto può dare a me, né che cosa posso fare io per le vostre indagini.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Non lo vede? Ma non capisce che hanno architettato tutto questo per disintegrarla? A cominciare dalla sua corte dei miracoli. Così la chiamano, sa? Ammazzando Avola e Musca l’hanno decapitata e ora stanno facendo ricadere la colpa della loro morte su di lei, mettendo in giro la voce con i parenti e gli amici che è stato lei a tradirli, a farli attirare in una trappola per riaccreditarsi con i nuovi capi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio fissa il commissario senza rispondere. Qualcuno che entrasse ora potrebbe pensare che il poliziotto abbia detto una battuta e che il detenuto ne stia ridendo. Non è un sorriso: è l’espressione beffarda che più le somiglia e più le si allontana. La assume un volto smascherato, chi credeva di avere battuto il tempo della lotta e, senza sapere come, si trova infine spalle a terra, sconfitto. Il giovane ha insegnato al vecchio una lezione che non è di quelle che si imparano. La morale della favola ha imboccato un tunnel buio. Non c’è modo di inseguirla, né di farla tornare indietro. D’ora in avanti niente sarà come prima, tra di loro e soprattutto per Ignazio Dimmisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Vogliono demolire il suo mito, Dimmisi, e mi creda: sono molto determinati. Alcuni dei suoi vecchi uomini si stanno convincendo che lei non è un perdente, ma un &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;infame&lt;/em&gt;. Queste le parole esatte che mi sono state riferite. Sa cosa significa quando nel vostro ambiente uno è considerato un infame, non c’è bisogno che glielo traduca. Allora, mi aiuta?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Aiutarla …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non è una domanda, manca l’inflessione interrogativa. Non si capisce neanche se don Ignazio fa l’eco al commissario o a se stesso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Accetti un programma di collaborazione. Mi occuperò io di tutto. Cercherò di convincere il P.M. titolare di questa nuova inchiesta di chiedere in gran segreto il suo trasferimento in altro istituto carcerario per ragioni di sicurezza. Come mandante confesso dell’omicidio di Salemi la aspetta un altro ergastolo, ma chiaramente nel suo caso cambia poco. In tribunale avrà modo di difendersi anche dai suoi detrattori e di salvare la faccia con le famiglie di Avola e Musca. Se ci tiene alla pelle o qualunque altra cosa, accetti la mia proposta. Qui non sono così sicuro di poterla proteggere e io so di poter avere solo da lei qualcosa di concreto per mettere le mani sui nuovi capi. So che posso sperare. Lei stavolta mi aiuterà.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Commissario, lei è una persona per bene e sappia che io la apprezzo molto. Si ricordi queste mie parole che sono le ultime che le dirò e le consideri una specie di saluto. Nel caso non dovessimo più vederci. Ora però mi consenta di tornarmene in cella, se non ha nient’altro da chiedermi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dimmisi, io per ruolo non posso fare comparsate in questa sua coreografia della tragedia, né avere il suo fatalismo. Lo so che questo Stato non le ha mai fatto molta simpatia, ma io di questo Stato sono un servitore, non di un altro. E fatalista non lo sono neanche per carattere. Non posso darle molto tempo per riflettere. Uno, massimo due giorni. È quanto mi ha concesso il P.M. per portargli elementi concreti, dopodiché farà a modo suo: non è affatto obbligato ad affidarmi le operazioni dell’indagine. A quel punto io, capisce? avrò le mani legate e non potrò più garantirle niente. Sono convinto che le sue risoluzioni prenderanno la strada indicata dal buon senso. Perché questa volta è la Giustizia vera, quella dello Stato che lei detesta, a tenderle una mano, a poter arrivare là dove una maldestra vendetta non ha saputo. Tornerò qui al massimo dopodomani per avere la sua risposta», finisce di dire mentre si alza. E, sulla porta, conclude: «Ci conto, Dimmisi. Arrivederci.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Sulla via del ritorno, don Ignazio è grato al capo di restarsene zitto. È un uomo comprensivo, una persona per bene. Lo ha sempre pensato e non glielo dirà mai. La materia grigia e anonima degli uffici che stanno attraversando si fa come da parte al passaggio. Le facce che si sollevano appena dalle scrivanie, per vedere chi passa nel corridoio, sono senza lineamenti come figurine di quadri impressionisti, anche i passi hanno dimenticato che una volta sapevano fare rumore. Ma chi è il fantasma? Tu, o tutto il resto? I tuoi piedi dicono: no, no, no, no! Tutto attorno a te lo conferma. C’è un finale a sorpresa. Non è questo l’epilogo che ti stava aspettando, Ignazio. È un altro e tu sai quale. Se nasci arancio non puoi morire mela. Non si accumula mai abbastanza passato per essere al riparo dalle smentite del presente. Che fesseria, aver creduto veramente di esserti meritato una zona franca tra la guerra e la pace, tra il crimine e la giustizia. Che idea romantica, sperare di finire i tuoi giorni qua dentro, nutrendoti di letture, con un destino ruffiano cui lasciare solo la scelta di che malattia farti morire. Nossignore. Tu non appartieni al mondo di chi vive, lavora, si ammala e crepa di morte naturale. Il tuo è un altro. È quello di Giovanni Avola, di Michele Musca. Il mondo di Tano Salemi e di suo figlio Totò. Voi altri avete un vostro ciclo di vita, vivete sotto un altro sole, in una giurisdizione a parte. Se Visitor è apparso all’orizzonte della tua esistenza, in fondo è stato solo per ricordartelo e guarda che prezzo ha pagato per l’innocenza di un annuncio. Il prezzo che paga l’agnello sacrificale. La tua vita era guerra e guerra è rimasta. E in guerra, il sangue versato è sempre rosso, anche quando si mescolano dolore innocente e dolore colpevole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ti hanno fottuto, Ignazio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È tutto così preciso, senza sbavature. Un orologio svizzero. Come quelli che si dilettava a riparare Giuseppe Bonaffini detto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘U&lt;/em&gt; &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Raluggiaru&lt;/em&gt;. Chissà da quale rigattiere sono finiti dopo che hanno mandato anche lui a &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;taliare ficurinia&lt;/em&gt; da una bella tomba di granito rosa, tronfia e pacchiana come il caro estinto che ci riposa dentro con due protesi di vetro nelle orbite oculari, visto che gli occhi nella scena dell’agguato non si erano potuti trovare. Quando tutto è ben congegnato, anche il vento della fortuna soffia a poppa. Lo dice il tempismo della proposta irricevibile del commissario Pagliaro. In fondo, per salvare la pelle, non gli sta offrendo di accreditare la tesi di chi gli vuole male? Come può, Ignazio, accettare di apparire infame a coloro che lui stesso ha educato al disprezzo verso la categoria? Non c’è niente da dire: è un’architettura letteraria, il suo tratto d’autore è la sua firma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se un uomo potesse integrare ragione e intuizione senza perdite, allora potrebbe sperare, se non di essere, almeno di sentirsi arbitro della propria esistenza. Ma l’incompletezza, come la morte, è cifrata nella genetica di chiunque. Ci saranno presagi destinati a restare inascoltati, voci interiori che sussurreranno invano e non riusciranno a guidare. In fondo, Ignazio Dimmisi ha sempre saputo che la sua vera pena non poteva essere l’ergastolo, né tanto meno l’estromissione dalla cupola degli affari e non proprio con un trattamento di acquiescenza. Il prezzo vero è quello che ha iniziato a pagare ora, con la morte di Visitor, con quelle che l’hanno seguita e che ancora devono avvenire fino a che il meccanismo, comandato altrove, non arriverà al suo punto d’arresto programmato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ci sono momenti in cui il presente, impossibilitato a prendere una direzione in autonomia, si autosospende. Il tempo trascorre ma è solo una questione di calendario. In realtà la vita si ferma, come un orologio che ha esaurito la carica, in attesa che qualcuno o qualcosa la faccia ripartire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La sente di nuovo. Da quando il povero Francesco ha portato un sospiro di aria e di luce nel chiuso del suo stanzino, si era vergognata, accucciata in un angolo. Si era fatta un po’ dimenticare. Oggi c’è di nuovo ed è più forte di sempre. La puzza. L’ha fatta esalare il discorso del commissario Pagliaro. Se è tornata, è per non farsi più dimenticare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Nell’intreccio teatrale in cui si è visto precipitare con un calcio all’ultima chiamata, come una comparsa ritardataria, c’è un solo finale possibile e non è quello del commissario Pagliaro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi lo sa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ormai non gli resta altro da fare che prepararsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;L’ultima curiosità che gli viene concessa è sapere che faccia avrà. Il nuovo recluso, quello che si farà arrestare apposta, che una serie di circostanze non proprio fortuite porteranno proprio là dentro, nella sua sezione. Come lo riconoscerà, come capirà che è &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;lui&lt;/em&gt;. Sempre che gli dia il tempo di capirlo. Forse è già là dentro e lo sta solo aspettando, dietro un cantone lasciato deserto di proposito o nel cesso, mentre Ignazio dà le spalle al mondo. Magari è un finto agente. O un addetto alle pulizie. Sarà la puzza della morte a guidare l’uno verso l’altro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non sono partite eque, quelle che giocano uomini come Federico Pagliaro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La legge può giocarle solo con l’illegalità, e l’illegalità ha bisogno di barare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;L’avversario di Federico Pagliaro spesso non ha generalità. È multiforme, pervasivo e ha un’innata facilità ad allearsi con attori apparentemente neutrali, come il tempo, le coincidenze, gli imprevisti. Per vincere una partita, bisogna remare contro le probabilità, azzeccando una serie di combinazioni senza sbagliarne una.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Uno come Federico Pagliaro lo sa che è così, anche se è giovane. Le brutte notizie se le aspetta sempre, magari dietro l’angolo di una giornata appena iniziata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Stamattina si è alzato tardissimo, dopo una nottata passata in ufficio sulle carte. Si preparava a recarsi per la terza volta da Ignazio Dimmisi, accompagnato dalla solita determinazione e anche da una piccola speranza che non osava confessarsi. Nella seconda visita che gli ha fatto, ha creduto di essere più vicino anche all’uomo dopo aver finito di sfrondare il mafioso. Se era rabbia ciò che lo aveva spinto a rimettersi in gioco, poteva averne abbastanza in corpo per desiderare che un disegno di rappresaglia non restasse incompiuto. Anche se grazie ad altre mani. Si stava ancora radendo quando il cellulare ha squillato: la suoneria generica di un numero sconosciuto. Ha risposto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quando ha udito come si qualificava l’uomo all’apparecchio &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;— &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Buongiorno dottore, qui è la segreteria del Direttore del carcere» &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; ci ha messo una frazione di secondo a capire che cosa stavano per dirgli. Le parole successive sono state un déjà-vu, qualcosa che toglieva un velo trasparente a un disegno già intuito, paventato. Le delusioni delle partite perse si somigliano tutte, e non solo perché fanno portare una mano sulla fronte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dottore, il Direttore mi prega di avvertirla che stamattina il detenuto Dimmisi Ignazio è stato ritrovato privo di vita in un angolo del cortile, alla fine dell’ora d’aria. Il medico di turno che ha esaminato la salma ha trovato evidenti segni di strangolamento alla gola.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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      <title>Due visite</title>
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      <updated>2011-05-15T09:48:35+02:00</updated>
      <published>2011-04-03T08:42:00+02:00</published>
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              <summary>  In casa c’è odore di pace.    Massimo Valerio dorme. Alberta sta...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;In casa c’è odore di pace.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Massimo Valerio dorme. Alberta sta imparando a conoscere i suoi ritmi, sa che tra poco si sveglierà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È una tregua di porcellana, laccata e fragile. Un vagito o un pianto, all’improvviso, è atteso a farla tintinnare, vacillare, andare in pezzi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Per il momento, il silenzio ha gioco facile a negare tutto quanto è accaduto nel volgere di due ore e di due visite, entrambe inattese. Inganna i mobili, gli oggetti inerti che recitano la solita parte di tutti i giorni. Non la padrona di casa, che le due visite le ha ricevute e cui gli incontri hanno lasciato in bocca, per motivi opposti, un sapore di occasione persa. Non basta un respiro profondo, tutto di bocca, a spazzarlo via.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il commissario Pagliaro era già venuto una volta a trovarla e, nonostante le domande un po’ incalzanti e il tremendo scenario che aveva bruscamente agitato dentro la sua vita, in quell’occasione aveva fatto del suo meglio per non comportarsi da poliziotto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È più giovane di lei, il classico uomo che davanti a una donna arrossirà per tutta la vita e che la lascia ogni volta divisa tra un senso di onnipotenza e un istinto di tenerezza. Sembra incredibile che un ometto quasi imberbe, con due baffetti poco fitti e una faccia pulita da liceale, possa fare quel mestiere e pure con un grado così elevato — commissario: uno che ha la responsabilità del lavoro e della vita di parecchi uomini che agiscono, secondo le sue direttive, in ambienti dove il rischio, la violenza e addirittura la morte alla lunga diventano routine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il suo modo di parlare aveva subito tradito, malgrado il cognome meridionale, un accento piemontese, anche se Alberta non avrebbe saputo dire se fosse di Torino o di qualche altra provincia. Sulle prime lei aveva scambiato tutte quelle cautele, quei giri di parole come formalismi, memore del detto, non del tutto infondato, che vuole i piemontesi falsi e cortesi. Ma alla fine di quella prima visita che l’aveva turbata perché insinuava una causa impensabile per la morte di Francesco, capì che si era sbagliata sul conto del giovane funzionario di polizia, perché i suoi modi &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; lo ha capito ancora meglio dopo il secondo incontro di oggi &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; miravano a tesserle una rete di protezione attorno, come in una scena ottocentesca un gentiluomo ospita la sua dama sotto il mantello per ripararla dalla pioggia che li ha colti di sorpresa fuori di un teatro. Le aveva infuso del veleno e insieme somministrato l’antidoto. Questo provò allora. Tant’è che, dopo aver chiuso la porta alle spalle del commissario, Alberta non poteva dire, di se stessa, che fosse nello stato in cui si attendeva di trovarsi dopo una simile notizia. Probabilmente Francesco era stato assassinato di proposito, perché nel corso della sua pratica di volontario presso la casa circondariale della città aveva avuto la sventura di conoscere un ex boss mafioso con cui aveva stretto quella che Pagliaro aveva definito, con termine caro a Laclos, &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;un’amicizia pericolosa&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Francesco non parlava mai di che cosa facesse in quel carcere, né di chi incontrasse. Buio completo. A un certo punto lei aveva voluto credere, non senza ragione, che il suo mutismo fosse anche una forma di rispetto per lei, un filtro del male e del dolore che incontrava in quel posto e che evitava di portare dentro le pareti della sua casa. Alberta, dopo la prima visita del commissario, era rimasta a lungo immersa nell’atmosfera carezzevole che Federico Pagliaro le aveva costruito addosso come un abito su misura. Non avrebbe saputo ricordare tutte le parole, come accade quando in un incontro ci si fa distrarre dal non detto, quando si ascolta il proprio intuito più che il ragionamento di chi ci parla. Le piaceva pensare che il commissario Pagliaro, a compensazione della brutta notizia, avesse voluto portarle a domicilio un’immagine di suo marito che lei aveva sempre desiderato conoscere senza avere mai osato chiederlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Una cosa la ricordava bene: Pagliaro le aveva chiesto di tacere, per il momento, quelle rivelazioni a sua suocera. Almeno fintantoché erano solo materia di istruttoria e non diventavano pubbliche. Era una donna anziana, l’avrebbero sconvolta inutilmente e costretta a entrare nel personaggio di un copione che non era in grado di sostenere. Il commissario non conosceva Bianca, si disse immediatamente la recente vedova Aversa. Non avrebbe mai dimenticato il gelo della sua telefonata, quella in cui le annunciava che Francesco era morto. Un bisturi che le incideva la carne. Chissà perché il commissario aveva pensato, senza ancora conoscerla, che la moglie della vittima potesse invece sostenere sulle spalle il peso di un annuncio tanto ingombrante. Che cosa poteva saperne lui, estraneo, di quali erano i veri rapporti tra lei e Francesco, della china presa dal loro ménage &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; una convivenza fatta di affetto senza trasporto, in cui era diventato più naturale tacere che confidarsi. Quando le reticenze di una coppia si ammucchiano fino a formare una barricata per le parole, nessuna di esse vuol più correre il rischio di scavalcarla. Sarebbe la stecca di un musicista che attacca in ritardo, inseguirebbe pateticamente i pensieri, sempre un passo indietro. Non aggiungerebbe nulla a ciò che l’uno sa dell’altra, perché a un certo punto un silenzio parla più di una confessione, è il silenzio a esporci in tutta la nostra irraccontabile, cristallina verità. Ma l’investitura ricevuta dal commissario in qualche modo inorgoglì Alberta. Accettava la responsabilità come un riconoscimento perché andava oltre ciò che lei stessa avrebbe ritenuto di meritare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dopo tante domande ricevute, una l’aveva fatta: l’ora esatta della morte. Nessuno gliel’aveva mai comunicata. Tarda mattinata, poco prima delle dodici. Mentre il suo sguardo, fisso sul commissario seduto nella poltrona di fronte, si lasciava sfocare dal suo abbandonarsi alla memoria, lei viaggiava verso l’Alberta che in quel momento era ancora