Maria

    A tre metri da Maria tutto è già indistinto. Sagome, suoni si fondono in un guazzabuglio dove può accadere di tutto. I medici scuotono la testa, non si spendono in frasi intere: sa… è la retina che… alla sua età… in futuro… per la verità…
    La verità è che questo non è più il suo mondo. È quello dei suoi figli, dei suoi nipoti. Lei ama i suoi nipoti, se le sembra di amarli più dei figli, lo sa, è soltanto perché la traccia della loro innocenza è più recente. Futuro, per lei, è una parola priva di significato.
    A telefono li sommerge sotto una valanga di parole, le restano solo parole da dire, un torrente che ha dovuto tenere a freno per giorni, dall'ultima telefonata, e che non le danno mai il tempo di riversare interamente nella cornetta. Maria non sospetta che solo una parola ogni dieci lascia una vaga eco nella mente di suo nipote Matteo, non sa che lui a diciotto anni tutto ha nella testa fuorché gli strani discorsi della nonna, le sue buffe fisime e le sue assurde premure che lo riportano fastidiosamente indietro nel tempo, lo fanno sentire il bambino che non è più. Se ascolta la nonna, è solo per una forma di temperanza in cui si è rifugiato l'immenso affetto che non ricorda quasi più di aver provato per lei. Chissà perché la nonna sorride sempre, con tutti i problemi che ha, quando lo vede sorride come se riconoscesse qualcun altro, non prova alcuna vergogna per quel suo claudicare così grottesco e per lo stato deprecabile dei suoi denti.
    Domani Maria avrà visite. Non ricorda più il nome del nipote… Ah, Iacopo. A questi strani nomi si è dovuta abituare, ai suoi tempi era circondata da tanti Giovanni, Giuseppe, Mario, ma di Matteo e di Iacopo neanche uno. Maria chiama i figli con i nomi dei nipoti e viceversa. Cosa offrirà, cosa potrà regalare a Iacopo? Come è lontano domani, domani sfuma nella nebbia dell'incertezza, è anch'esso una sagoma o un suono che staziona oltre quel limite di tre metri.
    Ogni mattina, Maria ripesca da quel limbo le foto dei suoi cari, ne ha una galleria attorno al letto. Le sgancia a fatica dal chiodo, percorre con le dita i vetri e le cornici. Sono fredde ma arrendevoli, si lasciano carezzare, contrariamente ai suoi cari che sono cresciuti, troppo grandi da coccolare, hanno tutti barbe ispide e, quasi sempre, tanta fretta di sottrarsi al suo abbraccio.
    A volte si sente di troppo, è accentratrice, mostruosamente egoista a voler rubare del tempo a figli e nipoti che hanno tante cose a cui pensare, mentre lei è solo una vecchia malandata e senza più niente da dare. Sa che a questo mondo si generano figli per lasciarsi scalzare dai loro diritti, sono loro che devono sbatterci fuori dalla vita e dalla casa, è un compito ingrato per questi miei poveri figli, e nonostante tutto io non voglio ancora saperne di morire. La mia età è un affronto. Sono una vecchia cocciuta. Sto campando troppo…
    Maria e i suoi parlano ormai idiomi diversi, nessuno capisce l'altro, lei vorrebbe, ma non riesce proprio a non dire quel che le viene in mente, raccomandazioni o altre cose simili, «è più forte di me, sono frasi che ho ripetuto loro per tutta la vita», e quando interrompono bruscamente quel suo soliloquio lei chiede scusa, è sinceramente costernata per essersi fatta prendere la mano, quello scusatemi così solitario e appena sussurrato è la parola più tenera e più dolorosa che può uscire dalla sua bocca di novantenne…

Alla memoria di mia madre e di tutte le Marie che come lei non ci sono più…

                                                                    (già pubblicato nel novembre 2004)

Mariaultima modifica: 2006-06-23T18:23:04+02:00da nowhere_man
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40 pensieri su “Maria

  1. Ripasso, nelle tue parole, tenerezze e ombre di questi giorni, nella cerchia quotidiana dei miei cari, che cambiano ad ogni ora, con qualche insicurezza in più, con qualche energia in meno, fra puntate accentrative e slarghi di generosità che commuovono.
    Una carezza a tutte le Marie, tutte.
    colfavore

  2. Era da un po’ che non capitavo da queste parti e ne sentivo la mancanza, lo ammetto. Ho subito trovato questa lettera, questi pensieri così dolci perché rivolti a una persona ormai fragile che ha attraversato lo scorso secolo ed è rimasta ancora tra noi. Io adoro le persone anziane, le sento ricche dentro, le sento più vicine alla santità, ne ho quasi timore, di certo riverenza. Possiedono il dono di sapere già tutto quello che è accaduto e forse anche ciò che accadrà. Vorrei non dovermi mai separare dai miei vecchi, purtroppo però papà non c’è più. Mi manca perché so che con lui se ne sono andati i miei anni migliori e mi sento più insicura e impaurita e penso di non essere abbastanza forte per sopravvivere a tutto questo. Grazie per il tuo brano. Ciao!