nella clinica. Che cosa stava facendo? Dov’era Massimo Valerio? Non riusciva a vedersi. Forse stava allattando. A che poteva servire saperlo? Non avrebbe saputo esprimerlo eppure era importante. Non era una donna introspettiva, né aveva mai ritenuto contasse esserlo nella vita. Sempre stata soprattutto un’istintiva. Quell’ultima curiosità su Francesco era il suo tentativo ingenuo di afferrarlo per sempre almeno da morto, lui che da vivo le stava inesorabilmente sfuggendo. Era il saluto che non gli aveva potuto dare. Si regalava la certezza postuma che proprio in quell’istante lei lo stesse pensando, come lui sicuramente le aveva dedicato un pensiero, steso su quel marciapiede, perché la contemporaneità delle emozioni, la telepatia come la chiamano, è una cosa che esiste tra gli esseri umani, ne era convinta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È una ben misera consolazione constatare che un dramma grande ha come beneficio collaterale la rimozione di uno che si rivela, al confronto, davvero poca cosa. Solo quando era vicina ormai al parto, cominciò a pensare con terrore alle somiglianze che suo figlio avrebbe rivelato. Sperava con tutta se stessa che, da bravo maschio, avrebbe preso tutto da lei e poco dal padre. Questa paura ha preteso molto per abbandonarla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;C’è stato il suo tradimento e niente potrà cancellarlo, dal momento che si è fatto carne, la carne che le è più cara, che più dipende da lei. Che cosa l’abbia spinta tra le braccia di Gianni è un punto di buio su cui non vorrebbe più interrogarsi, perché ogni volta fa apparire più logora, nebulosa e banale la riflessione precedente. Si sforza di girare pagina, di convincersi che è un capitolo chiuso per la sua coscienza. Non è sufficiente, il pensiero galleggia, non vuol saperne di andare a fondo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non nega che il dottor Giovanni Perez l’abbia sempre attratta: per la figura, per l’intelligenza, per i modi. Se aveva una fiducia sconfinata nel medico, ne aveva anche di più nell’uomo. Non si sarebbe mai aspettata che quella persona avrebbe finito per compenetrarsi nel modo più profondo con la sua vita, al punto di farle concepire un figlio suo e non di suo marito. Non era stato difficile calcolarlo. Quando glielo disse, Gianni anziché adombrarsi si illuminò. Era uno scapolone impenitente. Frequentavano persone diverse, non c’era mai stata occasione perché Alberta venisse a saperlo. Chissà in quante altre circostanze aveva eluso il rischio di una paternità indesiderata. Anche con lei aveva messo in atto le solite cautele ed era semplicemente paradossale che un ginecologo, abituato a calcolare i calendari delle ovulazioni, consapevole che un coitus interruptus di per sé non garantisce, avesse potuto commettere una simile sventatezza. Ma sono gli uomini a sbagliare, non le professioni che indossano, magari con un camice bianco per dieci ore al giorno. Uno psicanalista avrebbe saputo sospettare e forse ricostruire in quell’uomo un desiderio occulto. Il bisogno di una smentita umana. Se quel lettino delle confidenze fosse esistito, se Alberta avesse potuto mettersi alle spalle di un ipotetico terapeuta e ascoltare, avrebbe capito che quel figlio Gianni glielo aveva estorto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quando il commissario Pagliaro la lasciò sola dopo quell’incontro iniziale, la prima verità che Alberta volle confermarsi fu che l’amore che aveva provato per Francesco e l’attrazione che lo aveva spinto tra le braccia di Gianni non erano dello stesso conio. Più profondo, se non più forte il primo. Non rinunciava a raccontarsi la bugia che loro due erano fatti l’uno per l’altra e che solo le contrarietà della vita avevano potuto allontanarli. Anche per questo, in quei giorni rifiutava ogni richiesta d’aiuto dal medico. Più di una volta non aveva risposto alle sue chiamate al cellulare. Aveva bisogno di tenerlo lontano. Ciò non le impediva di considerare quelle due storie sentimentali come gli archetipi dei due tipi di attrazione, estremamente diversi tra loro, che una donna può provare verso gli uomini nella sua vita senza per questo sentirsi una puttana. Le venne da pensare che anche lei aveva già avuto tutto quanto poteva aspettarsi e che la maternità si sarebbe piazzata sopra la sua passione come una pietra tombale. Non la sentì come una privazione, semmai come la constatazione di essere definitivamente passata in una fase dell’esistenza segnata da sicurezze: di ciò che si è avuto e di ciò che si è perso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Malgrado tutto, quel che le era accaduto in poche settimane non riusciva a toglierle una duratura, per lei inconsueta serenità. Per quanto appaia paradossale, erano state quelle settimane a portarla dentro di sé. Una sola cosa continuava a rimproverarsi: l’aver rubato incautamente a Francesco la sua legittima paternità. Se ne sentiva interamente responsabile, come se l’apporto di Gianni fosse ininfluente. E anche se Francesco non avrebbe più potuto saperlo, aveva intimamente deciso che il miglior tributo che poteva rendere a lui, alla memoria del loro amore che prima di indebolirsi era stato così forte, era restituirgliene una postuma, senza future ritrattazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dopo ciò che Alberta aveva saputo in quel primo incontro col commissario Pagliaro, si attendeva di essere presto o tardi informata sull’esito delle indagini. Ma una normale aspettativa non è detto sia soddisfatta da una replica normale della realtà. Alberta aveva apprezzato di essere entrata in contatto col freddo apparato di un’inchiesta giudiziaria in un modo così domestico, senza una convocazione in un ufficio. Non avrebbe immaginato che la delicatezza del dottor Pagliaro sarebbe diventata un’abitudine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Anche questa seconda volta, il commissario Pagliaro si è presentato senza preavviso. Ora che inizia a conoscerlo, capisce perché non telefona prima. Il timido sarebbe in imbarazzo, il poliziotto non vorrebbe concedere la scappatoia verbale di un rinvio. Baciamano a parte, per il resto si comporta con lei come un uomo d’altri tempi e questo, se da una parte la spiazza, dall’altra la lusinga moltissimo. Si è subito scusato per la visita a sorpresa ma, mentre lei lo faceva accomodare in salotto e gli toglieva di mano un impermeabile stazzonato e un po’ umido di pioggia, il commissario l’ha anticipata affermando che non poteva pretendere di farla venire in commissariato per parlarle, visto che era sola a badare a un neonato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ma sua suocera non la aiuta un po’?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Che cosa gli ha risposto? Non ciò che ha pensato. Deve avergli dato una di quelle spiegazioni vaghe e perlopiù menzognere che si inventano lì per lì quando ci si deve tirar fuori da un imbarazzo. Eppure ad Alberta non è sfuggito che, mentre serviva la sua piccola ipocrisia familiare nel vassoio della cortesia, il suo interlocutore non l’aveva bevuta. È strano come solo dopo che certi fatti sono accaduti, essi riescono ad apparirci in piena luce, a riproporsi nel nostro ricordo senza equivoci. Mentre li viviamo, finché siamo sul set a interpretarli, non sappiamo decifrarli, in un certo senso improvvisiamo. Quando passiamo in platea a rivedere il film, la sequenza del dialogo, perfino la scelta delle parole, tutto insomma si fa chiaro e addirittura studiato. Ora che è sola, che spera di avere ancora qualche minuto di tregua prima che Massimo Valerio si svegli, se sta centellinando il ricordo dell’incontro col commissario, è soprattutto per tenere a bada l’immagine di quello che è venuto subito dopo, con Bianca. Sì, Alberta si va convincendo che il giovane funzionario di polizia, senza conoscerle, ha capito molto di lei e di sua suocera. Certo non può aver capito tutto, ha però intuito i tratti essenziali del loro rapporto. Altrimenti non avrebbe detto quelle parole, congedandosi in fretta quando Bianca, anche lei del tutto inattesa, è apparsa dietro la porta di casa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lei ha una nuora molto forte, signora Aversa.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il caso ha voluto lasciar accadere l’improbabile e l’intempestivo: far incontrare le due persone sbagliate nella casa sbagliata. Cosa può aver pensato Bianca vedendoli assieme: il commissario seduto comodamente nel divano mentre Alberta veniva ad aprirle la porta? La seconda vedova Aversa non ha saputo evitare la goffaggine nel presentare il dottor Pagliaro alla prima. Anche l’uomo si è drizzato in piedi con una sveltezza eccessiva, come se lo avessero sorpreso in un atteggiamento sconveniente. Alberta ha rispettato le consegne del commissario. Non le ha mai riferito, né dell’altra visita, né tanto meno del suo perché. Forse, vista la situazione di imbarazzo creatasi fra i tre, è stato un errore. Bianca aveva a malapena ricambiato il saluto del funzionario di polizia che, nell’affrettarsi a chiedere il soprabito, aveva finito per rafforzare il senso di ambiguità che già si percepiva nell’aria &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; mentre un solo minuto di conversazione con entrambe sarebbe bastato a smorzarlo. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;S&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;i era subito diretta verso la cameretta del bambino, più per condannare con la sua assenza quell’incontro, che doveva apparirle incongruo, che per togliere d’impaccio i due.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Il commissario Pagliaro è venuto per via dell’inchiesta …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«No, Alberta, scusami ma non voglio saperne nulla, abbi pazienza.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta non sa cosa Bianca abbia pensato. Quella frase non l’ha aiutata a interpretarlo, tutt’altro. Non vuole sapere dell’inchiesta o di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;altro&lt;/em&gt;? Senza riscontri, il sospetto di Alberta non può che dilatarsi. Una volta tanto, se ne sente colpita ingiustamente. Eppure, quando è andata via, Bianca non è stata fredda come al solito, l’ha abbracciata trasmettendole forza. Le ha detto che, se non le dispiaceva, sarebbe venuta tutti i giorni per aiutarla con il bambino. Darle la possibilità di uscire senza chiedere aiuto alle amiche, come aveva fatto in quelle prime settimane. Avere il tempo di andare da un parrucchiere o semplicemente di farsi distrarre un po’ dalle vetrine di un centro commerciale. Era più che una promessa: somigliava a un’imposizione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Bianca, lei qui deve sentirsi a casa sua.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non l’aveva mai chiamata prima per nome. Le è venuto così spontaneo che, quando stava per scusarsi dell’improvvisa confidenza, si è trattenuta appena in tempo. Se n’è pentita. Se avesse lasciato uscire quelle parole, forse la reazione di Bianca sarebbe stata una rima alla sua confidenza e avrebbe fugato ogni dubbio sullo stato d’animo di sua suocera.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il commissario Pagliaro è venuto per via dell’inchiesta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; … &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Certo, ma quali notizie aveva portato? Bianca non ha voluto sentirle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Nessuna, in realtà. Aveva confermato la sua tesi, debolmente e quasi non fosse la cosa più importante, come se in fondo intuisse che per Alberta non contava molto sapere come erano andate realmente le cose nell’omicidio di Francesco. Aveva invece voluto parlare di suo marito, di qual era il suo carattere, il suo modo di argomentare le cose che gli stavano a cuore, di gioire e di affrontare un dolore. Le aveva fatto domande senza punto interrogativo. Avevano piuttosto il tono di costatazioni, come se in poche settimane di indagini lui avesse capito meglio di sua moglie che genere di uomo fosse Francesco Aversa. Domande difficili più che intime, perché la costringevano a denudare, nel vivo di una conversazione, riflessioni pavide che finora avevano poltrito nel tepore della sua testa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Sembrava una chiacchierata da ora del tè, quella col dottor Pagliaro. Eppure era un interrogatorio, anche se lui non prendeva mai appunti — doveva avere una memoria fotografica. Davvero nulla nel suo modo di essere tradiva il mestiere del poliziotto. E c’era stato un istante di svelamento in cui le era parso che il commissario … no, sedurla non è la parola esatta, in tutta onestà non può dire che l’abbia tentato, piuttosto … offrirsi: ecco il termine giusto. Un offrirsi che, senza essere invadente, le è parso andare oltre ciò i loro due ruoli avrebbero suggerito e, forse, imposto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È una piccola vendetta della memoria, il fatto che ora Alberta veda richiamata, come ultima traccia di questa visita, un’immagine indecente che ha cercato subito di dissimulare? Lei che, per una frazione di secondo, posa lo sguardo sulle parti intime del commissario nascoste dai suoi pantaloni? È sicura che gli occhi non si sono fermati, sono solo passati di lì: non lo è altrettanto che l’uomo seduto di fronte a lei non abbia visto. È un poliziotto. Se l’ha notato, poiché deve essere un signore oltre che un timido, spera che abbia finto di non vedere, di non capire. Che abbia dimenticato e non conservi di lei un’idea sbagliata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma che cosa vuole da lei? che cosa pensa di darle? Da un uomo le sono arrivate sempre offerte che, prima o dopo, mettevano sul piatto la stessa cosa. Anche da Francesco e da Gianni. Con il commissario Pagliaro, per la prima volta, si è vista oggetto di attenzione e non di desiderio. Sarà perché è una puerpera? O perché quest’uomo che neanche la conosce sta veramente offrendo, con la complicazione tipica dei timidi, una semplice, disinteressata proposta di amicizia?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Cosa mai le viene in mente? Perché dovrebbe attendersi tutto questo da uno che si occupa di ben altro per mestiere e che ha avuto due sole occasioni di incontrarla? Eppure è questa, ora che è sola, la sensazione con cui la visita la lascia in compagnia, ed è convinta di essere stata troppo formale nella sua compostezza, troppo sbrigativa nel suo congedo, troppo avventata nella chiusura di ogni spiraglio a quel soffio di disponibilità. Ma un rimorso non è uno stato d’animo cui si può dare in pasto adesso. Allora se ne divincola, cercando un pretesto per assolvere la propria durezza. Ce l’ha praticamente sotto il naso. Il bisogno di tenere lontani, in questo momento della sua vita, gli uomini da sé e da suo figlio. Lontani per istinto di conservazione, come una leonessa protegge i propri cuccioli da un grosso maschio che vuole accoppiarsi perché metta al mondo i suoi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il vero motivo di questa sua offerta, Federico Pagliaro non se lo è ancora raccontato. Non sa neanche che come tale è stata percepita. Lui ha soltanto voluto essere protettivo. La sua timidezza con le donne &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; non con tutte: con quelle che lo interessano, come Alberta &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; è una nebbia, un disorientamento che non lo fa risalire fino all’origine dei suoi sentimenti, lui così bravo a stanare quelli degli altri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A voler cercare delle ragioni, il commissario Pagliaro ne ha una forte, nella sua vicenda umana, per fargli sentire vicine donne come la vedova di Francesco Aversa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Appena uscito dall’ufficio del P.M. che lo aveva convocato per affidargli le operazioni dell’inchiesta, aveva in mano una scheda. Compilata chissà da chi, conteneva per sommi capi la descrizione della dinamica del delitto, della storia personale della vittima e delle sue relazioni familiari. Un fotografo che nel tempo libero visitava i detenuti, una madre vedova, una moglie partoriente in ospedale. C’era un errore: avevano scritto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;partoriente&lt;/em&gt; e non &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;puerpera&lt;/em&gt;. Se la parola &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;detenuti&lt;/em&gt; gli suggerì decisamente quale strada doveva prendere la sua indagine, la parola &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;partoriente&lt;/em&gt; lo condusse su un’altra pista, più emotiva che professionale: quella di una donna destinata a rimanere sola con un figlio appena nato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Federico Pagliaro è cresciuto senza padre, a partire dai sette anni. Un padre morto ammazzato come Francesco, sia pure per cause assai diverse. Terrorismo, quello degli anni di piombo. Anche Antonio Pagliaro era poliziotto. Un semplice agente scelto, di scorta a un magistrato. Nello scontro a fuoco fece in tempo a dare la sua vita ma non a proteggere quella che gli era affidata. Il figlio di Antonio Pagliaro ha avuto la fortuna e soprattutto la volontà di studiare. Non avrebbe mai pensato di seguire nel lavoro le orme di famiglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È stato uno di quegli adolescenti che, senza una figura maschile in casa, finiscono per fare da padri a se stessi. Uno destinato a diventare adulto prima degli altri. Scorza dura e polpa tenera, come un melone. Ha scelto la facoltà di Scienze Politiche perché lo attraeva l’idea della carriera diplomatica. Cresciuto di un’esistenza povera, senz’aria, voleva viaggiare, respirare il mondo. Poi, fresco di laurea, ha capito che era una professione dinastica e che un outsider come lui non aveva speranze. È capitato il concorso per accedere alla Scuola Superiore di Polizia. Lo ha vinto al primo tentativo, perché è uno in gamba, tutti trenta all’università. Un’opportunità di lavoro non si poteva scartare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fintantoché ha frequentato i corsi della Scuola, ha ancora creduto in una storia di autodeterminazione, per quanto condita da casualità che parevano corrispondenze. Solo quando gli è stata consegnata la lettera di idoneità, con nomina contestuale a Commissario Capo, si è visto pezzo di un destino. Quello che aveva aspettato con pazienza per più di vent’anni e finalmente si era compiuto. Ha guardato verso il cielo, con la lettera palpitante tra le dita come l’ala di una farfalla imprigionata. Lo ha visto approvare, lo stesso sorriso con l’occhio sinistro chiuso che ha nella foto in cui lo tiene sulle spalle al mare, un po’ mossa perché papà lo faceva ballonzolare e la cosa, ancora lo ricorda, per quel pizzicore strano nell’inguine lo faceva ridere da matti. La foto ha campeggiato per anni sul comodino di mamma. Ora è sul suo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Prima sede Trapani. È lì che l’hanno soprannominato &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘u duttureddu&lt;/em&gt;. Non se l’è mai presa, anche se è basso di statura. Lo sentiva che lo dicevano con simpatia e anche con un po’ di stima. Federico ha occhi chiari e dolci che sono una passatoia verso la sua vera natura, in mezzo a un volto solcato di difese. Questa maschera espressiva non è di famiglia. Si è temprata nelle giornate dure. Il callo del poliziotto non dimentica mai di passarlo a prendere sotto casa, neanche quando esce per fare la spesa. Lo ha sorpreso che la fama del suo soprannome sia arrivata tanto lontano, fino a questa città settentrionale, fino a gente come Dimmisi. Ora è qui da sei mesi, nessuno lo chiama più in quel modo, anche da questo ha capito che la Sicilia un po’ gli manca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non è tornato al Nord per motivi familiari. Non ne ha più. Sua madre se n’è andata. Sei anni fa. Il cuore. Lo ha fatto galoppare troppo, negli anni in cui ha tirato su un figlio senza aiuti da nessuno. Finché Federico ha avuto bisogno di lei, il cuore ha resistito. Non oltre. A chiunque perda una madre anziana resta la consolazione di commuoversi rispolverando la spensieratezza di una foto giovanile, magari ingiallita dal tempo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; se ha la fortuna di possederla. A lui che foto di una madre vecchia non può averne, le ultime immagini di lei, senza avere avuto il tempo di ingiallire, raccontano di una vita difficile che ha dovuto conoscere la vecchiaia a poco più di quarant’anni. Nella sua fantasia mai morta di bambino che, come ogni fantasia, resta un miracolo senza prove, sua madre annuncia Alberta, fisicamente, come se a questa donna che ha conosciuto per caso, durante una delle sue indagini, sia toccato di reincarnarla seguendo il ciclo misterioso di un archetipo femminile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Al di là delle analogie più o meno fondate, al di là delle coincidenze spiate, forse Federico Pagliaro è il solo uomo che Alberta abbia mai incontrato ad avere capito che cosa è lei veramente. Una piccola principessa scalza che appassisce di paure. Sono bastati due incontri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se sapesse che è l’altra signora Aversa, Bianca, ad appartenere alla categoria per cui ha tanta devozione &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; mogli e madri per cui è stato scritto un destino di lotta solitaria. Non si può sempre sapere tutto. A volte neanche lo si vuole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta non può immaginare che cosa è passato nella testa della madre di Francesco in queste ultime ore, che cosa l’ha spinta ad andare finalmente da lei. Neanche se le fosse data in prestito per pochi secondi l’immaginazione che non ha mai posseduto, potrebbe arrivarci.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;C’è una lunga curva prima di arrivare a casa di Bianca Aversa. L’autobus — lo stesso che l’ha portata fino alla clinica dov’è nato Massimo Valerio, quel giorno d’ottobre in cui tutto le è crollato addosso — si avvia verso il capolinea, poco più avanti, dove fa solo una breve sosta prima di tornare per la stessa via, nella direzione opposta. Ciò che sembra un inutile giro è in realtà un prezioso privilegio per chi abita in quella strada: chi perde l’autobus all’andata, può fare in tempo a prenderlo al ritorno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La mattina che si recò nella clinica, era il ritorno quello che Bianca stava perdendo, perciò si era tanto affrettata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ieri lo ha preso di nuovo, per tornare a casa dopo alcune commissioni. Era una di quelle ore che lavoratori e studenti lasciano orfane, abbandonate, un’ora morta dove vagano solo creature solitarie &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; pensionati, svitati, ubriachi. Nell’autobus in cui è salita per poche fermate non c’era nessuno. L’autista era lo stesso del giorno della morte di Francesco. Una coincidenza? Bianca ha voluto credere di no. Non ha osato avvicinarsi per salutare, benché lui l’avesse riconosciuta. È rimasta lì, nel posto più largo riservato ai portatori di handicap, a spostare cose nella testa senza sentirne la consistenza, senza metterle a fuoco, perché ogni pensiero da qualche giorno sembra svuotarla piuttosto che riempirla e offrirle un pretesto di sopravvivenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A un certo punto l’estraniamento ha toccato l’apice: si è vista dall’esterno, come avrebbe potuto osservarla un passante fermo in quel momento su un marciapiede: la sagoma di una vecchia signora seduta su un autobus in corsa, una vecchia afflosciata sulla sua malinconia che qualcuno sta deportando, via da qui, dal presente, chissà verso quale nulla. Una fantasia patetica, tutt’altro che consolatoria. Niente dura a questo mondo, Bianca: la giovinezza, l’amore, l’infanzia di un figlio. Le cose preziose presto o tardi ti lasciano, resta niente se non sai incontrare la tua presenza e riconoscerla come compagnia. Resti tu. Ma come è difficile indossare ogni santo giorno la vita senza uno scopo, quando ti hanno annichilito l’ultimo che ti era rimasto. Una prova troppo ardua, che riempie solo del desiderio, così umano, di mollare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Persa nelle sue amarezze, non si è accorta che, mentre sperimentava l’illusione mentale di allontanarsi da se stessa, perdeva anche qualcos’altro: l’autobus aveva superato la sua fermata — quella dell’andata. Si è allarmata: solo i pochi istanti necessari a rianimarsi. Sapeva di avere una seconda possibilità. Ha prenotato lo stop col pulsante rosso. Arrivata la fermata del ritorno, ha fatto i quattro metri che la separavano dal conducente con un piglio da ventenne e, apposta per regalargli un sorriso, è scesa dalla porta anteriore. Non sapeva ancora chi o che cosa l’avesse svegliato, ma aveva di nuovo dentro un languore di vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Una seconda possibilità. Doveva aver perso la prima. Ma dove, quando? per che cosa?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La risposta non ha tardato a venire. Avrebbe detto che la stesse aspettando. Come qualcuno a un appuntamento, vedendo arrivare la persona attesa, prima cerca di richiamarne più volte, inutilmente l’attenzione, infine si arrende a ridere di quella eterna distrazione, che conosce così bene, che ama come tutto il resto di lei, certo che prima o poi sarà visto e una ricerca ansiosa si scioglierà in un sorriso, ricambiato da quello che lo attendeva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Allo stesso modo, Bianca si è trovata faccia a faccia con qualcuno che la aspettava: &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;lui&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Lì, accanto a lei, un alito d’anima a far fremere la pelle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Bianca è credente. Lo è in un modo convenzionale e sincero al tempo stesso, come molte donne della sua età. La vita non ha mai avuto l’estro di far crescere la statura di questa fiammella così ingenua, praticamente identica a quella che la animava quando era ancora una ragazzina, ma neanche la forza di spegnerla. Là, sulla curva del 444, in quel preciso istante e in nessuno dei precedenti Bianca ha sentito che suo figlio non poteva andare in fumo come il suo corpo, che quanto di lui era permanente la osservava e in un certo senso stava aspettando che lei lo capisse. È sopraggiunto un minuto di gioia dolente, uno di quei sentimenti che nascono sulla corta frontiera che il dolore divide con la felicità, per questo sanno al tempo stesso far piangere e gioire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Si è dovuta sedere sopra un muretto di tufo, sulla pancia della curva, per ascoltare. Attorno c’era il niente, neanche il ronzio di un’auto nei paraggi, solo il silenzio del quartiere deserto in orario di scuola e di lavoro e una polifonia diffusa di uccelli invisibili. Attraverso quella normalità abbandonata alla sua indolenza, Bianca sentiva arrivarle chissà da dove il timbro inconfondibile della voce di Francesco, comprese le sue &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;e&lt;/em&gt; aperte fuori posto che non si sa da chi aveva preso. Inutile orientare il volto. La voce era ovunque e da nessuna parte. La voce era dentro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non avrebbe dovuto farsi cogliere in fallo. Avrebbe potuto capire prima. Un’anima non sa più cosa sia la propria sofferenza, l’ha lasciata nel corpo e quel corpo è diventato polvere, subito in un crematorio, oppure col lento concorso del tempo. Nondimeno sente la sofferenza di chi le è stato caro. Bianca si è troppo chiusa nella sua prospettiva di dolore per capire che ne esistevano altre due. È un rimprovero, quello che Francesco le muove. Non può essere contento di vederla così, piena di cordoglio e di astio che la macerano senza un fine. Non capisce come sua madre, malgrado ciò che ha saputo o crede di aver saputo, possa scegliere per una contabilità degli errori e presentarne la nota a due persone che a suo figlio stanno a cuore quanto lei. Se lui ci fosse ancora, Bianca non si comporterebbe in questo modo. Rispetterebbe ciò che lui avrebbe amato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La seconda possibilità. A chi ha fallito la prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A sé. Ad Alberta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A questo bambino appena arrivato, frutto innocente di un istante di fragilità, è ancora la prima che sta negando. E poi una vita che si affaccia non può nascere indebitata, una vita nuova sorge a dispetto degli errori, perché è semplicemente vita che sconfigge la morte, come una nuova generazione di foglie si sostituisce a quella transitoria, impermanente che è finita a marcire nell’umido per creare l’alimento della sua successione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La vera porta è quella stretta, è scritto da qualche parte in un vangelo. Bianca non ricorda quale né in quale passo, ma che importanza ha. C’è sempre da imparare, mai da insegnare nella vita, dove i veri maestri sono quelli che in fondo non sospettano di esserlo. La fede si fa riconoscere meglio, quando ti spinge nella scalata alla porta stretta e te la fa oltrepassare. In passato, non le è mai stata data la possibilità di scegliere da quale porta passare. Ha sempre accolto i problemi che il destino le ha mandato incontro, alcuni dei quali enormi. Non è mai fuggita, uno dopo l’altro ha saputo arrivarne a capo. Ma era una strada obbligata, senza vie di ritirata. Oggi, a settant’anni, la vita ha deciso di sottoporla a una nuova prova, lasciandole l’opportunità di scappare. A mostrarle il bivio che aveva di fronte è stata la sola mano che lei potesse ancora desiderare di seguire. Bianca si è lasciata condurre per la salita e non sa quasi più che c’era anche una discesa. Se lo si potesse vedere, il suo volto conserva una luce estranea, è un chiaro senza la sua luna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Potesse rendersi conto che questo piccolo varco è lo stesso che anche suo figlio a un certo punto ha deciso di cercare, che è proprio da lì che le è arrivata la sua voce … ma non lo saprà mai: quando si decide, si è soli. Per sua fortuna, un uomo non sente come un limite poter vedere solo un tratto di orizzonte per volta. È mortale, è fatto di vita, una cosa più forte della materia inerte anche se destinata a non sopravviverle. Anche i suoi giorni di smarrimento, ora che Bianca è come risuscitata, sembrano benedetti. Non vede l’ora di iniziare a fare ciò che poche ore fa, al solo pensiero, la sconfortava.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fare da nonna a un bambino che non è suo nipote e che porterà per sempre — se nessuno commetterà il barbaro, inutile atto di verità di sottrarglielo — il cognome di suo figlio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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      <title>La vita è una guerra</title>
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      <updated>2011-05-15T09:49:30+02:00</updated>
      <published>2011-03-27T09:45:00+02:00</published>
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              <summary>  La vita è una guerra personale. Per chiunque. Tutti contro tutti. Senza...</summary>
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          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La vita è una guerra personale. Per chiunque. Tutti contro tutti. Senza dichiarazioni preventive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Più che un’ideologia, era un dono di battesimo, retaggio di chissà quale consanguineità. L’esperienza aveva perfezionato l’opera, mettendo all’istinto nudo il vestito della convinzione. La vita è guerra totale di tutti contro tutti e le associazioni degli uomini — nella politica, nel mondo degli affari che per definizione non potrà mai escludere quello del crimine — sono sempre alleanze momentanee, guerra comune contro un nemico comune. Le chiamano correnti, cordate, consorterie, cosche ma sono variazioni dello stesso tema e non solo perché iniziano con &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Co&lt;/em&gt;. Anche la Chiesa è stata attraversata da guerre fin dalle origini e, in pieno ventesimo secolo, le resta addosso il sospetto irrisolto di un papicidio autogestito. Perfino in seno a una famiglia ci sono guerre e non è mai stato difficile che il sangue finisse sotto i piedi dell’interesse. Il primo morto ammazzato resterà per sempre un fratello. Niente e nessuno si sottrae a questa legge che si definisce umana senza avere nulla di questo aggettivo. Gli uomini, per quanta strada abbiano messo tra loro e le caverne, non hanno perso né il ricordo della prima clava, né il gusto di brandirla alla prima occasione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Questa la carta programmatica di Ignazio Dimmisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Mai scritta, sempre applicata. Siccome nel lupo il vizio sopravvive al pelo, don Ignazio non l’ha rinnegata soltanto perché gli è stato tolto un presente su cui continuare a spuntarla comma a comma. Semmai, l’isolamento ha stagionato la convinzione come la cantina invecchia un vino buono, dandogli il retrogusto della filosofia. Il vizio ha prestato a titolo gratuito mille e una ragione a una lunga pratica criminale e perfino a una ritirata, non completamente subita, non del tutto indesiderata. Sono i vigliacchi e gli stupidi a cambiare idea solo perché hanno perso. Se una battaglia può lasciare morti sul campo ma equilibri inalterati, una guerra fa sempre vincitori e vinti. E il vinto, se è uomo degno, uomo d’onore, deve trovare il coraggio di dirselo e di lasciare strada. Così vuole la vita e così sospinge gli uomini. Lui non è stato un’eccezione ma occorrenza di una regola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A proposito di regole. Le leggi, lo sostiene uno che le ha schivate per mezzo secolo, sono fatte per essere regolarmente infrante, in primis da chi le fa, dal potere costituito. L’ultima cosa che un politico eletto dal popolo dovrebbe fare è mettere l’interesse personale davanti a quello pubblico. La cosa che più riesce facile a un politico è mettere l’interesse personale davanti a quello pubblico. Come accelerare in discesa. Lo stesso fa il manager di un’azienda. Si fa i cazzi suoi, col paravento dell’interesse della proprietà o degli azionisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Che cosa sarebbe questa mafia allora? È chi non è stato invitato alla tavola del potere, ma ha trovato il modo di gustare lo stesso menù restando in cucina? Siete fuori strada, illusi! Così era una volta. Oggi non più. A quel tavolo ci sta seduto, perché si è data una veste presentabile, imprenditoriale, e gli affari in qualunque società moderna sono sacri — anche quelli che hanno un retrobottega di lavoro sporco, un capitale che nasce facile e soprattutto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;cash&lt;/em&gt;, dal pizzo, dalla droga, o dal sesso comprato per strada. Questo lavoro non pulito, se e quando serve, lo fa la consociata che agisce in un offshore della legge e della morale: la dependance armata, il &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;back office&lt;/em&gt; impresentabile della capofila, che ormai siede nei Consigli di Amministrazione con le sue teste di legno incravattate e ha accesso ai palazzi con gli “amici degli amici”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La mafia in realtà non esiste, è un termine letterario. Lo citano i giornalisti, si ascolta nei film. Già i magistrati lo trovano impreciso e finiscono per usarlo solo in modo convenzionale, per farsi capire. Per questo, quando un presunto mafioso, un politico accusato di essere colluso dicono che la mafia non esiste, non mentono del tutto. Nuotano in un’imprecisione lessicale, in un limbo di significato. È un cavillo grammaticale che spiega molto di una mentalità costruita di poco fatto e tanto non detto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alle origini di tutto c’era e c’è l’onore, e se l’onore è la qualità di un uomo, quell’uomo diventa uomo d’onore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non da un giorno all’altro. Non per dinastia. Ci vogliono prove: costanti, ripetute nel tempo, convincenti per i più e tranquillizzanti per i meno. L’uomo d’onore può essere chiunque &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; un agricoltore, un avvocato, pure un prete. Se non sa menare le mani o sparare, non è un problema. Qualcun altro, all’occorrenza, lo farà al posto suo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se l’onorata società fosse oggetto di brevetto, la Sicilia intera potrebbe vivere solo di royalties che affluirebbero dalle malavite di cinque continenti. Purtroppo per noi siciliani &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; o per fortuna &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; non è così. La mafia è un format gratuito, la cosa più facile da globalizzare dopo la Coca Cola, i bluejeans e il cellulare. Ma l’antistato non può campare sulle stesse regole dello stato. Deve farsi le sue. Deve avere un suo potere legislativo e un suo potere giudiziario. Chi decide le regole e chi, all’occorrenza, le fa rispettare. E il modo di farle rispettare è uno solo, pure questo globalizzato. Nella giurisprudenza mafiosa, la parola &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;garantismo&lt;/em&gt; non esiste. Nessuna lungaggine burocratica: quando serve, il processo si celebra per direttissima, con rito sommario. La vera sfida di un antistato non è di schivare le leggi: è quella di misurare costantemente la propria architettura istituzionale con quella ufficiale, per dimostrare qual è la più forte, la più rispettata. La più efficace. Questo ho visto e questo so. Parola di Ignazio Dimmisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Come si diventa uomini d’onore? Per successione, per scelta, per fatalità?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ammesso e non concesso che la lista sia completa, a Ignazio era capitata la terza via.