  3. Sono mancata per un po’… ti ringrazio per i tuoi passaggi e, in particolare, per questo post: mi fai ripensare, una volta di più, alla “mia” Maria, mia nonna. E chissà, mi fai riflettere su cosa significherà, un giorno esserlo per qualcun altro. Buona serata e buona settimana, M.L.

  4. anche la mi mamma (quella maiala..ahahah) si chiama maria, anche se mio padre da quasi cinquant’anni la chiama mara e tutti la chiamano così. la fase degli idiomi diversi sta comunque giungendo..
    un saluto ed un abbraccio, a presto. cri. :-))

  5. Mia nonna si chiama Maria e ha più di novantanni. Sò di essere per lei come Iacopo e Matteo di cui parli nel post. Sò di esserlo senza volerlo e credo che nella sua mente spesso trovino spazio i pensieri che tu racconti così bene. Mi rendo conto che spesso fuggiamo ai suoi abbracci e a quelli di altre persone anziane perchè ne abbiamo una paura inconscia mascherata da scuse banali come la fretta e gli impegni. Un pensiero in questo momento và ai miei nonni, a quelli che non ho conosciuto a quelli che ho perso e a Maria che è ancora qui vicino a me. Grazie per avermi dato questa possibilità. Buona settimana. Un sorriso che oggi per me è soprattutto una speranza. Sara

  6. (Riporto qua il commento che ho scritto sul mio blog.)
    Siamo in molti a scrivere, tutti cerchiamo di farlo nel migliore dei modi, ma ci sono alcuni scrittori che esulano dal gruppo. Sono persone capaci di trasmettere suoni, immagini, odori, colori con semplicità e naturalezza e tu sei uno di questi. Quando leggo i tuoi racconti so che non finiranno con la lettura, ma mi accompagneranno per un po’ di tempo. E credo che questo sia lo scopo più alto della scrittura: arricchire il lettore.

  7. Mi hai fatto ripensare a mia nonna che ci ha lasciati all’età di 92 anni. Anche io ero sfuggente con lei, talvolta irascibile, ma lei sapeva, in cuor suo le era chiaro, che più d’ogni altra cosa io rifiutavo il distacco da lei. Per anni ha sorriso ricordandosi di quando io ero molto piccola e le dissi con affetto…”non na che peccato che presto ci lascerai” Non è stato presto per fortuna e so che lei non ha mai dimenticato l’amore che le avevo manifestato con quella ingenua, ridicola, frase. Grazie per questo ricordo commovente…ti abbraccio…Dan iela

  8. Io di nonna ne ho conosciuta una sola purtroppo anche lei è partita da un bel po`ha 92 anni, ma da grande ancora sedevo sul suo grembo la coccolavo e mi coccolava, ma si non sempre è così, io conservo bei ricordi e so anche che anche lei come la tua Maria non voleva ancora partire…Molto bello questo tuo post che inoltre ci fa ricordare che alla fine tutti li andiamo a finire alcuni con memoria chiara altri ofuscata da confondere nomi e persone, ma non per questo si lascia di essere persone…Ahy.. .

  9. Hai toccato corde a me care ed emotivamente coinvolgenti.
    Il tempo passa eppur per certi versi lascia alcune cose al suo posto e… per fatti incredibilmente vitali quelle stesse si trasfigurano, irreparabilment e, impedendo ai ricordi di riperpetrarsi, come farebbe il copia-incolla di una mail… Ho ripescato dalla mia memoria alcune tracce che si chiamano Nonna Enza, “si dice” che noi aspettassimo lei per far colazione e temporeggiassim o a far qualsiasi cosa, perché il giorno non era ancora iniziato senza vedere la sua faccia paffuttella, la sua altezza che sembrava incredibile ed ora lo sguardo si deve abbassare per fissare l’obbiettivo sulla sua persona…e quei quattro denti così larghi, ma così larghi, proprio lì davanti al suo sorriso, sfacciati…la traccia della nostra innocenza era più recente di quella di sua figlia…ma…h o visto dell’altro…e pian piano quel totem si è rimpicciolito.. .di difetti, gli egoismi e i miei dolori e i miei parti ad un certo punto non sono più stati condivisi tra noi, …”Maria e i suoi parlano ormai idiomi diversi, nessuno capisce l’altro…”.. .Ti abbraccio