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Veniva da una famiglia come tante di una valle intestina e dimenticata della Sicilia, una piccolissima borghesia di seconda generazione. Suo padre Cataldo, figlio di bracciante, faceva il contabile in una masseria di certi signorotti poco fuori del paese ed era stato il primo della schiatta ad avere studiato, arrivando a completare quello che allora si chiamava &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;avviamento&lt;/em&gt;, perché avviava a un mestiere chi per nascita non poteva accampare diritti di aspirare a una professione. Ignazio, senza sconfinare, alzò di un tanto la pretesa: andò a studiare nel capoluogo dove conseguì il diploma di ragioneria &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; al liceo i suoi non l’avrebbero mai mandato. Aveva insistito per proseguire, non tanto perché aspirasse a un lavoro migliore di quello di suo padre, ma perché i libri, lui, li aveva sempre amati, fin da ragazzino. Soldi per comprarne in casa non ce n’erano, così Ignazio si era fatto una cultura ben superiore al titolo scolastico, consumando letteralmente i volumi della biblioteca comunale. Leggeva tutto ciò che gli capitava tra le mani, purché fossero pagine rilegate. Da Montesquieu a Conrad, da Dumas a Darwin, senza esclusione di generi. Il bibliotecario, un tal Boccardo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; torinese finito chissà come in quella landa di fichidindia &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; gli aveva predetto un avvenire da professore. Era un pessimo veggente ma in un piccolo dettaglio, come si saprà, non si era sbagliato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ai suoi tempi, il diploma di ragioniere non dava accesso ad altre facoltà se non a quella di economia e commercio, perciò a Ignazio, che amava la filosofia e la letteratura, non restò che cercarsi un impiego. Ne aveva trovato da poco uno, sempre nel capoluogo, in una ditta che esportava mandorle, di proprietà di un inglese, quando una brutta notizia lo richiamò subito in paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Avevano ammazzato il suo migliore amico, Carmelo, compagno di banco, di strada e poi di caccia alle prime femmine, con un apprendistato allora comune a tutti che era il bordello, la casa che la legge Merlin avrebbe reso letteralmente &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;chiusa&lt;/em&gt; pochi anni dopo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio ne restò sconvolto. Quella notizia non era qualcosa che arrivava e colpiva. Gli veniva strappata via come carne viva. Non se ne capacitava, la morte per lui ventenne era cosa astratta, straniera. Più lo avesse toccato da vicino, meno l’avrebbe potuta accettare. Quella morte non era solo vicina, era come fosse sua e per molti versi lo fu. Erano cresciuti insieme. Per lui Carmelo era più di un fratello. Era lontano da un po’, non poteva essere al corrente di tutto. Dunque non aveva saputo che Carmelo era diventato un &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;picciotto&lt;/em&gt;. Quando glielo dissero non capì. E quando capì non ci volle credere. Un anno di separazione non poteva averli allontanati tanto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;C’era ancora, dalle loro parti, una classe di gabelloti arricchiti, scarpe grosse e cervello non altrettanto fino, tutt’altra cosa rispetto alla sofisticata industria criminale che si sarebbe sviluppata, di lì a non molto, anche in quella provincia povera e desolata. Ne annunciavano il futuro né più né meno come il Pitecantropo anticipa quello dell’Homo Sapiens. Ma in una valle dove la ricchezza era ancora in buona parte in mano a una classe di vecchi feudatari inetti e in piena decadenza, che il potere centrale aveva sperato di estinguere dando loro seggi in un qualche parlamento, fosse pure regionale, quella proto mafia di stampo rurale fioriva come il vischio prospera sui pioppi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Al giovane Dimmisi, quel mondo cupo, ancestrale, incappucciato di silenzi e di ammiccamenti, non riusciva proprio a far impressione. Siccome era di carattere incendiario e non aveva ancora imparato a disinnescare le scintille della sua natura, tornò in paese deciso a fare giustizia. Con l’ingenuità sana sana dei vent’anni, cominciò dal portone principale. Si recò dalle forze dell’ordine a chiedere conto del delitto del suo amico, dello stato delle indagini. Trovò un muro di gomma. I genitori di Carmelo non avevano sporto denuncia, neppure contro ignoti. L’azione penale era obbligatoria ieri come lo è oggi, ma il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri, uomo pacioso per carattere e coperto per parentela, non riteneva una gola tagliata la prova provata. Carmelo Addamo poteva essersi procurato quella ferita anche in modo accidentale, che so, facendosi la barba, anche se restava curioso che per farsela avesse scelto come posto una forra, senza neanche portare con sé specchio, rasoio e crema da barba.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Era un mondo in perenne bonaccia, senza vento di vita. Tutto ristagnava nella sua stessa indolenza e un dio locale, più poltrone di loro, li risparmiava tutti dal rischio che un alito di novità potesse turbarla. Nel fiume del tempo, nella navata centrale della Chiesa Madre non scorrevano solo bare di vecchi morti di troppa vita, ma anche di giovani fiori strappati prima che diventassero frutti, e nessuno ci faceva caso, nessuno si indignava. Ignazio era un vulcano in eruzione e non si capacitava dell’inazione di un società matrigna che non proteggeva i figli. Di quella finta giustizia, che restava immobile a registrare reati come fossero cambi di stato civile, anziché cercare di reprimerli o almeno di perseguirli. Ma le cose da quelle parti erano sempre andate così, gli disse suo padre. Ignazio lo guardò più con commiserazione che con affetto. Non si riconosceva in quel mondo subalterno, impastato di devozione e di fatalismo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se la giustizia con la G maiuscola non faceva il suo dovere, ci doveva pensare qualcun altro. Lo gridò prima di pensarlo. Era partito invettiva dalla sua bocca ed era arrivato minaccia nelle orecchie degli altri, fossero quelle di chi gli voleva bene, o di chi si godeva lo spettacolo a cavalcioni su una sedia accanto a un uscio, o spiando dietro una persiana, e lo andava poi a riferire. Trovò una fila di persone pronte a dissuaderlo: sua madre, donna di rosari e di silenzi, il parroco che non riconosceva più il bambino prudente in quel giovane sanguigno, uno zio che non si capiva bene cosa facesse ma era chiacchierato per le sue “amicizie” e, per finire, un uomo che apparteneva a quella cerchia chiacchierata e che si offrì di aiutarlo a scoprire perché e per quale mano era morto Carmelo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Si chiamava Tano Salemi. Parlava solo in dialetto ma era da quella sintassi essenziale, intessuta di metafore antiche, che attingere una sua arte di persuadere: una dialettica di un’eleganza letteraria che al colto Ignazio non sfuggiva. Se Tano Salemi voleva illuminarlo, non come si fa luce in una cantina ma come si avvampa una torcia, trovava il combustibile adatto. Tutto sembrava cambiato in paese. In realtà poco lo era, in primo luogo Ignazio, diventato un uomo senza sembrarlo ancora. La sua terra, insinuava Salemi, aveva bisogno di qualcuno che si occupasse di difendere i deboli dai soprusi dei potenti, di non far calpestare i valori autentici &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; l’amicizia, il senso della parola data, l’&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;onore&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; da quelli imperanti, in primo luogo uno che tutti li riassumeva: l’accondiscendenza al potentato di turno. La vera rovina della Sicilia era quella classe di leccaculo che barattava la dignità con la miseria di un favore. Ma la dignità non è cosa che si possa mercificare e se qualcuno la vende, vuol dire che imbroglia, che non ne ha.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La storia della sua terra, Ignazio un po’ la conosceva. Da almeno un millennio la Sicilia assaggiava il dominio di governi stranieri, la cui prima preoccupazione, come ogni invasore, era di costruire una classe locale di siffatti vassalli. Sotto questo aspetto, i Borboni non avevano fatto meglio degli Aragonesi, e i Sabaudi erano riusciti a fare peggio dei Borboni. C’era un terreno dove, per quanto inverosimile, il colto Dimmisi e il villano Salemi si potevano incontrare. Un crocevia di convergenze pericolose, come lo sono quelle dove la ragione fa la paglia e la collera il fuoco. Ignazio non sapeva ancora perché Carmelo era morto, ma cominciava a leggere nella sua scelta, a non sentirla più del tutto estranea. Ritrovare anche idee nelle ceneri del suo migliore amico gli era più di incitazione che di conforto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La metamorfosi dal distacco all’adesione a quel mondo fu scandita dalla lentezza di una rivelazione &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; quella di un mandante di un delitto &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;— che doveva &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;passare per un’attestazione di fiducia, per una iniziazione. Salemi aveva scambiato con scaltrezza il percorso con la meta e Ignazio in viaggio non se ne accorgeva. Il teorema di un antistato come la sola possibile risposta di quella terra alla sua sorte di eterna conquista e spoliazione, ebbe così il tempo di costruirsi anche culturalmente nella testa di Ignazio. Lui non era come i picciotti che si lasciavano assoldare per fame o per ignoranza; per quanto lo avesse amato, non era neanche come Carmelo. Aveva studiato, aveva letto. Portava in quell’ambiente la nota esotica dell’istruzione, e una determinazione di parole nuove che non passavano inosservate. Non era un picciotto e non lo sarebbe mai stato. Aveva altri limiti. Imbevuto delle sue letture, a metà strada tra Voltaire ed Edmond Dantès, non era in grado di decifrare l’inganno che gli spacciavano per annuncio. Di discriminare l’aspirazione ideologica, fosse pure rivoluzionaria e autonomista, dalla mera scalata sociale di un gruppo di potere in formazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La parola &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;onore&lt;/em&gt; aveva un effetto prodigioso: fondeva lo scetticismo, cauterizzava il sangue appena schizzava da una gola. L’uomo d’onore agiva sotto la legge marziale, come un soldato in guerra. Con la carota della vendetta dell’amico, l’ignorante, il rozzo Salemi lo incamminò progressivamente dentro un labirinto di nuove conoscenze da cui Ignazio non avrebbe più trovato la via d’uscita. Iniziò offrendogli aiuto per arrivare all’assassino di Carmelo. Proseguì offrendogli un lavoro &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; che ci stava a fare nel capoluogo come modesto contabile senza prospettive, lui era uno in gamba, in paese c’era bisogno di gente come Ignazio. Di che lavoro si trattava? Salemi disse che gli serviva un factotum. Per settimane lo tenne accanto a sé, pagandogli uno stipendio solo per fargli compagnia. Ignazio non avrebbe tardato a scoprire il perché.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Molto era cerimoniale e simbolo tra quegli uomini, che Ignazio conosceva sotto altre vesti, quelle pubbliche. C’era il maestro di scuola, il commerciante, venne fuori che anche il maresciallo era uno di loro. Sotto, una pletora di manovalanza. Si baciavano tra loro per strada ed erano i soli a farlo, all’epoca. Tra loro risparmiavano le parole, come fossero denaro. Le parole al vento, dette per dire, non erano da uomini d’onore, che officiavano il culto del silenzio, perché un silenzio al momento giusto sa stordire, se necessario, più di un urlo. Si sentivano una élite e da élite si comportavano. I migliori dettano le regole e le fanno rispettare. Amministrano la giustizia. Devono guidare la massa degli individui normali, che non sono uomini d’onore e, se il singolo sbaglia, devono dargli un insegnamento. Se il singolo poi persevera nell’errore, allora vuol dire che o è un cretino, o un infame. I primi non costituivano un problema, i secondi sì. C’era un codice per recapitare una minaccia, come ce n’era uno per eseguirla quando diventava inevitabile, imparò il giovane Ignazio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Entrò in fretta in quella piccola nomenclatura in formazione, ancora così profondamente integrata nella vita sociale da esserne indistinguibile. Non dalla porta di servizio. Per ottenere quel privilegio portava in dote la sua istruzione e la sua determinazione. L’inglese Matthew Barnes, proprietario della ditta di mandorle dove aveva lavorato, gli aveva prestato l’&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Arte della Guerra&lt;/em&gt; di Sun-Tzu e lui aveva imparato un po’ di inglese apposta per leggerla, nella traduzione di Giles, quando pochi ancora la conoscevano in Italia. Ne era rimasto folgorato. La usava come un abbiccì per il suo apprendistato esistenziale. Presto il suo citarla per aforismi gli procurò l’ammirazione dei nuovi accoliti e la rese una specie di bibbia orale condivisa. Sull’immenso oceano culturale che divideva la Cina di Sun-Tzu dalla Sicilia di Tano Salemi e di Ignazio Dimmisi, realismo e utopia gettavano un improbabile ponte facendo un solo fascio di false assonanze e autentiche affinità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alla cultura della rivolta che si coagulava nella testa di Ignazio, né individuale né sociale ma rimasta a mezza via, l’onorata società era la possibilità di riscatto degli umili contro i potenti, degli uomini degni contro gli infami: quelli senza principi, che si vendevano al potente di turno. Andava scoprendo che, in fondo, quel mondo non gli era mai stato del tutto estraneo: gli somigliava, credeva in valori simili ai suoi, premiava l’onore e l’impulso. Più avanti &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; quando era troppo tardi per uscirne &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; si sarebbe reso conto che non era così, che la prima regola del potere è il pragmatismo: l’idealismo, che è la sua antitesi, ne sarebbe la dissoluzione. Ma il potere non può fare a meno degli idealisti. Ne ha bisogno perché sono loro a srotolare il tappeto della sua conservazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quello del presunto assassino di Carmelo fu il primo delitto che Ignazio organizzò, e non ne ebbe sensi di colpa, almeno per un po’. Il tempo sufficiente a capire che non era il morto il vero colpevole. Il secondo fu quello del suo capo e protettore, Salemi, l’uomo che filosofava in dialetto, non appena Ignazio seppe con certezza ciò che già sospettava, ossia che era stato lui il vero mandante dell’omicidio di Carmelo, per una questione vile, di gelosia verso una donna che aveva preferito la gioventù al denaro. La miglior difesa è l’attacco, questo dovette pensare Salemi, senza aver letto Sun-Tzu, quando fece di tutto per accattivarsi le simpatie di chi era tornato in paese, a quanto si diceva, solo per vendicare la sua vittima. Calcolò l’impulsività di Ignazio Dimmisi, non la sua intelligenza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fare fuori Salemi e prenderne il posto fu tutt’uno, senza dare spiegazioni. Chi altro poteva prenderlo, se non chi lo aveva eliminato? Era andato a una scuola dove aveva imparato in fretta che l’impulso è una dote da spendere con parsimonia, da affidare alla guida della ragione. Solo così diventa più che efficace, si dimostra letale. Come la lingua retrattile del camaleonte. Il latore dell’insegnamento lo aveva pagato con la vita. Ignazio aveva oltrepassato una dogana invisibile, quella dove la società separa le persone per bene dai criminali. Non sarebbe più tornato indietro. Per il momento la cosiddetta giustizia chiudeva un occhio. Ma anche lui non li aveva del tutto aperti. Non sapeva ancora vedere lontano, valutare le conseguenze delle sue azioni se non a breve raggio. Sapeva invece che fino a quel giorno la vita con lui aveva &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;babbiato&lt;/em&gt;. Solo ora, fosse come fosse, cominciava a fare sul serio. Un rituale macabro lo aveva iniziato al mondo degli adulti, ce lo aveva fatto entrare dalla cantica sbagliata: l’inferno. Alla cerimonia si era presentato portando in dono un sacrificio di cui non valutava tutta la perdita: i suoi sentimenti. D’ora in avanti li avrebbe censurati, dentro di sé non meno che fuori. Ci aveva inciampato con la faccenda di Carmelo e decideva di farne un fagotto, perché una sola volta la vita gli aveva dimostrato che erano una debolezza, una zavorra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Iniziava giovanissimo una carriera già ai vertici. Ai nuovi subalterni, per impressionare, per rafforzare la leadership, raccontava le storie del potere acerbo, Alessandro il Macedone, Annibale, Napoleone, George Custer, tutti in sella poco più che ventenni. Un motivo ci doveva essere. Era l’età più sorda agli scrupoli morali, alle esitazioni. Se un ventenne ha coraggio e un obiettivo, li farà convergere camminando su tutto, a costo di sprofondarci. Quello che Ignazio aveva intrapreso era un viaggio senza una meta, che non arrivava a fare domande al domani perché a rispondere era più rapido l’oggi. Su un piano inclinato, non c’è bisogno di consumare energia, per precipitare basta la forza di gravità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Sangue chiama sangue. Una prima violenza, una seconda si fanno ancora forza dell’odio verso qualcuno. Uno in particolare e nessun altro. Le successive di un odio diffuso, che non ha mira e spara alla cieca. In una vita che avanza un piede dopo l’altro sul filo del pericolo, si impara che la tranquillità non è di questo mondo, ma dell’altro, quello dove si manda anzitempo chi te la voleva togliere e non sapeva che non era possibile, perché l’avevi già persa da tempo, per sempre. In una vita a repentaglio, l’odio, così difficile da maneggiare per le persone comuni, è sentimento quotidiano e si deve mandare giù, a forza, per impedire allo stomaco di vomitare tutti gli altri. Anche quella particolare, raffinata forma di rancore che è il cinismo, il quale, quando nel suo espandersi arriva a investire se stessi, prende un altro nome, si chiama disgusto. Per Ignazio, che al primo colpo aveva abbattuto un falso bersaglio e intimamente ne aveva accusato l’errore, il disgusto fu una malattia primaticcia, per lungo tempo asintomatica. Voler vivere dopo aver ammazzato non è una voglia naturale, ha bisogno della volontà e della pazienza per ricostruirsi, a volte dal nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Da allora, Ignazio Dimmisi ebbe sempre disprezzo per la violenza inutile, quella che praticavano per puro piacere certi animali che avevano l’abitudine di infilarsi i pantaloni quando si svegliavano al mattino. Nondimeno sapeva che c’era una violenza necessaria. Non la praticava mai direttamente. Non che gliene mancasse il coraggio. Contrariamente ad altri capi, inclini per mala razza a non voler cedere a nessuno il privilegio di spegnere un respiro con le proprie mani, la considerava cosa da picciotti, e ciò rientrava in una metafora anatomica del mondo in cui, se c’è una mente per comandare, ci devono essere pure braccia per eseguire. Il braccio dunque era sempre di qualcun altro. Quando considerava inevitabile togliere di mezzo qualcuno, non lo prendeva di petto. L’opposto. Trovava il modo di fargli credere in un tentativo di riconciliazione. Allorché l’altro si era convinto che non era un tranello, che Ignazio era sincero, lui lo invitava a casa. Preparava apposta una tavola elegante e un pranzo speciale. Dava a vedere che stava ammazzando il vitello grasso in suo onore. Poi, al dolce, trovava una scusa per assentarsi un istante e, quando tornava, trovava l’ospite con lo stomaco ancora pieno di cibo che non sarebbe mai arrivato all’intestino. La violenza? Certo non era una cosa esteticamente bella, un atto che gli piaceva. Ma nell’antistato era l’unico rimedio per risolvere una controversia che il negoziato pacifico non aveva potuto comporre. Era il solo tribunale disponibile per punire infami e mancati alleati. Chissà se il suo concetto di infamia era lo stesso aggredito dalla scritta murale che indirizzò Francesco Aversa sulla sua strada, quella che lo avrebbe portato fino al carcere &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; fino a lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi fu il primo uomo d’onore della sua famiglia e questo la disonorò per sempre, al punto che lui stesso, un giorno, si recò da suo padre per dirgli che non solo voleva la sua maledizione, ma la voleva pubblicamente. Il poveretto, in lacrime, era troppo vecchio per afferrare la richiesta di Ignazio e troppo attaccato a lui per soddisfarla, ma Ignazio sapeva quel che faceva. Per proteggere i suoi decideva di rompere definitivamente con loro e di far sapere a tutti che era come cancellato dallo stato di famiglia, anzi che non c’era mai stato. Si vide ancora di nascosto per qualche anno con i vecchi genitori e, dopo che morirono senza che potesse accarezzare le loro bare, dimenticò di avere dei fratelli e loro si dimenticarono di lui. Fu così che salvò loro, se non la reputazione, almeno la vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ogni capomafia si merita la sua &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;ingiuria&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; il nomignolo che gli viene affibbiato, inizialmente di nascosto. Il detto &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Vox Populi Vox Dei&lt;/em&gt; ha l’ostinazione di volersi verificare in qualunque contesto, abbattendo gli steccati morali. C’è sempre un momento in cui la diceria diventa ufficialità e l’ingiuria si eleva allo stato di antonomasia. Ignazio Dimmisi si meritò il soprannome di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘U Prufissuri &lt;/em&gt;molto prima del &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;don&lt;/em&gt;, segno di anzianità più che di importanza e infatti, a lui, in importanza non aggiunse nulla. Il bibliotecario del suo paese, almeno in quel dettaglio, aveva visto giusto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;L’ingiuria coglie un difetto fisico, un lato del carattere o del comportamento. Il capo di un’altra famiglia, in tutt’altro mandamento dell’isola, era noto per essere uomo sanguinario. Ma l’ingiuria che si era preso era quella di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Raluggiaru&lt;/em&gt;, l’orologiaio, perché il suo passatempo preferito era aggiustare vecchi meccanismi a carica manuale. Per coltivare la sua passione si era attrezzato uno stanzino della sua villa a mo’ di laboratorio. La villa era hollywoodiana ma lo stanzino angusto e illuminato solo da una lampada da tavolo, perché così deve essere l’ambiente di un orologiaio. Dicevano che con i suoi orologi ci parlava, che li amava come figli. In quelle sere si trasformava, anche a vista d’occhio, in un innocuo artigiano. Poi, il giorno dopo, godeva a sgozzare come un maiale uno che sospettava di averlo tradito. Un altro boss di un certo rilievo era chiamato &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Basebball&lt;/em&gt;, detto alla siciliana ossia con tutte le &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;b&lt;/em&gt; le &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;elle&lt;/em&gt; possibili. Tutto nasceva dal film &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Gli Intoccabili&lt;/em&gt;, il suo preferito, che lo aveva ispirato soprattutto per l’originale composizione di vertenze di affari che vi si proponeva. Dopo aver visto De Niro – Al Capone spaccare la testa a un suo invitato con una mazza da baseball, gli era venuta voglia di provare l’efficacia dello strumento. Prima di sperimentare di persona quanto la scatola cranica di un uomo si riveli arrendevole nella gara di durezza con l’acero canadese, si era allenato su dei cocomeri poggiati su un mezzo palo. Perché avevano dentro un rosso annacquato, diceva, come la testa di un &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;malu cristianu&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio Dimmisi si era guadagnato il nomignolo di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘U Prufissuri &lt;/em&gt;perché condiva sempre di citazioni le sue conversazioni e, soprattutto, i suoi monologhi davanti alle assemblee, talora convocate talaltra improvvisate, degli affiliati. La maggior parte dell’uditorio aveva a stento la quinta elementare e non aveva mai sentito nominare gli autori di quelle massime, però il significato lo coglieva bene e, quando le riferiva a chi non aveva potuto assistere al saggio di cultura, azzeccava tutta la frase ma storpiava sistematicamente il nome dell’autore. Era difficile che con le manovre oratorie &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘U Prufissuri&lt;/em&gt; non riuscisse a convincere un interlocutore. O lo convinceva o lo metteva nell’angolo. Spesso era lui stesso a decidere preventivamente per la pace o per la guerra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Pur essendo al vertice del suo mandamento da un tempo superiore alla media, grazie alla sua intelligenza, all’abilità diplomatica, nella nuova mafia imprenditoriale Ignazio Dimmisi era visto come un superstite. Quella metamorfosi dalla vecchia mafia che lui aveva conosciuto da giovane, l’aveva metabolizzata con disagio e, in un certo senso, subita. Restava una sopravvivenza di un mondo antico e una sorta di suo monumento vivente ancora rispettato. Per amor proprio, per irriducibile tenacia non si era lasciato mettere da parte e, per non farsi spezzare, ora aveva piegato altri, ora si era piegato lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il seme della decadenza deve per forza attecchire nell’era del predominio, così come ogni vita porta in seno il codice indecifrabile della morte. Ogni volta che nei suoi “affari” sopraggiungeva una crisi, ogni volta che la negoziazione pacifica non trovava più spazi, restava solo la strada della violenza. Ma ogni volta, ordinare un’eliminazione o subirla non lasciava mai le cose come prima, spostava di un poco o di un tanto il punto di equilibrio, faceva cadere un altro granello di dubbio nell’ingranaggio che scandiva l’ineluttabilità di quella vita. Dubbio sul fatto che solo quel tipo di esistenza avesse un senso, che la legge della vita come guerra personale fosse ancora certa come lo era il sorgere del sole.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;In fondo, la sua quotidianità si riproduceva secondo meccanismi regolati, come accade a un impiegato e a chiunque sia inchiodato per gran parte dell’esistenza ad abitudini costanti, riprodotte giorno per giorni senza eccezioni. Visto sotto questa luce, lui non era diverso da milioni di altri che pure non facevano alcuna guerra personale, perché nel gregge erano la pecora, non il cane pastore. La sua prigione di uomo d’onore, per quanto di primo piano, non era più espugnabile di quella di un uomo assoggettato alla tirannia del lavoro fisso, che riassapora la libertà solo con la pensione, spesso quando è troppo vecchio per fare progetti e ha troppo poca salute in corpo anche per oziare in modo soddisfacente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dal momento in cui gli fu chiaro che la morte per lui sarebbe arrivata improvvisa e non gli avrebbe concesso il privilegio di acclimatarsi con essa, di sistemare le sue cose, si abituò a lasciar piovere senza rimpianto le sue giornate giù dai calendari, come se il cuore fosse spettatore e non parte del corpo. Soffocò sul nascere l’aspirazione a una nuova famiglia, fatta di sangue suo. I motivi erano gli stessi per cui aveva preso le distanze da quella che lo aveva messo al mondo. Quando ancora giovane, senza poterne valutare le conseguenze, oltrepassò il suo punto di non ritorno, non aveva ignorato che doveva attendersi una condizione di solitudine e che alla sorte non si possono confondere le idee. Merda! E così sia &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; si era detto con disprezzo: al destino le utopie giovanili e a lui tutto il resto. Il vuoto di affetti semplificava almeno le cose, per uno come lui che aveva dimostrato di non sapere rispondere a una perdita con una reazione che non fosse estrema, irreparabile. Di sentimenti, a uno come Ignazio Dimmisi, non era concesso il tempo di rimpiangere l’assenza. La regola monastica dell’esercizio del potere riproduceva a beneficio del suo corpo giornate normali e sostenibili, mentre l’anima si era ritirata in un altrove, un esilio dove la sua mente non la poteva seguire né sospettare che fosse ancora viva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fu il momento in cui il libro tornò a essere la compagnia preferita. Durante gli anni più infuocati del comando, lo aveva messo da parte per bruciare storie di vita. Ma un libro non porta rancore come un cristiano. Quando torni a cercarlo, sembra sempre che ti aspetti a pagine aperte, solo con un pizzico d’ansia per il tuo ritardo, come una madre scioglie la tensione in un sorriso quando vede un figlio rimaterializzarsi di fronte a sé, tornare dall’ignoto in cui la sua angoscia lo aveva visto perso, fosse anche per poche ore. I libri erano più fedeli dei suoi fedelissimi. Gli raccontavano il mondo meglio della realtà e, soprattutto, lo trovavano più disposto ad ascoltare le loro storie. Dal momento in cui lui e le sue letture si ritrovarono, non si persero più di vista. La malinconia di confessarsi che erano quelle le sue ore preferite ne portava con sé una seconda, più amara: la sua parabola si stava compiendo. Dopo che era toccato agli altri raggiungere il cono d’ombra, ora era il suo turno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non era nel suo carattere lasciarsi andare, darsi per vinto, e andare non si lasciò mai. Ma quando, dopo gli ultimi anni di una libertà che proprio libertà non era, visto che la giustizia la chiamava latitanza, insomma quando divenne collettiva la convinzione che il tempo di Ignazio Dimmisi era finito, provò di persona tutto il paradosso di come un arresto sia, per uomini nel suo stato, anche il suo opposto. In fondo, la sua persona conosceva una nuova forma di reclusione. La sua esistenza continuava, ma in realtà si chiudeva. Continuavano, il cuore a battere e i polmoni a respirare, come dentro un altro corpo. Quello precedente era sigillato in un sarcofago e insieme alla sua materia tutto ciò che di immateriale aveva prodotto: fatti e pensieri. Quel corpo morto non avrebbe mai potuto riferire niente a nessuno, non sarebbe mai diventato un collaboratore di giustizia. Per quella scelta non sarebbe bastata una resurrezione: ci sarebbero voluti un’altra vita, un uomo diverso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Che il suo tempo fosse finito era nelle cose: nessuno dura in eterno. Molti però, non potendo mostrarsi fedeli alle sue parole, lo restarono in silenzio al suo ricordo. La sua uscita di scena li aveva lasciati orfani e non si erano fatti adottare autenticamente dai nuovi capi. Se hai avuto un maestro, questi non cessa di essere tale solo perché hai smesso di vederlo dietro la cattedra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quando Ignazio Dimmisi iniziò la sua terza e ultima vita, quella in cui avrebbe comandato, forse, solo ai suoi piedi, lo aspettava il carcere duro. Non durò tanto a lungo quanto si poteva immaginare. Il Ministro di turno, dopo qualche anno, tra i nominativi da prorogare non inserì anche il suo, chissà per quale motivo, e don Ignazio si ritrovò, senza aspettarselo e senza aver fatto nulla per meritarlo, un recluso come tanti altri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Circolò nell’ambiente mafioso che Ignazio Dimmisi avesse collaborato, anche se mai vi fu in tal senso un’ammissione della magistratura, solo qualche &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;rumour&lt;/em&gt; a mezzo stampa. Era una notizia che nemici di ieri e di oggi seminavano e che i vecchi amici, se non potevano estirpare, cercavano almeno di lasciare senz’aria. Fu l’occasione per il nuovo comando, se non di sgretolare il suo mito, almeno di fare la conta degli adepti più ostinati. Troppi. Era una sottofamiglia silente e gravida, troppo capillare nel mandamento per essere aggredita senza pagarne qualche conseguenza. Era rimasta solo l’eco della sua forza in un mondo che paradossalmente non controllava più e di cui non faceva parte: un’eco che per qualcuno era ristagno di un miasma. La forza simbolica che la sua vita di capomafia gli aveva lasciato come un vitalizio, don Ignazio non avrebbe più desiderato possederla e, a giudicare da ciò che stava accadendo, dalla morte inattesa di Visitor, qualcuno aveva trovato la via per trasformarla in una debolezza &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; forse l’ultima che la sua vita gli avrebbe consentito di riconoscere tale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Da quando è in carcere, Ignazio Dimmisi non si è mai permessa l’illusione di uscirne e, con l’andare del tempo, ha capito di non averne mai avuto il desiderio. Vive in un mondo più prossimo all’astrazione che alla concretezza, lavorato all’uncinetto di una saggezza non praticabile, se non nella vita spicciola di cella, in compagnia delle sue letture che, a dispetto di quanto ha contestato al povero Francesco, sono la cosa che lo tiene vivo, nella mente e di conseguenza nel corpo. Ma la saggezza non è distacco, per ben due volte è stato Francesco a dimostrarglielo. Innanzitutto, quando lo ha visto avvicinarsi a lui. La prima cosa che aveva pensato, malgrado le sue aperte smentite a chi gli aveva annunciato quella presenza in carcere, era che fosse davvero un infiltrato, qualcuno mandato sotto mentite spoglie a chiedere o, peggio, a &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;fare&lt;/em&gt; qualcosa. La seconda volta, nel momento in cui ne ha appreso la morte. Francesco da morto, più che da vivo, era una straordinaria opportunità per chi aveva ancora qualcosa da chiedere al vecchio padrino &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;— &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;o da fargli pagare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il rimasuglio di vita che trovava ragioni solo in un gesto, quotidianamente reiterato &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; togliere un segnalibro là dove lo aveva lasciato l’ultima volta &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; da quando Francesco non c’è più si è disperso, è finito nell’occhio di un mulinello e portato via, lontano. Tutto lo respinge e lo disgusta, perfino le pagine con il loro odore di carta sapiente, per lui sempre così invitanti. Non si vergogna di confessarsi che, da quando un ex fotoreporter, folgorato sulla via dell’amore per il prossimo, è entrato nella sua vita, tutto quanto egli ha letto, pensato, è stato fatto indirettamente &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;per lui&lt;/em&gt;, per poterglielo raccontare, pochi minuti alla volta. Ai suoi occhi erano preziosi come possono esserlo quelli che un vecchio padre si vede dedicare da un figlio ormai adulto e lontano. Ignazio, chissà se padre lo è stato e, semmai ciò fosse accaduto, non lo ha saputo, che è come non esserlo. Se per una vita non ha meritato di avere figli, ora si è meritato lo schiaffo di perderne uno non suo. Nessuno si è avvicinato alla sua anima come ha fatto Francesco, al punto di fargli accettare che anche lui ne possiede una. Nessuno. Un figlio. Un figlio deve essere una cosa bella. Un figlio è certamente più di un amico. Oggi può dirlo, ma non sa più a chi. Non senti mai una cosa così profondamente tua come quando devi ammettere che non può esserlo. Come quando la perdi. Non ha potuto salvarlo. Se avesse saputo … ma non poteva sapere. Così va questa vita matrigna, questa vita puttana. Ora, cosa rimane? Le ore non sono più il gregge che si è incolonnato paziente in questi ultimi sette anni. Sono bestie indocili che faticano a restare nel branco, ad accettare di comporre un tentativo di futuro. Ignazio Dimmisi non vede davanti a sé altro che un vuoto. Ma il vuoto non si lascia considerare, fa a cazzotti con l’inerzia. Il vuoto attrae. Crea come dal nulla l’urgenza dell’azione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ha finito di leggere &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Il Presidente&lt;/em&gt; di Simenon. Da diversi giorni. Prima ancora di sapere della fine del suo amico Visitor. Ha seguito la vicenda del protagonista e si è illuso di veder indirizzare il finale del romanzo dove sperava lui e dove sembrava destinarlo anche l’autore. Ma quel finale si è infoibato in un cunicolo senza aria, dove lui non può né vuole seguirlo. Perché i desideri è più facile che non si realizzino. Come un riflusso di marea, dopo averle sommerse questa lettura ha prosciugato le sue ultime giornate sfibrandole in un acciottolio di rimorsi. Ogni volta, più che a se stesso, era a Francesco Aversa che lo riportava, lui che con una benevola provocazione aveva voluto vedervi uno specchio letterario del suo amico ergastolano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non potrà più confutarlo. Se fosse ancora vivo, dovrebbero spartirsi la ragione, prendendosene ciascuno una metà quasi inconciliabile con l’altra. Augustin, l’ottantenne Presidente del libro, circondato da figure solo apparentemente bendisposte e infine reso innocuo nell’ultimo rischio potenziale che continua a rappresentare per qualcuno, è troppo diverso da lui e, al di là delle false analogie, don Ignazio non farà con lui un tratto di strada comune. L’ultimo. C’è un punto che resta a lungo cieco nella vita di un essere umano. Un appuntamento dove l’intelligenza e la rassegnazione sono destinate a scendere definitivamente a patti. Augustin quel momento lo incontra, suo malgrado, nelle ultime pagine del libro e con le ultime forze della sua vita. Per Ignazio Dimmisi, che aveva sperato di finire come il Presidente, che aveva creduto di essere approdato a una sua piccola, assai poco lussuosa Les Ébegues tra le mura di una cella di penitenziario, andrà diversamente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il trattato di pace col mondo è andato in pezzi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È ricominciata la guerra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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      <published>2011-03-17T10:12:00+01:00</published>
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              <summary>  Un tragico errore. Uno scambio di persona.    Mitigata da inutili frasi...</summary>