  10. Concomitanze di sentire tra noi.
    Ho passato giorni della scorsa settimana in una bianca stanza d’ospedale ad osservare la lenta consunzione di un corpo di cui si riesce a percepire solo lo sguardo. Uno sguardo stanco, lontano, che ti guarda e ti passa oltre verso un orizzonte che non sono mai riuscito a percepire e capire.
    A differenza di Maria, mia madre non mi ha mai tempestato di parole ma ci siamo sempre circondati di silenzi che solo negli ultimi anni avvolgono amore ed affetto.
    Lei non ha altri figli e non ha più nipoti, il compagno l’ha perso 10 anni fa, e forse la mia presenza non è sufficiente a lenire una vita di dolore latente e interiore che consuma più di una malattia.
    L’unica cosa che posso fare è esserci, sorridergli ed abbracciarla, altro non so fare o immaginare.
    E allora il mio pensiero corre al passato, al mio presente ed al futuro che è lì dietro l’angolo e commozione e stanchezza mi pervadono.

    Ciao Nowhereman e come sempre grazie.

    Ultimo

  11. Scrivi quello che da un paio di mesi è un mio pensiero ricorrente. Mi avvicino alla vecchiaia e temo non solo la solitudine, ma più di ogni altra cosa, temo che la mia presenza possa diventare un peso per chi mi circonda. Penserai che sono ancora lontana dai novant’anni del tuo personaggio, ma spesso non è l’età anagrafica che conta,ma le condizioni fisiche e di spirito di un individuo.Inizi parlando di problemi di retina, che già mi affliggono e mi tengono lontana dal web, ed ogni parola che aggiungi già la vivo nella mia mente. In ogni caso, come sempre, riesci a raggiungere il cuore perchè i tuoi racconti sono troppo aderenti alla realtà, e troppo ben articolati per lasciare indiferrenti. Marisa.

  12. questo mio ritorno -dopo doverosa lontanza da blog & preferiti-
    è ancora più “accogliente” …,e, guarda caso, ancora più “richiamo” visto che anche la mia è una Maria…la sensazione, caro M, è di averti affidato il compito di descrivere – con un linguaggio non intenzionalment e commovente ma che di fatto lo è perchè arriva a tutti – le gradazioni di sentimenti non soltanto di figli, di nipoti, ma soprattutto di Lei, di Maria, della madre…E qui, tu, sei poeta…grazie !
    Bien de Bises

  13. Tutti siamo stati come Matteo, forse infastiditi dalle chiacchiere dei nonni e insofferenti alle loro attenzioni, è normale a quell’età. Poi il tempo con il suo trascorrere, ci trasmette il rimpianto delle occasioni perdute, la sensazione di non aver dimostrato in pieno quell’affetto profondo che provavamo per loro, di non aver accarezzato ogni volta che era possibile, quel viso dallo sguardo smarrito e lontano. Io mi ritengo fortunata, dentro di me, sento ancora la risata di mia nonna, quella gioiosa e squillante di quando era ancora la donna forte e attiva che voglio continuare a ricordare. Un saluto M., grazie per le tue parole, buon fine settimana e un sorriso per te, Claudia

  14. La tua Maria mi ricorda mia nonna.(Mia madre no, lei non ha avuto troppo tempo per invecchiare). Anche lei scambiava i nomi e negli ultimi tempi ci confondeva un po’. Però io so di averla amata sempre, anche quando scrivevo per lei le buffe poesie sulle parole dialettali che lei usava, anche quando chiamava mio figlio piccolo con il nome di suo padre, anche quando non si alzava più dalla sua poltrona. L’ho amata e la rimpiango, ancora adesso, e non c’è mai stato un solco generazionale tra noi. Non l’ho mai sentita lontana se non con tenerezza.Ciao, Maurizio, sono rientrata, ma vedo che anche la tua presenza continua ad essere saltuaria in questi ultimi tempi. Vacanze? Noia? Altro? (non mi faccio i fatti miei, eh?)

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