      <content type="html" xml:base="http://nowhereman.myblog.it/">
          &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Un tragico errore. Uno scambio di persona.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Mitigata da inutili frasi di circostanza: così è arrivata la notizia in casa Aversa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Avevano trovato nel portafoglio del morto una carta d’identità scaduta con il vecchio indirizzo di famiglia — quello di Bianca — perché Francesco si era deciso a cambiare residenza solo qualche tempo dopo il matrimonio, benché non vivesse con sua madre da decenni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Un tragico errore&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;. Ma che vuol dire? Cosa c’entra con lei? Che ne sanno della sua vita queste stupide, mollicce sillabe senza ossa? Quando si originano dalla forma del sentimento anziché dalla sua sostanza, le parole non hanno forza per eludere il picchetto del luogo comune che le tiene sotto chiave, in un ghetto di genericità e di vuoto. Hanno un solletico di voce, appena udibile dentro l’inferno in cui un lutto fa sprofondare. Ma qualunque dramma ha i suoi rumori di fondo, incapaci di arrestarlo, di deviarne la forza d’urto, semplicemente di scalfirlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Un tragico errore. Uno scambio di persona.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A chi per mestiere è costretto a fare simili comunicazioni e non riesce a compensare la poca inventiva con l’empatia, dovrebbero fornire almeno un prontuario di frasi più decenti per andare a turbare l’ultima serenità dei parenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Tocca sempre a qualcuno sentirle. Era toccato a lei, sua madre. Un colpo secco, senza la mediazione di un volto familiare, di un collo amico da inumidire e da assordare. Quelle frasi di circostanza, Bianca neanche le ha ascoltate. Il suono improvviso del citofono in tarda mattinata era già stata un’irruzione, non sapeva di buono. L’aveva sorpresa ancora distesa nel letto, più calma dopo il pianto ma certo non serena. Era stato spontaneo per la sua mente ricollegare quella vibrazione elettrica così molesta a quanto le era accaduto solo poco prima &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; alla fuga dalla clinica &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; per il semplice fatto che un solo sentimento abitava dentro di lei e non lasciava spazio ad altro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;È stato quando ha aperto la porta che la tragedia, senza essere ancora comunicata, si è schierata davanti ai suoi occhi in tutta la sua marzialità, inequivocabile per il sesto senso di una madre. La sua terribile giornata era stata fino a quel momento un semplice assaggio, non aveva finito di trafiggerla: mancavano gli ultimi centimetri di lama da affondare. Era scritto che vi fosse un oggi in cui lei avrebbe provato il dolore assoluto e quell’oggi era arrivato. I due uomini della pattuglia erano schierati paralleli all’uscio, entrambi con il berretto in mano anziché sulla testa, come di solito quando un agente è in servizio. Il segno. Già quando, dopo il buongiorno, buttarono lì &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;la prima frase per chiederle se fosse una parente di Francesco Aversa, era tardi, troppo tardi per qualunque altra cosa nella sua vita.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Aveva intuito fin dall’inizio la profonda debolezza del suo progetto di famiglia: un solo figlio. Come scommettere tutto su un unico cavallo. Malgrado tutte le sue insistenze, Massimo non aveva voluto allargare il numero di bocche da sfamare e a un certo punto era stato tardi per recriminare, perché qualcosa — la morte di un padre — era venuto presto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ci sono paure mobili, che arrivano da una direzione come il vento, così ti indicano anche da quale parte fuggirle. Ce ne sono altre ferme, che accerchiano e ti lasciano solo col tuo senso di inazione. La paura di Bianca apparteneva alla seconda specie: non fosse che una nevicata di anni aveva avuto la pietà di attutirla, lei si sarebbe lasciata tenere in scacco da quel presentimento e non sarebbe più stata capace di rifarsi quella crosta di rassicurazione che le era così necessaria per tirare avanti da sola. In apparenza non aveva lasciato cicatrici. Negli anni, col crescere di Francesco, quel timore bituminoso aveva preso il colore indescrivibile di tutte le cose che lo perdono: le foglie morte, gli escrementi dei cani per strada, le pozzanghere, troppo sudicie per riflettere il cielo anche quando è azzurro. Sembrava perita dello stessa lama con cui voleva ferire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma le paure non muoiono: neanche la sua. Si era addormentata nell’inerzia del viaggio finché una brusca frenata non l’aveva svegliata. L’atteggiamento dimesso dei due agenti, che non riuscivano a farsi piccoli quanto avrebbero sperato, l’aveva riportata in condizioni di nuocere in una frazione di secondo, restituendole molto più dello spettro che era stata, dandole una forma di concretezza presente, contro cui ci si rompono i denti. Dalla sua vecchiaia, Bianca si aspettava solitudine e sofferenza fisica, non una forca per cui non si è mai abbastanza vecchi, abbastanza insensibili, abbastanza inebetiti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Solo più tardi Bianca si era ritrovata nella realtà, senza sapere come, seduta in cucina con i due agenti accanto &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; uno le teneva cautamente la mano su una spalla, un altro le aveva chiesto il permesso di sentirle il polso. Appena un po’ accelerato. Niente di che. Il poliziotto aveva fatto in tempo a non spacciargliela per buona notizia. In quel momento, in quella casa nulla di buono sarebbe stato contagioso. Era la realtà ma alla padrona di casa continuava a sembrare un sogno, anzi un incubo. Lo spazio della cucina era una geometria deformata, la sua coscienza aveva occupato tutto il corpo, confinava con la pelle e qualunque parola, qualunque brusio la irritavano come se tutta la sua materia fosse un grande, compatto herpes. Dovevano averle detto già tutto il peggio, eppure Bianca non stava piangendo, perfino il suo dolore era colto alla sprovvista &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; o forse aveva esaurito tutte le sue lacrime poco prima &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; e le voci dei due uomini, che non cessavano di parlare, le arrivavano come attraverso un acquario. Le avevano fatto varie domande, neanche le ricordava più, per esempio se avesse in casa un ansiolitico, e lei si era quasi sorpresa sentendosi rispondere fermamente che non ne usava.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Signora Aversa, se se la sente dovrebbe venire con noi. Capisce, il riconoscimento … a meno che non possa farlo qualcun altro al suo posto.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sono vedova, non ho altri figli e mia nuora è in clinica dove ha appena partorito.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non poteva essere più diretta. Essere spietata anche con se stessa era la difesa contro il dolore che il momento le suggeriva. Uno dei due agenti aveva replicato semplicemente &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;capisco&lt;/em&gt; e chiesto nuovamente scusa, senza dire altro. Che senso ha aggiungere condoglianze alle condoglianze, sarebbe come credere che esistano morti minori e morti maggiori. E le parole di un estraneo in simili circostanze sono sempre inadeguate. Solo il silenzio lo è.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non c’era niente da fare. Non se ne sarebbero andati. Bianca aveva capito che non le veniva concesso il tempo di tenersi stretta il cuore tra le braccia per piegarsi sotto ciò che l’aveva colpita. Doveva afferrare la routine dei fatti che seguono una morte come un treno in corsa, senza il lusso di fermarsi a pensare che la vittima era proprio suo figlio. Un lutto mette sempre ansia ai minuti. Li costringe a spintonarsi l’un l’altro. Anche quando era morto Massimo era andata così. Aveva dovuto chiedere a una vicina di accompagnare Francesco a scuola per toglierlo dall’atmosfera irrespirabile della morte, aveva fatto un paio di telefonate perché la giornata continuava a camminare e se ne fregava che il mondo l’avesse appena resa vedova. Si era infilato il primo vestito che le era capitato tra le mani, senza neppure verificare che fosse scuro, ed era corsa all’agenzia funebre comunale col certificato di morte in mano perché la solita vicina, ben informata su tutto, le aveva detto che era molto più economica di quelle private. Quasi fosse al corrente delle scarse finanze di famiglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma allora Massimo era in casa, nel loro letto, visibilmente incapace di sorprenderla ancora e lì l’avrebbe aspettata, senza alcuna fretta, quando lei fosse tornata. Francesco, dov’era adesso? A quel punto, dopo tante risposte, aveva trovato la necessità e la forza di fare la prima domanda: se aveva sofferto, secondo loro. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; Non credo, signora, non può aver impiegato più di trenta secondi per perdere definitivamente i sensi. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; Perdere definitivamente i sensi: che ridicolo eufemismo per dire che era stato ammazzato, come un cane, su un marciapiede e senza un motivo. Quando sarebbe venuto per lei il momento in cui avrebbe fatto a pezzi ogni educato riserbo e si sarebbe avventata a morsi di cane ferito su ciò che si fingeva brutto sogno ed era realtà? Quando avrebbe urlato a Dio traditore la sua collera e lo avrebbe stramaledetto, perché credeva di aver già riscattato il prezzo della sua vita restando vedova tanto presto? Una come lei doveva essere ormai sottovento per il lezzo della morte, la prima in cui le sarebbe toccato imbattersi doveva essere la sua. In quei momenti, Bianca dimostrava solo quanta forza c’era dentro di lei, quanto in fondo fosse consapevole di averla anche se non poteva mai augurarsi che la realtà gliene volesse dare una dimostrazione così flagrante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ogni tragedia legittima la fuga dalla realtà. Le accorda uno stato di rifugio rivendicabile, una sostanza di oggettività parallela. Si ha il diritto di non lasciarsi travolgere dalla sofferenza, di ripararsi sotto un sogno a occhi aperti, in una zona franca delle emozioni dove i suoi tentacoli urticanti non si possono allungare. Bianca non aveva avuto il tempo di scavarsi quella tana che poteva esistere solo dentro di lei. Era rimasta a metà strada, in una pozza dove il dolore galleggia ma non urla, in bilico tra realtà ed evasione, dove si può ancora recitare la parte di se stessi come se si fosse un grande attore, grande perché capace di non far esplodere empatia ed estraniazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Per fortuna Alberta aveva già partorito. Il pensiero fu spontaneo e più rapido del ricordo così recente eppure già remoto. Già, Alberta … il ginecologo … Massimo Valerio, un nipote putativo che non aveva ancora visto e che non sapeva con che occhi guardare. Ma i bambini non hanno le colpe dei padri e delle madri, sono esseri innocenti che vanno innanzitutto amati e protetti, si diceva. Con la scoperta di quel mattino, la realtà l’aveva disillusa circa l’incredibile eventualità che un figlio possa nascere il giorno in cui un padre muore. Un tempo accadeva alle madri, e ancora in qualche landa periferica del mondo, rimasta ai margini della civiltà, doveva essere così. Ma che senso ha, oggi, pensare all’umanità, agli &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;altri&lt;/em&gt;. Per loro, oggi, non c’è spazio, non c’è aria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Erano arrivati davanti all’obitorio con l’auto di servizio. Soprattutto l’agente più anziano era di una gentilezza ammirevole nei suoi confronti. Si comportava come se Bianca fosse una zia. Fu lui ad accompagnarla dentro, mentre il collega restava in macchina. Il posto era meno brutto di come se l’era immaginato. — È stato rinnovato di recente, una volta era molto peggio! — Perché, un posto dove regna la morte può essere peggio di come è già? L’agente le risparmiò un po’ di burocrazia e, con l’addetto rigorosamente in camice bianco, arrivarono di fronte al frigorifero in cui non c’era stato ancora il tempo di mettere il cadavere di Francesco. Era lì di fronte, su una lettiga, coperto da un lenzuolo bianco, Bianca ebbe perfino il tempo di notare che era lindo e profumava di sapone di Marsiglia. L’addetto si allontanò: doveva pur difendersi anche lui da quei momenti, non erano più i cadaveri che lo spaventavano, ma le reazioni spesso imprevedibili dei parenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;L’agente anziano guardò Bianca, come a chiederle il permesso di sollevare il lembo estremo del lenzuolo, quello che copriva il volto. Lei fece cenno di sì con la testa, terrorizzata da ciò che la stava aspettando. Sapeva che solo nel momento in cui lo avesse visto in quello stato, solo allora Francesco per lei sarebbe morto davvero, dopo tutti i preliminari che erano intervenuti tra lei e quella sciagura col solo scopo di certificargliela, tentando nel contempo l’impresa impossibile di renderla meno traumatica.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Il lenzuolo aveva scoperto i pochi capelli già sale e pepe, poi la fronte troppo bianca. In seguito, era stato il turno degli occhi che erano stati pietosamente chiusi, del naso grande e maschile che Francesco aveva preso da suo padre. Dopo che era apparsa la bocca, l’agente si era fermato perché non sapeva in quali condizioni fosse il resto. Aveva guardato la madre che gli era toccato lo strazio di mettere a confronto con un figlio morto. Quelle poche parole non aveva proprio saputo trattenerle: «Mi dispiace moltissimo, signora. Come se fosse una parente, mi creda», parole che come lo sguardo non avevano avuto risposta, né se l’aspettavano: il poliziotto colse solo un piccolo cenno del capo, non sapeva se attribuirlo a sé o a un filo di pensieri in cui la donna si era inoltrata da sola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fosse stato un bravo pittore, o un grande fotografo, avrebbe avuto tutto per catturare il momento in una tela. Bianca era Maria. La Maria di una Pietà: una madonna vecchia che nessuno aveva mai dipinto. Aveva tanti anni solo per sobbarcarsi il carico di tutti i figli morti, non soltanto del suo. Non poteva sfuggirgli che in quel volto c’era una luce che prevaleva sul buio, un amore più forte del dolore e sordo alle sue urla. Almeno nel momento in cui, prima raccolse tutto negli occhi il corpo di uomo fatto che quarantatre anni prima era uscito dal suo ventre, a costo delle urla più acute che la sua voce roca avesse mai prodotto, poi trovò il coraggio di raggiungerlo con la mano, e fu il primo sollievo, anche se il profilo che ripassava era freddo, inerte e silenzioso. Quella scena, ne era certo, il poliziotto non l’avrebbe dimenticata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Francesco dormiva. Le accordavano almeno il piccolo miracolo di una decomposizione ritardata, perché conservasse di un figlio l’immagine di una tragedia sostenibile, quasi artistica. Di lì a poche ore, il volto si sarebbe alterato, avrebbe perso per sempre la forma di un sentire umano e si sarebbe lasciato cadere nell’abisso della dissoluzione. La mano di Bianca accarezzava qualcosa che anche fisicamente era ormai altrove, sfiorando un corpo lo rendeva già simulacro, un gesto misterico e sacro che sbigottì l’agente, abituato a vedere in quel posto scene strazianti, urla, imprecazioni e svenimenti. Quando la misura della tragedia anche per lui fu colma e trovò le parole per dire alla donna che potevano andare, capì che lei era definitivamente assente, in compagnia della vita di suo figlio che non poteva condividere con nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La morte fa ordine attorno a sé. Trasforma le persone vicine al morto in attori di una sceneggiatura che non lascia spazio all’improvvisazione, perché gran parte di ciò che accadrà in quei primi giorni, di ciò che si diranno è già scritto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;C’è stata una telefonata. Nessun altro oltre a lei poteva farla lei ed è stata tutt’altra da quella immaginata la mattina &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; un po’ di scuse per la mancata visita alla clinica, che avrebbe rimandato al pomeriggio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Di ciò che le aveva detto al telefono, del tono e delle parole che aveva usato, Bianca non ricordava più nulla, se ne proteggeva. Salvo quel pianto: uno scroscio di tempesta tropicale. Questo aveva evocato in Bianca, che pure non aveva idea di come fossero i Tropici né le loro tempeste. La tecnologia aveva dato una mano a renderlo più straziante e inumano. Spiare un sentimento in un cellulare era una falsificazione acustica prima che emotiva. Il suo primo pensiero non era stato per il cuore di Alberta, ma per la sua ferita. Una ipocrita solidarietà di donna. Francesco le aveva detto al telefono che avevano dovuto metterle dei punti per una lacerazione nella fase finale dell’espulsione. Aveva iniziato la telefonata con il buon proposito di attenuare e aveva finito per dilaniare. Dalla sua bocca erano uscite formule di circostanza, come se a pronunciarle non fosse la madre del morto ma una lontana parente o un’infermiera. Non le avevano ancora dato il tempo di fare i conti col proprio dolore: non poteva aiutare Alberta ad affrontare il suo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Se sul momento si fornì scusanti, più tardi se ne pentì. Quando le fu chiaro di aver sottoposto Alberta a una prova crudele e inutile, di aver voluto misurare l’intensità del suo male per confrontarla con quella che si sarebbe aspettata di provocare. Ebbene, l’intensità ascoltata era superiore a quella attesa, proprio il giorno in cui Bianca credeva di aver avuto le prove del contrario. Non avrebbe più ricordato le parole che le aveva detto, né sarebbe ormai servito ritrovarle &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; a questo pensò la prima notte che passò in quella casa, di cui possedeva per cautela le chiavi e dove non si era mai trattenuta per più di un paio d’ore, benché Francesco avesse sempre una camera pronta per lei — quella dove dormì, se così si può dire, quella prima notte. Il referto del medico legale era stato insolitamente rapido e la polizia mortuaria aveva dato l’assenso al trasporto della salma a casa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ogni tanto, nella quiete assoluta della notte che l’insonnia sa popolare di spettri, quando la sola presenza che si riesce ad ascoltare è il sibilo assordante delle proprie orecchie, incapaci di sostenere il silenzio, le arrivava l’eco di un pianto di neonato. Non poteva essere Massimo Valerio, che era in clinica con la mamma e non sarebbe uscito prima di un paio di giorni. Chissà se era un pianto reale o qualcosa che urlava solo dentro di lei, i primi vagiti di Francesco che tornavano dal passato, da quella spoglia stanza d’ospedale dove lo aveva messo al mondo. Stando supina in un letto estraneo dove non aveva trovato neppure la voglia di spogliarsi — si era tolta solo le scarpe e gettata addosso un plaid — vedeva roteare il buio perfetto attorno a sé, a circoli concentrici, sentiva il cuore pulsare nelle tempie. Guardò l’orologio, un modesto modello al quarzo con le lancette fosforescenti: le quattro meno un quarto. Doveva alzarsi dal letto. Cominciò a vagare per la casa: non la riconosceva più. Andò verso l’ingresso, spontaneamente incontro al pianto del bambino. Si ritrovò nella tromba delle scale: non era più quella della casa di Francesco. Si era trasformata in quella in affitto in cui abitarono con Massimo prima che lui nascesse. La porta si era d’improvviso richiusa alle sue spalle. Come avrebbe fatto adesso, scalza e senza chiavi? Nel frattempo il pianto del bambino si era fatto più presente, ce lo aveva conficcato nella testa e le pareva che la stesse braccando. Doveva andare via, ma come? La porta restava chiusa. Per incanto, al solo suo gesto di riavvicinarsi, si aprì di nuovo. Ora percorreva le poche stanze di quella vecchia casa in cui non entrava da decenni, tutta diversa da allora e deserta, luci soffuse ovunque, fintantoché non arrivò nel salotto, vuoto, dove c’erano solo una strana musica e, allineate, due bare. Quella grande conteneva Massimo, con il volto giovane e il vestito che aveva quando l’aveva sposata; la piccola, bianca, un neonato. Alla sola idea di doverci guardare dentro, Bianca emise l’urlo che la svegliò. Si ritrovò, vestita, nella cameretta in cui si era stesa. L’orologio sosteneva che fossero le sette del mattino.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Che cosa la stava proteggendo dalla catastrofe? Il dolore, che per nessuno al mondo poteva essere così irreparabile come per lei, era un inferno ancora inaccessibile, circondato da un campo magnetico respingente. Bianca era consapevole di tutto e al tempo stesso non le consentivano di &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;accostarsi all’idea che suo figlio non ci fosse più, che giacesse senza più vita a pochi passi di corridoio da lei, in un contenitore estraneo, foderato di raso giallo, che non sapeva nulla di quella vita perduta né delle emozioni che l’avevano attraversata. Da quando, la sera prima, la bara era stata poggiata su quattro sedie del salotto, non aveva osato avvicinarsi. Una cara vicina di casa si era offerta di vegliarla al suo posto. Dopo le ventiquattr’ore di rito l’avrebbero chiusa in vista del funerale, per il quale si attendeva che Alberta fosse dimessa dalla clinica, cosa che sarebbe avvenuta dopo un ulteriore giorno. Il suo organismo, consapevole che da un viaggio nel dolore non si torna uguali a prima, si difendeva rinviando il momento finché era possibile. Non sarebbe stata una lunga proroga perché, dopo che tutta l’inerzia del lutto si fosse esaurita — l’organizzazione del funerale, l’inumazione della cassa, gli ultimi saluti ai pochi che le avrebbero accompagnate — ad attenderla avrebbe trovato ciò che sapeva.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La simpatia scatta, non si prescrive. Se tra loro due non era mai scoccata, un motivo doveva esserci ed era più facile per Bianca, se non superare l’ostacolo, almeno dirsene la ragione. Un volto che senti lontano, la tua mano non fa neanche lo sforzo di tendersi per accarezzarlo. La vecchia non ignorava la sua piccola colpa, né costruiva pretesti per assolverla. Ci conviveva con indolenza, come se Alberta fosse una delle tante compagne di una stagione che lei non aveva conosciuto e non la donna che aveva saputo mettere radici nella casa e nel cuore di suo figlio fino a prenderne anche il cognome. Per mesi Alberta aveva aspettato che sua suocera facesse un vero passo verso di lei, fuori dalla formalità che regnava nei loro rari incontri. Sperava che un giorno l’avrebbe presa da una parte mentre Francesco si affaccendava davanti ai fornelli e l’avrebbe trascinata dentro un discorso di donne, uno qualsiasi, per aprirle almeno la porta della propria complicità e magari, un giorno, della propria confidenza. Non era accaduto. Quando le aveva confessato i suoi progetti di maternità, le era parso di raccogliere solo le briciole di un’emozione che certamente doveva essere assai maggiore di quella di cui Bianca si degnava di renderla partecipe.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Che cosa prevedeva il copione del lutto per il loro primo incontro &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;dopo&lt;/em&gt;? Un abbraccio. Ci fu. Ma le lacrime di Alberta, che sgorgarono spontanee come non era ancora riuscita a fare da quando aveva saputo, come se tutto quel dolore aspettasse il solo testimone in grado di comprenderlo e di benedirlo, non trovarono ad attenderle quelle di Bianca. L’abbraccio della vecchia madre era freddo, i due corpi non aderivano completamente in un abbandono. Restava un cuscinetto di distanza che, per Alberta, ignara di quel che era venuta a sapere Bianca, era la prova definitiva che sua suocera, per motivi che le sfuggivano, continuava a disprezzarla anche in una simile circostanza. Neppure una solidarietà tra vedove, una antica e l’altra recente, riusciva a scioglierla, a farle desiderare uno specchio umano del suo dolore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;C’era sempre qualcuno attorno a loro ed era un sollievo per l’una non meno che per l’altra. Per motivi completamente diversi, non avrebbero sopportato di trovarsi sole insieme in un simile momento. Gli eventi scivolarono sul piano inclinato del lutto fino alla cerimonia funebre, senza un solo attimo di arbitrio per il comportamento dell’una o dell’altra. La madre si occupava del funerale, la vedova era troppo presa dal bambino per poter seguire altro. Se è vero che un neonato assorbe come una spugna i sentimenti da ciò che lo circonda, quella povera creatura era stata catapultata in un vero inferno. Per quanto Alberta si fosse abituata alla freddezza di Bianca, restò ugualmente sorpresa che non avesse ancora voluto prendere in braccio suo nipote. Quando glielo porse la prima volta e la vide alzare la mano, scusandosi e dicendo che era meglio di no in quel momento, perché non si sentiva molto sicura sulle gambe, credette che non avrebbe saputo prevedere qualcosa di peggio. Le venne allora il dubbio assurdo che Bianca sapesse e non parlasse di proposito. Ma non poteva essere, era il classico sospetto che nasce nei colpevoli, spinti a fiutare ovunque attorno a sé la consapevolezza del proprio misfatto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;In certi momenti, Alberta arrivava a provare il desiderio di dire tutto. Ma sgravarsi la coscienza sarebbe servito? Per lei sarebbe stato più duro del parto, perché suo figlio era stato spinto fuori dalla sua voglia di nascere, mentre la colpa di Alberta non aveva il coraggio di uscire allo scoperto, non c’erano argomenti che si offrissero di perorare la sua causa e lo stesso trascurarla di Francesco non era mai parso neanche a lei una ragione sufficiente per ciò che si era trovata a fare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Come avrebbe potuto capire, Alberta, che Bianca non osava prendere in braccio quel bambino perché sarebbe stato come scucire l’otre dei venti? &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;Se si fosse lasciata &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;scappare ciò che comprimeva dentro sé, non sarebbe semplicemente uscito, sarebbe esploso. Una catastrofe, in primo luogo per se stessa e poi per chi le stava attorno, nel momento in cui tutto e tutti avevano bisogno di lei, del suo sangue freddo, del suo senso pratico. Non fosse stata disillusa dalla casualità della sua scoperta, Bianca si sarebbe gettata a capofitto nell’amore verso un nipote che sapeva carnale. Lo avrebbe abbracciato convinta di sentire in quel corpo nuovo che trovava un po’ di quello che aveva perso per sempre. In quei giorni, più di una volta era arrivata a maledire la sua premura di prendere l’autobus delle otto e quattordici. Senza quella fretta, non avrebbe &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;saputo&lt;/em&gt; e il suo presente sarebbe stato meno insopportabile. Meglio vivere in una serena menzogna che sotto una dura verità. Non sapendo come uscire dall’impasse, si augurava, implorava Francesco di venirla a cercare. Si aggrappava alla speranza di un incontro di anime che riempisse con i suoi suggerimenti un cuore dove per ora regnava il vuoto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Quei due giorni che passò in casa di Alberta, che come era logico era diventata il quartier generale della famiglia Aversa nella fase acuta del lutto, aveva vagato un po’ nello studio di Francesco, l’unico posto dove le pareva di poterlo sentire ancora, perché molte sue cose, libri, fotografie, erano vive come quando anche lui lo era e ciò le era di qualche conforto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Fu più per sbadataggine che per curiosità se aprì un cassetto, convinta di trovarvi solo oggetti di suo figlio. Evidentemente lo studio era un luogo condiviso, dove le cose di un marito e di una moglie si mescolano a occhi estranei in uno stesso spazio, restando riconoscibili per una misteriosa regola di separazione che solo a loro due è dato conoscere. Quel cassetto conteneva, da una parte trucchi, confezioni di assorbenti, dall’altra carte e agende. Più che la curiosità, fu il bisogno di distrarsi a spingere Bianca a inforcare gli occhiali. Sollevò un mucchio di lettere accanto alle agende, scelse la prima &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; il colore celestino della busta l’aveva richiamata &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; volle leggerla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Era una scrittura femminile, rotonda, quasi infantile. Cominciava così:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 56.65pt 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Lo sai che quando si è tanto felici, i sorrisi che illuminano le stanze non bastano?&lt;br /&gt;Senza rendertene conto, ci sono lacrime che sgorgano, mi è successo poco fa, stavo sotto la doccia e insieme all'acqua anch'esse sono scivolate via, ma non puoi fare a meno di riconoscerle, sono dolci e profumano di un aroma che soltanto loro posseggono!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 56.65pt 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La felicità si nasconde anche nel sacchetto della spesa che prendi dall'auto per metterlo in dispensa, e d'un tratto ti rendi conto di essere così meravigliosamente affamata da mangiare un intero pacchetto di grissini al sesamo!&lt;br /&gt;Oppure, mentre ti guardi le ginocchia martoriate dai lividi, le tocchi e ti fanno sussultare, sono viola. Eppure,&amp;nbsp;ogni volta che il tessuto dei pantaloni ti procura dolore, sorridi, sorridi come una sciocca perche tu sola sai cosa ha provocato tutto questo!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 2cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;La felicità sta in un maglione blu che non scorderemo facilmente, ora è nell'armadio, ma so che ogni mattina, quando aprirò il guardaroba, vedendolo me ne starò con te, nel tuo salotto a baciarti!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 2cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Devo scriverti perché farlo mi fa sentire lì, dove sei tu! Non so se riuscirò a dartela, questa lettera. Ma so che ogni volta che ti vedrò, staccarmi da te sarà una sofferenza come è stato ieri. Del viaggio di ritorno non ricordo nulla, credo di aver volato, forse la nebbia che ho trovato per strada ha fatto sì che potessi sognare fino a casa. Adesso ti ho imparato a memoria, sai? so tutto di te e continuo ad accarezzarti!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 2cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ti sei accorto che le tue braccia sono giuste per abbracciarmi e tenermi stretta? Che la tua spalla sembra fatta apposta per il mio capo? Quando mi appoggio lì, senza alcuno sforzo posso baciarti e starmene così ad occhi chiusi!&lt;br /&gt;Ti guardavo mangiare insieme a me e d'un tratto mi sono resa conto di quanto ti amo: parlavo, parlavo, per tentare di soffocare questa sensazione così totale che mi stava prendendo. Ti ho preso una mano, guardavo le tue dita, avrei voluto prenderti e andarmene con te.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 2cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma tu hai una vaga idea di quello che mi regali ogni giorno? No, nonostante tu mi legga così bene dentro, temo non ti renda conto di quale regalo stupefacente sei e sarai sempre per me. Nulla e nessuno potrà scalfire questa mia certezza, tienilo bene a mente.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 56.65pt 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Calibri; font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A quel punto del foglio, Bianca era certa di aver messo le mani nel punto dolente della vita di Francesco. Quella lettera, Alberta l’aveva scritta al suo amante, il padre del bambino. E non aveva avuto la cautela di nasconderla meglio. Continuò a leggere, con il volto irrigidito dall’amarezza, e fu un bene:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 2cm 0pt 42.55pt;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Una carezza, uguale e diversa dalle mille che ti ho dato, buona serata Francesco, stanotte starò con te, mi raggomitolerò fra le tue braccia, staremo in silenzio e pian piano ci addormenteremo, stanchi di una stanchezza bellissima. Un altro bacio al mio amore, dalla tua golosa gatta.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt 2cm;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Alberta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Gli occhi di Bianca risalirono in fretta alla data messa in epigrafe, che iniziando a leggere aveva trascurato. Ora vedevano tutto sfocato, si erano velati. Era il 14 gennaio di quattro anni prima. Lei ne era ancora all’oscuro, dovevano essere i primi giorni della loro relazione, quando non vivevano insieme. La rilesse altre due volte. Si puniva così, scoprendo che una convinzione troppo forte nutre in sé il germe della sua smentita. Era amara quella che Bianca stava provando, di un’amarezza diversa da pochi istanti prima, tutta diretta contro se stessa. Aveva pagato a caro prezzo la scoperta di quel tributo d’amore a suo figlio: il prezzo dell’indiscrezione, di una violazione di sentimenti che a lei dovevano restare inaccessibili. Così l’avrebbe pensata, a parti invertite tra sé e Alberta. Ma tutto in quei giorni era sotto sopra, senza il beneficio di una logica. Forse era solo il momento, o forse non sarebbe mai stata in grado di maneggiare la grande emozione che strabordava da quelle righe. Lei non si sarebbe potuta trovare al posto di Alberta. Non aveva mai scritto lettere di quel genere: avrebbe voluto, certo da ragazza lo aveva sognato ma la vita non le aveva mai offerto l’occasione per parlare e neanche per pensare così. Ora, davanti a parole così inequivocabili, era più forte l’invidia per sua nuora, che aveva saputo farsi scorrere addosso il suo amare senza il timore di restarne sommersa, che non la consolazione che quell’amore fosse stato diretto, almeno allora, su suo figlio Francesco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;A una popstar, a un calciatore, a un ministro basta avere un’unghia incarnita per finire in prima pagina sui giornali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ma la morte di uno sconosciuto, di un essere anonimo come Francesco Aversa non ce la fa a diventare notizia con le sue sole forze. Tutt’al più, per il fatto di essere violenta, arriva a occupare un trafiletto nella pagina della cronaca cittadina, e non è sempre detto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Francesco, salito agli onori della cronaca solo grazie alle firme abbastanza defilate delle sue foto scandalistiche, scattate in una semivita precedente a quella che non aveva potuto far durare a lungo come aveva sperato, era un morto come mille altri, di cui si sa solo attraverso il necrologio di un giornale e il passaparola discreto delle conoscenze immediate. Un tempo anche lui avrebbe potuto brillare, sia pure di luce indiretta, se un vip avesse deciso di procurargli un trauma cranico spaccandogli il teleobiettivo sulle corna. Non era accaduto, per sua fortuna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Sono trascorsi quattro giorni dalla sua morte, il funerale è cosa passata e il suo corpo, per sua stessa volontà messa per iscritto, non esiste più, o meglio si è trasformato in poche manciate di cenere, difficile da separare da quella della bara, perché il crematorio non fa distinzioni tra contenuto e contenitore, brucia tutto insieme e nell’urna ci si prende, insieme alle ceneri care di un congiunto, anche quelle estranee del legno che ne ha contenuto il corpo inerte solo per qualche ora.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Nessuna sorpresa, dunque, se pochi sanno che Visitor non c’è più, e di questi nessuno di quelli che lo conosce sotto questo nomignolo — nessuno nel carcere della città.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Un detenuto riceve due generi di visite. Alle prime, che si svolgono nella sala colloqui, teoricamente può anche rifiutarsi di andare, è una nelle sue poche prerogative di recluso. Il secondo tipo di visite, che si svolge in altri luoghi del penitenziario, non è un’opzione, non vi si può sottrarre. Chiamarle visite è un eufemismo. Più corretto definirli interrogatori o, nella migliore delle ipotesi, convocazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Questa mattina Ignazio Dimmisi è abbastanza seccato di riceverne una. Seccato perché la convocazione negli uffici della Direzione gli costerà la sua ora d’aria, seccato perché è una bellissima giornata di fine ottobre, come raramente se ne vedono in questa città del Nord. Era immerso nella sua lettura, quando il suo compagno di cella del momento, uno spacciatore albanese — il terzo letto, stranamente a dirsi, è vacante e questo fa notizia nel sovraffollamento generale delle galere — ha cercato di richiamarlo alla realtà. Il fatto è che il &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;capo&lt;/em&gt; — l’agente di custodia — chiedeva proprio di lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio non viene chiamato in Direzione dall’epoca in cui, senza apparente spiegazione, lo hanno tolto dal 41 bis. Ora si è abituato a godere dei piccoli vantaggi di questa situazione, non più nuova visto che sono passati quattro anni, ma all’inizio per lui fu una specie di declassamento, prima nella sua coscienza che in ciò che l’ex boss poteva immaginare ne pensassero gli altri. La sua testa preferiva restare sola, tanto valeva che lo fosse anche il corpo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;In questa stanza non è mai entrato. Niente vetrate, è un ufficio, il piantone resta schierato, schiena alla porta, mentre a un tavolino discosto un agente sembra distratto, alla tastiera di un computer. Tra poco, quando inizierà la conversazione, probabilmente comincerà a verbalizzare. Seduto attorno al tavolo centrale della stanza, in una delle due sedie, c’è un giovane signore. L’aria inequivocabile, per quanto camuffata dal vestito borghese, è quella del poliziotto. Non appena vede Ignazio Dimmisi, si alza, gli si avvicina, gli manda un buongiorno a occhi bassi, senza stringere mani e lo invita a sedersi davanti a lui.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Dimmisi, mi chiamo Federico Pagliaro e sono un commissario di polizia.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lieto di conoscerla, dottor Pagliaro. Ho sentito parlare di lei. E molto bene, aggiungo. Se non ha un omonimo col suo stesso grado, è lei che se non sbaglio chiamavano &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;‘u duttureddu&lt;/em&gt; a Trapani diversi anni fa perché, ancora fresco di corso alla Scuola Superiore non si &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;scantava&lt;/em&gt;, mi scusi, non si metteva paura di buttarsi in mezzo a una rapina sventata, disarmato e senza scorta, cercando di convincere i malviventi a liberare gli ostaggi presi in una banca o in un supermercato. Lei gode di una certa fama. Buona fama, le assicuro. Sicché l’hanno trasferita qui al Nord?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sono qui solo da pochi mesi.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Promoveatur ut amoveatur?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«A dire il vero non ho avuto alcuna promozione. Ma non divaghiamo, Dimmisi. Io sono qui per un motivo molto preciso.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lo immagino e la ascolto, commissario, mi scusi se ho divagato. Sono a sua completa disposizione, solo &lt;span style=&quot;mso-spacerun: yes;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;un po’ sorpreso perché pensavo che, dopo avermi chiuso qua dentro, il Ministero della Giustizia e le Forze dell’Ordine fossero convinti di aver perduto la chiave.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Mi risulta, Ignazio Dimmisi, che lei conosca un certo Francesco Aversa, lo conferma?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Sì, lo confermo. L’ho conosciuto dentro queste mura, è un volontario, una specie di dama di san Vincenzo, viene a trovare i detenuti e tra questi anche me. Nessuna ironia nelle mie parole, è solo per farle capire. Perché questa domanda, se posso, dottore Pagliaro?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Può ma, se permette, devo prima chiederle in che tipo di relazione lei è stato in questi ultimi mesi con Francesco Aversa. Quante volte vi siete visti, con quale frequenza?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«L’ultima volta è successo la settimana scorsa. Almeno una volta al mese, forse due, nell’ultimo anno. Ma io non capisco perché lo viene a chiedere a me quando basta consultare i registri del carcere. C’è forse qualcosa di male nel fatto che Francesco Aversa mi sia venuto a trovare?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Assolutamente no. Non per lei almeno. Ignazio Dimmisi, non ho da darle buone notizie. Cerco di essere breve, a costo di essere brusco. Francesco Aversa, qualche giorno fa, è stato vittima di un agguato. Mortale. A giudicare dalla dinamica dei fatti, abbiamo ragione di ritenere che si sia trattato di un’esecuzione di stampo mafioso … Be’, non ha niente da dire? Mi ha sentito, Dimmisi? Ha capito ciò che le ho detto o devo ripetere?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«No. Non ho capito. Se permette, signor commissario, mi vorrei ritirare nella mia cella.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Non scherziamo, Dimmisi. Come lei certo capirà, non sono venuto fin qui solo per darle una notizia, per questo basta la televisione e a quanto ho capito non ne ha parlato. Mi rendo conto che per lei possa essere …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Quello che è per me, con rispetto parlando commissario, sono fatti miei. La prego, se possibile, di lasciarmi …»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Non posso lasciarla andare, Dimmisi. Ho bisogno di farle alcune domande. Sono stato incaricato dal Pubblico Ministero responsabile dell’inchiesta di collaborare alle indagini preliminari in ordine a questo omicidio. Francesco Aversa è stato ammazzato per strada, mentre si recava verosimilmente a casa sua o nella clinica dove sua moglie aveva appena partorito, dopo aver fatto la sua solita visita qui in carcere. Era proprio il giorno del suo ultimo colloquio con lei. Nello specifico, dopo aver visto lei è rimasto anche il turno successivo con un altro detenuto, tale Mohamed El Khadiri, ovviamente ho controllato. L’inchiesta è solo agli inizi ma, per quanto ho potuto finora appurare, non ritengo si sia trattato di uno scambio di persona. E sulla natura dell’esecuzione non ci possono essere dubbi. Non c’è nulla nella vita di Aversa che faccia pensare a un nemico, che so, un rivale in amore, o un vecchio conto non saldato con qualcuno. Francesco Aversa aveva un passato da fotoreporter scandalistico, ma è un lavoro che non faceva più da diversi anni; in ogni caso non ha mai ricevuto minacce né grane con la giustizia e, per quanto ci risulta, non ha mai pestato i piedi a nessuno. Insomma, nella sua vita attuale non c’era nulla di pericoloso … tranne lei.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ho capito dove vuole arrivare. Lei è qui perché pensa che io sappia qualcosa e possa aiutarla. Ma io non so niente e per lei non posso fare niente, commissario.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ne è sicuro, Dimmisi?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Come lo sono di essere qui con lei in questo momento.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Io conosco un po’ la sua storia, Dimmisi, e ho ragione di credere che con questo omicidio abbiano voluto colpire lei. Perdipiù, sono convinto che, dal momento in cui gliel’ho detto, anche lei lo pensa. Anche se si guarda bene dal tendermi una mano.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi, da quando è in galera, non ha più affrontato il suo passato con nessuno. Sa che ogni sua parola sarebbe studiata, vivisezionata, in ogni contesto fosse detta, davanti a un giudice e forse anche più durante l’ora d’aria, perché le orecchie che vogliono sapere cosa dice sono sempre presenti anche quando attorno a lui c’è il vuoto e ognuno sembra pensare ai cazzi suoi. Non è solo per questo se ora ogni parola che il commissario lo obbliga ora a pronunciare è dolorosa, è perché nasce con un sentimento e quando si fa suono ne deve esibire un altro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Si sbaglia, io non penso niente e quanto alla mano, se vuole gliela tendo, ma questa qui, la mia mano destra. La aiuterei volentieri, se potessi. Ma io qui sono un dimenticato, una lapide. Ignazio Dimmisi è già morto e lei che è commissario, se è così ben informato sulla mia storia, dovrebbe sapere che la parola &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;fine&lt;/em&gt; per me è stata scritta parecchi anni fa.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Personalmente ho qualche dubbio. Lo è forse per lei, vorrebbe che fosse così. Per qualcuno là fuori, non finga di non saperlo, non lo è. Se lei, come ho ragione di ritenere, era affezionato a Francesco Aversa, deve aiutare la legge a fare il suo corso, a portare chiarezza in questo assurdo assassinio. Mi deve dare qualche elemento. Se ne deve sentire responsabile, se non per un debito verso la giustizia, per quello verso la famiglia del morto. Se sente questo debito, e non vedo come possa non sentirlo, la invito a dire tutto quello che sa o che almeno sospetta.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Io da quando sono morto e tumulato qua dentro, dottor Pagliaro, non ho dato mai elementi a nessuno, perché un morto non fa di queste cose. Quanto alla famiglia di Francesco Aversa, sono addolorato, mi deve credere. Ma questo presunto debito, mi scusi, al momento è solo una sua ipotesi. E le altre? È sicuro di poterle scartare? Io ho già abbastanza debiti per conto mio che non potrò onorare, non posso caricarmene altri a gratis.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Senta, Dimmisi … Ho capito che oggi non caviamo un ragno dal buco. Per ora non insisto. La lascio cuocere un po’ nel suo brodo. Le do il tempo di riflettere. Quando ci ripensa, quando le torna la memoria o la voglia, sa come farmi trovare. Spero davvero che le prossime notti le portino consiglio. So che lei non si è mai proposto come testimone di giustizia ai sensi della Legge 45, ma in questo caso mi pare ci sia di mezzo un rapporto, come definirlo … posso dire di cordialità o sono in torto?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Io non so cosa intende lei per cordialità, dottore, e lei non sa come la intendo io. E il mio concetto di &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;cordialità&lt;/em&gt; io ce l’ho da prima di essere ospite gratuito dello Stato. Ma quella legge che lei cita no, non l’ho mai invocata. E non perché non avessi con chi sentirmi &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;cordiale&lt;/em&gt; o con chi invece sentirmi nella situazione opposta. Ma sto dicendo troppe parole a uno come lei che capisce al volo. Mi creda, nessun pregiudizio, nessun partito preso contro di lei. La stimo, commissario. Lei è un uomo che sapevo coraggioso e, oggi posso dirlo con cognizione di causa, tenace.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lasci perdere il sottoscritto, Dimmisi. Non usciamo dal seminato. Glielo ripeto ancora una volta: è sicuro di non volermi dire qualcosa di più? Rifletta. Io non ho nessuna fretta di andarmene. Posso aspettare e anche lei non mi risulta abbia altri appuntamenti.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Lei ha capito che la sua pazienza è sprecata, commissario, perché io non ho parole per questo argomento.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Già. Io ho capito anche più di quanto lei vorrebbe concedermi di capire. Anche la sua reticenza, le assicuro, mi è d’aiuto. Talvolta il silenzio è assenso. Per oggi me lo faccio bastare. Sono fiducioso che cambierà presto idea e atteggiamento.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Posso tornarmene nella mia cella, per favore?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Può andare. Ma ci rivedremo presto, può starne certo.»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Mi permetta di non condividere la sua certezza, commissario. Buona giornata!»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi si alza, saluta di nuovo con un cenno del capo e si avvicina al piantone, che fa un saluto militare al commissario e porta via il detenuto. Il commissario Pagliaro resta seduto ancora per un po’, pensieroso, col gomito poggiato sul tavolo e la mano a stropicciarsi i baffetti. Poi d’improvviso alza la testa e con voce stentorea esclama guardando altrove: «De Angelis, hai scritto tutto? Mi posso fidare?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Don Ignazio è di nuovo nella sua cella e nemmeno risponde al pusher albanese. Gli ha chiesto se gli hanno comunicato novità. Non osa insistere, ha troppo rispetto per don Ignazio e ha capito che non è aria. Dimmisi non ha sentito la domanda, ma sente la presenza di chi l’ha fatta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Cazzo, ma non dovevi stare all’ora d’aria tu?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ci ho rinunciato, pensavo di aspettare lei per … »&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;«Ma che cazzo ti viene in mente di aspettare me? Ma che siamo, parenti? &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;(si avvicina con un indice minaccioso all’albanese)&lt;/em&gt; Dì un po’, siamo parenti per caso io e te?»&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non ha mai trattato nessuno là dentro con tanta insolenza. Non aveva mai alzato la voce con chicchessia, negli ultimi sette anni. È il ruggito di una tigre in cattività che non se lo conosceva più e che non tarda a sentirsi di nuovo a casa nella sua pelle di felino. Ma la sfuriata è finita prima di cominciare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Dopo lo sfogo, fulmineo e dimenticato, senza minimamente badare alla reazione dell’altro, che si vorrebbe sotterrare e non osa chiedere scusa per il suo eccesso di deferenza, si stende sulla branda facendola cigolare a lungo, sinistramente. Ha chiuso gli occhi per fingere una calma ritrovata, un tentativo di sonno. Con quello che ha in corpo adesso, neppure una dose da cavallo di sonnifero lo stenderebbe. Vorrebbe stare solo, questo vorrebbe. Per riflettere. Per comprendere. Per decidere. Arrivano momenti nella vita in cui queste tre azioni sono una catena che non si può interrompere, se qualcuno o qualcosa la innesca. Momenti non cercati, momenti che trovano. Anzi, stanano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Chi ha fatto esperienza di questo volto quando era fuori di qui d’oro riconoscerebbe che sentimento lo sta attraversando. Gli occhi semichiusi, certi piccoli tic alla guancia destra tradiscono la rabbia sorda che Ignazio Dimmisi ha sempre fatto sciacquare come una tempesta soltanto nell’intimo, senza mai lasciarla tracimare in un gesto esplicito di collera. Proprio questo di lui faceva paura, una volta. Don Ignazio perdeva la favella e la luce degli occhi, non guardava nessuno, tutti segni che qualcuno vicino o lontano doveva interpretare con terrore. La notizia della morte del suo amico di gioventù Carmelo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; quello di cui avrebbe voluto parlare a Francesco, dopo averne taciuto con tutti, e non potrà più &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt; mso-bidi-font-family: Calibri;&quot;&gt;—&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt; lontana come fosse di un’altra vita, non deve aver suscitato sentimenti troppo diversi in lui. C’è sempre un’occasione nella vita in cui il tempo ti svela che in qualche modo per te è passato invano, che in fondo sei sempre quello di una volta e che il tuo carattere non è negoziabile neppure con l’esperienza di cinquant’anni. Tanti ne sono passati da allora.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;In questi anni don Ignazio si è costruito la sua mitologia dell’esilio e dell’oblio con tanta cura da riuscire a convincere della finzione anche se stesso. L’allestimento del mausoleo del vecchio boss “posato” gli è riuscito alla perfezione, da grande commediante. Il più delle volte una &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;diminutio capitis&lt;/em&gt; non è sintomo di umiltà ma del sentimento contrario. L’amor proprio di don Ignazio è smisurato. Lo è da sempre. C’è una continuità con il passato nel suo comportamento da recluso: l’atteggiamento aristocratico. Si sentiva migliore quando era lui a giudicare, lui a stabilire la pena. Poi i giudici sono cambiati e don Ignazio, prima di aspettare la sentenza, ha preferito condannarsi da sé. Ora è in &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;villiggiatura&lt;/em&gt;, al fresco come dicono in gergo. Ma è difficile che una nuova nomenclatura cancelli del tutto quella che ha scalzato. Per quanto possa apparire paradossale in un mondo in cui niente sembra essere rimasto dei valori fondanti dell’onorata società, c’è una silenziosa colonna che non ha dimenticato il vecchio capo, perché la fedeltà è qualcosa su cui si può passare sopra per quieto vivere, perché si ha una famiglia, non dimenticare. E questo don Ignazio lo sa. Se solo gli venisse la voglia di sfogliare mentalmente una rubrica di volti, ne troverebbe molti ancora disposti a rispondere presente all’appello. Non ha mai voluto scoperchiare la pentola, e la pentola in questi anni si è tenuta buona buona il nuovo coperchio. I messaggi che sono arrivati là dentro da vecchi amici, segnali discreti di vicinanza, hanno ricevuto risposte in linea con il nuovo ruolo di vecchio saggio e distante, che non prende parti, che dà solo buoni consigli. Del resto, un uomo d’onore posato non può intrattenere rapporti con i vecchi membri del clan. Chi gli è stato molto vicino un tempo non ha mai creduto che l’uscita dal 41 bis sia stato un premio per qualcos’altro. Sono solo male voci, nessuno può dire con un minimo di prove che don Ignazio ha nuociuto a chicchessia da quando non è più latitante. Le male voci sono parte integrante di un progetto di cancellazione, così necessario perché una nuova gerarchia si possa fondare con sicurezza. Succedeva ai faraoni, agli imperatori romani, succede oggi ai mafiosi. Ma è evidente che il progetto della nuova casa non si era ancora completato, mancava l’ultima tavola, quella del tetto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Ignazio Dimmisi era convinto di esserne fuori. Bisognava finire dentro per arrivarci. In fondo la sua cattura era stata l’unica liberazione percepibile. Essere posato è uno dei due sbocchi naturali, l’altro è essere accoppato. Nessuna tentazione di rivalsa. Che lo avrebbero lasciato in pace a spegnersi là dentro era una eventualità verosimile, ecco perché è potuta essere il puntello delle sue giornate, prima e più dei libri. Se il dubbio di non essere moralmente morto fosse riapparso come un intruso tra le pagine, gli avrebbe tolto la tranquillità di leggerle, quali che fossero. Ma ogni certezza umana è della stessa natura dell’uomo che vi si affida, temporanea. Non si ha il diritto di coltivarne neanche da vecchi, quando si può ragionevolmente credere che la vita abbia detto tutto quello che doveva dire. C’è sempre tempo per un ultimo errore di valutazione e questo tempo è arrivato per Ignazio Dimmisi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Le letture e la solitudine. Le due cose si sono alleate nella sua mente e nel suo cuore per firmare un trattato di pace apparente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Apparente. Se ne dava per convinto, fino a qualche minuto fa. Ora che Francesco Aversa è morto, non può più esserlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Francesco è morto e lui è ancora vivo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non tornerà più a trovarlo e non perché avrà mancato alla sua promessa. Non farà le tante cose che di lui Ignazio non conosceva e poteva solo immaginare. Nessuna potrà più farne. Non leggerà mai &lt;em style=&quot;mso-bidi-font-style: normal;&quot;&gt;Delicatezza&lt;/em&gt;, il racconto di Buzzati che lui gli ha raccomandato nel loro ultimo incontro. Eppure è morto di una morte simile, stupida e inattesa, che lo ha colto nel momento in cui la vita lo stava ancora illudendo di progetti e di dubbi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;No, il racconto è il dettaglio di una coincidenza, non c’entra nulla con questa morte. È un’altra la questione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Francesco è morto e lui è ancora vivo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt;&quot;&gt;Non è neanche un pensiero: è solo un’immagine che uccide tutte le altre per contatto. Nel cuore della notte e nel silenzio della cella, rotto solo dal russare pesante dell’albanese, non altera nulla nella fisionomia di chi insonne lo cova, non vi muove un muscolo facciale, non provoca un battito di ciglia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify; text-indent: 1cm; margin: 0cm 0cm 0pt;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
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